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Teatro Quirino: “Storia di una capinera”, un dramma a tinte forti, che condanna il patriarcato

Al Teatro Quirino di Roma si apre il sipario su “Storia di una capinera” di Giovanni Verga, per la regia di Guglielmo Ferro: un capolavoro “tutto siciliano”, in scena sino al tre marzo.  Sin dalla prima serata, si registrano applausi e consensi da parte del pubblico che resta ammaliato dalla recitazione di Enrico Guarneri, beniamino del palco di via delle Vergini n°7, da oltre un decennio e dalla sorprendente prova attoriale di Nadia De Luca, sua co-protagonista. 

Guarneri, infatti, veste i panni di Giuseppe Vizzini, padre di Maria – “la giovane novizia” – destinata, sin dall’età di sette anni al convento. Orfana di madre, per suo padre Giuseppe, indirizzarla verso una vita monastica «rappresentava una scelta “obbligata” – come spiega nel suo monologo – al fine di ricongiungere sua figlia con l’anima della madre defunta»; in verità, si trattava solo di un’escamotage per liberarsi del “frutto” del precedente matrimonio e potersi così risposare, con la coscienza “pulita”. 

Però, il senso di colpa di cui suo padre è vittima aleggia su tutta la rappresentazione, pesante e nero come le vesti delle monache di clausura, che accolgono Maria nel suo periodo di noviziato. Una colpa, che come Ferro vuole ribadire con le sue azzeccatissime scelte registiche, non si può cancellare, malgrado le buone intenzioni, con cui suo padre camuffava le sue scelte egoistiche. Maria, infatti, viene descritta “come una pecorella smarrita” che soltanto il convento poteva “riportare all’ovile”, colpevole di essersi innamorata di Nino, un suo coetaneo, durante un soggiorno in campagna a Vizzini.

Un’onta per una novizia che non poteva scegliere chi amare e non poteva permettersi il lusso di vivere la propria vita, di cui suo padre l’aveva deliberatamente privata. Un dramma, a tinte forti, come le emozioni che si registrano sul palco, in un climax di disperazione, che non potrà lasciare lo spettatore indifferente. Come ha ribadito lo stesso Guarneri: « È stato molto difficile, dal punto di vista emozionale, interpretare Vizzini, soprattutto, nel monologo finale, dove perdo ogni naturalezza scenica e mi estraneo in questo dialogo con Dio, per potermelo immaginare lì presente».

Commossa è anche Nadia De Luca, memorabile per il suo spessore drammaturgico, che ha ribadito «di aver lavorato molto sul testo e su se stessa, per interpretare Maria, con la quale condivide la timidezza».

Una pièce – valorizzata drammaticamente nella versione di Ferro – che condanna e denuncia questa violenza sorda subita dalle donne, alla fine del XIX secolo, così come era negli intenti originali di Verga, che in questo romanzo epistolare racconta una sua esperienza autobiografica, descrivendo il suo primo amore negato, tra lui e una novizia, per obbligo e non per vocazione. Un dramma familiare, senza redenzione, ricco di sentimenti autentici. 

Dal 20 febbraio al 3 marzo al Teatro Quirino “Vittorio Gassman”

Storia di una capinera

di Giovanni Verga

per la regia di Guglielmo Ferro

con Enrico Guarneri e Nadia De Luca

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