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Cannes 77. I classici: “I sette samurai”, 1954

Un pistolero momentaneamente disoccupato capita in uno sperduto villaggio messicano i cui abitanti, contadini poveri in canna, sono taglieggiati da un prepotente che alla testa di una banda di fuorilegge saccheggia ogni volta il raccolto. Il pistolero accoglie l’invito ad aiutare l’inerme comunità e si mette alla ricerca di sei compagni per affrontare l’impresa. 

Attenzione! Questa è la trama de I magnifici sette, il western che John Sturges girò dopo aver messo insieme un cast d’eccezione: Yul Brynner, Steve McQueen, James Coburn, Robert Vaughn, Horst Bucholz, Eli Wallach e Brad Dexter. 

       Ma si era nel 1960, e sei anni prima il giapponese Akira Kurosawa aveva girato, protagonista Toshiro Mifune, I sette samurai, che sono anche loro dei nobili combattenti, soldati di ventura chiamati, nel Giappone del XVI secolo, a difendere un povero villaggio di contadini dagli attacchi di soldati sbandati e dediti al brigantaggio.

Un clamoroso caso di plagio cinematografico? Assolutamente no, sono due film diversi, ognuno validissimo sia per la regia che per le interpretazioni, in comune hanno solo una vicenda analoga, sia pure ambientata in epoche e orizzonti diversi: il Far West americano e il medioevo giapponese.

       Facile intuire che i due film abbiano avuto un successo commerciale diverso: oltretutto quello di Kurosawa nell’edizione originale durava tre ore e venti, poi ridotte a poco più della meta per l’esportazione. 

        Ma si tratta di un capolavoro del cinema orientale ricco di suggestioni e di profonde riflessioni, sul ruolo dell’uomo giusto che combatte il malvagio, ma sa che il samurai non appartiene più a questo mondo, è una figura leggendaria, senza patria, destinata a scomparire, mentre i contadini continueranno a chinare la schiena sulla terra che, però, gli appartiene. 

          Lo stesso discorso vale anche per i cow boys di Sturges, ormai scomparsi come le loro mandrie, ma le nostre platee indubbiamente sono state affascinate più dalle assolate praterie del lontano Ovest americano che dall’affresco corale ottenuto da Kurosawa con un tenebroso bianco e nero. 

Un film da rivedere (le serate televisive non mancano di riproporlo) per riconoscere un capolavoro qui immeritatamente penalizzato nell’arbitrario accostamento samurai-pistoleros.

Il film di Kurosawa ha appena compiuto settant’anni e giustamente il festival di Cannes 2024 lo festeggia con la selezione dei classici del cinema che accompagna la folta schiera dei titoli in competizione per l’ambita Palma d’oro. 

I sette samurai (1954)

di Akira Kurosawa 

Con Toshiro Mifune, Tarashi Schimura, Yosho Inaba, Ko Kimura, Sedi Migaguchi, Minoru Chiari, Keiko Tsushima

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