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Storie vere di gatti veri. Mila, tradita da un colpo di vento

Si chiama Mila e, beata lei, abita in due case, seguendo gli spostamenti dei membri della famiglia che la ospita.

E anche lei ha a disposizione molte finestre: alcune sui tetti di Trastevere, in una casa bohemienne unita a tutte le altre da un susseguirsi di ballatoi, terrazzini e scalette di grande fascino; l’altra finestra, quella del fattaccio, è invece all’ultimo piano di un palazzo antico da cui si gode un panorama sulle cupole delle mille chiese di Roma.  

     Ma andiamo per ordine. Perché due case? Perché in una, a Trastevere, abita la figlia, nell’altra, in Prati, la madre, una simpatica signora rimasta a vivere da sola in un grande appartamento pieno di mobili antichi e di lontani ricordi, che un giorno ha accettato di buon grado la saltuaria compagnia della gatta della figlia, apprezzando in breve il buon carattere della silenziosa coinquilina a quattro zampe. 

       Ma può una gatta, che ha anche lei i suoi anni, vivere sei mesi in una rumorosa casa con una famiglia giovane e altri sei in un grande appartamento in cui si aggira con passo non meno felpato la solitaria vedova? 

        La risposta a questa domanda è “sì”, perché la gatta Mila ha imparato a convivere con le due realtà domestiche e ad ogni partenza e ad ogni ritorno, sembra contenta del via vai, come non avesse mai fatto altro nella vita.  

      Certo, a seconda dei periodi, le sue giornate sono diverse: in Trastevere uscita dalla finestra è subito sui tetti di coppi, in una selva di antenne televisive, fra ciuffi di piante che riempiono i terrazzi e dove capita anche di incontrare qualche simile che, se maschio, subito si immagina di doverle manifestare rumorosamente la sua ammirazione, se femmina le lancia un fugace sguardo misto di curiosità e di gelosia. 

    Ma soprattutto su quei tetti si aprono tante finestre, una in particolare porta dritta alla cucina di un’altra padrona di casa, una deliziosa massaia che alla vista di Mila si prodiga in abbracci, carezze, coccole interminabili con seguito di croccantini di marca. 

       “Vuoi mettere che soddisfazione? – sembra dire la gatta mentre si liscia paziente il pelo della coda – Quasi un intero quartiere a mia disposizione, popolato solo da persone amanti dei gatti, fra le quali dividersi a seconda dei giorni e senza mai mettere piede, o pardon! zampa sulla strada, sempre piena di pericoli oltre che di rifiuti, e come niente anche di topi? Che orrore! 

Quando poi cambia semestre, nella casa di Prati è tutt’un’altra vita: un silenzio che ammalia, una pace che ti riconcilia con il mondo. L’appartamento è molto grande, solo il salotto con il soffitto a cassettoni è grande come l’intera casa di Trastevere, tetti compresi. 

             E poi la padrona di casa è cordiale, mi vuole in salotto con lei a chiacchierare sul divano, mi parla del libro che sta leggendo, del programma che sta vedendo in tv, della cena che fra poco preparerà anche per me. Certo, non c’è molto altro da fare, della casa conosco ormai a menadito ogni angolo, difficile trovare sorprese. A meno di non affacciarsi alla finestra…”. 

Qui le riflessioni di Mila si interrompono perché un’improvvisa curiosità la spinge, un giorno, in salotto dove due grandi finestre si aprono sul tramonto. Una è spalancata, è primavera, un’arietta fresca sta svegliando la casa dal letargo invernale e dal torpore dei termosifoni. 

       Perché non dare un’occhiata al mondo che c’è fuori? Dal terzo piano la vista è impagabile. Un balzo ed è sul davanzale, si accoccola sulle zampe posteriori, arrotola la coda intorno alle altre due e si mette ad osservare. 

            Di colpo, l’imprevisto: un colpo di vento spinge la finestra che chiudendosi lancia la gatta nel vuoto. Un volo di alcune decine di metri, con atterraggio fra le auto in sosta, le grida di spavento di due passanti che hanno visto la gatta piovere dal cielo, ma anche rialzarsi e zoppicando infilare il portone per tornare a casa. 

             Mentre sale faticosamente le scale incrocia la signora che aveva visto tutto e si era precipitata in strada temendo il peggio. Ma stavolta è andata bene, e insieme le due vecchie amiche tornano a casa in ascensore. Un veterinario dirà poi che non c’è nulla di rotto. Evidentemente, anche per i gatti c’è una santa Pupa, più nota come protettrice dei bambini dai mille rischi dell’infanzia. 

Da “12 storie vere di gatti veri” di Sandro Marucci, edizioni La Quercia 2024

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