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Teatro Olimpico: “Il mercante di Venezia”, un inno alla clemenza e al perdono, da standing ovation

ROMA – Applausi ininterrotti e standing ovation per “il mercante di Venezia” di Wiliam Shakespeare, in scena al teatro Olimpico di Roma, per la regia di Loredana Scaramella.

Uno spettacolo del “Gigi Proietti Globe Theatre” ospitato nella spaziosa cornice del Flaminio, arricchito dal punto di vista scenografico, dal piccolo chiostro in legno e attiguo colonnato, che riecheggia il teatro di Villa Borghese, ormai da un anno sotto sequestro.

Una tragicommedia trasposta di tre secoli, ambientata nei primi del Novecento dalla regista, che con questo espediente narrativo, si prefigge di alleggerire i toni drammatici, a favore di quelli farseschi, per suscitare ilarità, soprattutto nella prima parte ( sino alla fine del III atto) ed accompagnare lo spettatore con levità, sino all’acme del tragico.

Un’operazione registica sapientemente riuscita, anche grazie a una meticolosa orchestrazione degli interpreti, che non hanno ecceduto nei toni drammatici, cimentandosi all’unisono in performance attentamente calibrate.

Chiarisce questo aspetto, Mauro Santopietro, drammaturgo e attore che qui veste i panni di Bassanio, corteggiatore di Porzia e amico del mercante Antonio: « “Il mercante di Venezia” del Bardo, analogamente ad altri autori classici, concepisce sia una trama leggera che una più drammatica che si intersecano, arricchendosi di più registri stilistici e sotto-trame. Spetta alla regia, scegliere quale aspetto valorizzare maggiormente e qui si è optato per quello comico ».

La trama tragica ruota attorno alle vicende dell’ebreo Shylock – un eccellente Carlo Ragone – e del mercante Antonio ambientate nella città di Venezia, centro di scambi commerciali internazionali, assurta qui a simbolo di ricchezza e interculturalità; mentre l’aspetto farsesco si consuma a Belmonte, oltremare, ed è incarnato da Porzia, “sciantosa”, a caccia di un pretendente, che, con ironia e charme, sceglierà attraverso il gioco dei tre scrigni. 

È il denaro a unire questi due filoni narrativi: sono, infatti, i tremila ducati, il motore narrativo da cui si dipana la trama farsesca, che Bassanio ottiene – grazie alla garanzia di Antonio – in prestito dall’usuraio Shylock, il quale richiede, come risarcimento in caso di mancato pagamento, una libbra di carne del mercante veneziano. Bassanio, accecato dall’amore per la ricca ereditiera, non ha esitato ad accettare quel denaro, anche a scapito della salvezza dell’amico fidato Antonio.

Un personaggio contraddittorio, come spiega lo stesso Santopietro, che egregiamente lo interpreta: «Bassanio è un personaggio scomodo, un giovane che ha sempre ottenuto ciò che vuole: il denaro, la stima degli amici, l’amore, ma che può mettere tutto a repentaglio per la sua smania di vittoria. Un atteggiamento ancor più evidente nel V atto, quando, agendo con leggerezza rischia di perdere tutto, sino alla presa di coscienza finale, improvvisa come un fiume in piena» E aggiunge l’attore: «Apparentemente negativo, è in fondo, il personaggio con più umanità che abbia mai interpretato, dal quale traspare il messaggio fondante della commedia, che invita alla clemenza e ad evitare i giudizi affrettati». 

Una commedia ancora attuale che sa divertire e riflette sui dissidi culturali di un’epoca in fermento culturale ed economico, che stenta a integrare il “diverso”, pur aprendosi al confronto, come dimostra il celebre monologo dell’ebreo Shylock, che costituisce una rivendicazione di uguaglianza, valida oggi come allora: «Io sono un ebreo. Non ha occhi un ebreo? Non ha mani, un ebreo, organi, membra, sensi, affetti, passione? Non è nutrito dallo stesso cibo, ferito dalle stesse armi, assoggettato alle stesse malattie, curato dagli stessi rimedi, riscaldato e raffreddato dallo stesso inverno e dalla stessa estate, come lo è un cristiano? Se ci pungete, non sanguiniamo? Se ci fate il solletico, non ridiamo? Se ci avvelenate, non moriamo? E se ci fate torto, non dovremo vendicarci? Se siamo come voi per il resto, vogliamo assomigliarvi anche in questo…». 

Un’atmosfera lieve ispirata alla Bella Epoque, allietata dalla musica live – magistralmente eseguita dal “Trio Kemp” – e da un sapiente gioco di luci che mitigano il pathos, ricordando che il bene proviene da un “atto di clemenza” autentico, che sgorga spontaneo dal cuore. 

Al teatro Olimpico, una produzione “Politeama s.r.l” sino al 15 ottobre

“Il mercante di Venezia” 

di William Shakespeare

regia e adattamento di Loredana Scaramella

Con

Solanio: Donato Altomare – Jessica: Mimosa Campironi 

Lorenzo Aragona: Diego Facciotti – Antonio: Augusto Fornari 

Marocco: Paolo Giangrasso – Salerio: Ivan Olivieri

Tubal, Lancillotto Gobbo, Doge: Roberto Mantovani

Graziano: Matteo Milani – Nerissa: Loredana Piedimonte – Porzia: Sara Putignano

Shylock: Carlo Ragone – Bassanio: Mauro Santopietro

Stefano: Antonio Sapio – Lancillotto: Federico Tolardo

Trio William Kemp: Adriano Dragotta, violino; Eleonora Graziosi, clarinetto

Franco Tinto, chitarra

movimenti di scena: Alberto Bellandi

Musiche a cura di Adriano Dragotta

Costumi: Susanna Proietti 

Disegno luci: Umile Vainieri

Disegno audio: Daniele Patriarca

Aiuto regia: Francesca Visicaro 

Consulenza tango: Roberto Ricciuti

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