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Sulla Luna con il progetto Artemis torneremo in caverna

In tutto il mondo fervono i lavori che porteranno l’uomo, fra qualche anno, ad abitare stabilmente sulla Luna. Nonostante i dissidi che sulla terra li dividono, i paesi più ricchi sembrano aver trovato, sulla Luna, accordi scientifici, economici, tecnologici e industriali, che con il progetto Artemis porterà un paio di astronauti ad allunare del nostro satellite. Una volta aperta la strada, gli altri non tarderanno ad arrivare. 

E’ già successo centomila anni fa quando l’homo sapiens lasciò l’Africa e si sparse nel pianeta. E per prima cosa dovette trovare riparo dalle intemperie rifugiandosi in una grotta. Lo stesso dovranno fare gli astronauti del progetto Artemis per difendersi dalle radiazioni cosmiche e solari e dalla pioggia di micrometeoriti che spazzano la superficie del  nostro poco romantico satellite. 

Gli scienziati della Nasa hanno già adocchiato il posto giusto: un’enorme caverna, dalle parti del Polo Sud lunare, che si sviluppa fra i trenta e gli ottanta metri alla profondità di appena centotrenta, con un’apertura intorno ai 45 metri. Un posto ben protetto dalle radiazioni, dalle polveri superficiali, dagli sbalzi di temperatura. Una specie di Grotta Azzurra senza il mare e senza i turisti.

Comunque, una caverna dove gli astronauti potranno sistemare le loro cose per la sopravvivenza e i loro attrezzi per portare avanti l’esperimento del grande balzo. Esattamente come a suo tempo fecero i loro progenitori coperti di pelli e armati di clava, solo che a loro non toccherà di scoprire il fuoco perché non sarà necessario, e non dovranno difendersi dalle fiere perché pare che sulla Luna non esistano forme evidenti di vita animale. 

Dovranno, questo sì, stabilire le gerarchie, raccogliere ed eliminare i rifiuti e riempire i rari momenti di riposo con attività ricreative. E un giorno uno di loro, più sensibile di altri al richiamo artistico, impugnerà un Black&Decker e, come quei burloni di Livorno che scolpirono false teste di Modigliani spacciandole per autentiche, su una parete della grotta traccerà dei graffiti che molto tempo dopo qualcuno tornerà a scoprire. 

Quelle pitture rupestri, sia pure fatte col trapano, appariranno ai nostri pronipoti, insieme con i rottami arrugginiti di sonde e di veicoli spaziali (ma c’è umidità sulla Luna?), l’unica dimostrazione vergata di una generazione che non avrà mai preso in mano una penna e si sarà limitata a mandare e ricevere sms e whatsapp senza preoccuparsi di lasciare di sé un segno meno labile.

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