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Storie vere di gatti veri. Chicca, la gatta bancaria

Secondo una frase fatta, e del tutto inattendibile, i gatti si affezionano più alla casa che ai suoi abitanti. Questo perché sono i più abitudinari fra gli animali domestici, e non amano i cambiamenti.

Anche qui siamo all’approssimazione più gratuita: ogni animale, anche l’uomo, è abitudinario, perfino il lupo capace di camminare nel bosco per decine e decine di chilometri al giorno alla ricerca di prede rimane sempre nella zona di sua pertinenza, anche i grandi felini fanno così e non si allontanano mai troppo da dove sono nati e cresciuti. 

Solo il gatto fa la differenza: più degli altri animali domestici ama guardarsi intorno e fare scelte di modifica, finanche inopinate. 

     E’ il caso della gatta Chicca, che tutte le mattine esce e va in…ufficio! Proprio così: è la gatta dell’agenzia della Banca Nazionale più vicina a dove abita.  Gli impiegati ormai la conoscono e l’additano ai clienti più assidui, quasi fosse un servizio in più. Ma perché la gatta va in banca?  E’ stato possibile scoprirlo dopo qualche appostamento.

     La mattina presto, dall’appartamento dove vive tutti gli abitanti vanno al lavoro. Chicca rimane sola ad aspettarne il ritorno fino a sera. Evidentemente si annoia e un bel giorno all’ora d’ufficio è uscita di casa anche lei, ha attraversato la piazzetta dove sono parcheggiate le automobili degli impiegati e dei clienti, entrando in banca non appena la porta automatica si è aperta.  Ormai la conoscono tutti e una ciotola di croccantini è sempre e disposizione in un angolo accanto alla cassa cambiali. 

     Ma Chicca è andata in ufficio non solo per mangiare: cerca compagnia, a casa sarebbe sola, qui invece c’è sempre gente che va che viene, e sono tanti quelli che alla vista del gatto si chinano per farle una carezza chiedendo ogni volta: “E tu che ci fai qui?”. E il cassiere a spiegare: “Viene tutti i giorni, tranne i festivi, quando la banca è chiusa. Sta qui tutto il giorno e la sera a fine orario se ne torna a casa sua”. 

     Per fortuna i suoi veri “padroni”, non sono clienti di quella banca e quindi non si sono mai accorti della quotidiana scappatella. Naturalmente, ogni sera l’impiegato incaricato di chiudere l’agenzia si premura di cercare la gatta e di metterla fuori. Una volta è successo che per sbaglio è rimasta chiusa dentro gli uffici. L’ha liberata la guardia notturna, e Chicca si è subito affrettata dove la stavano aspettando. Era visibilmente contrariata dell’accaduto.

Ma cosa fa la gatta bancaria tutto il giorno in agenzia? Certo non concede mutui, non apre le cassette di sicurezza, né cambia assegni o mette all’incasso bonifici o altri titoli di credito. Per lo più dorme, acciambellata sui mucchi di pratiche inevase (e c’è da sospettare che molte lungaggini della burocrazia si devono forse al fatto che quella pratica non si trovava perché c’era sopra il gatto addormentato e non si può toccare). 

 Poi, come tutti i suoi simili, anche Chicca in quella banca è sempre a curiosare dappertutto, in ogni angolo, sotto i divani della sala d’attesa, nel groviglio dei fili che escono da didietro di ogni computer, nei cestini della carta dell’ufficio fidi (se sapesse leggere ne saprebbe più lei della posizione di certi clienti che lo stesso direttore dell’agenzia), sulla scrivania di quell’impiegata tanto gentile che ogni tanto distoglie lo sguardo dallo schermo del computer e le fa una carezza. 

    Insomma, la gatta Chicca in quell’agenzia ci sta proprio bene, anche perché si sente in grado di ricambiare l’ospitalità: quella notte che era rimasta chiusa dentro aveva acchiappato un topolino e ne aveva deposto le spoglie sullo zerbino all’ingresso, per sdebitarsi con i “colleghi” bancari dei croccantini e delle coccole.

          Dicono che i gatti si affezionano alla casa, la gatta banchiera ha allargato il concetto: anche un ufficio può andare bene, se poi è la modernissima agenzia di una banca internazionale che nel caveau racchiude milioni di milioni è anche meglio. E non è escluso che un giorno, apprezzando la sua quotidiana presenza in ufficio, il direttore avvii le pratiche perché le sia riconosciuta una piccola pensione. Dopo tutto Chicca se la meriterebbe.

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