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Ricerche scientifiche. La scomparsa dei mammut? Ce li siamo mangiati! 

L’estinzione dei dinosauri, secondo l’ipotesi ormai accettata dagli scienziati, fu causata da un asteroide più grande dell’Everest che 66 milioni di anni fa si schiantò sulla Terra dalle parti della penisola dello Yucatan, nel Messico caraibico, provocando uno tsunami con onde alte centinaia di metri che in tutto il mondo cancellarono il 75 per cento delle specie viventi. 

         E fra quelle i dinosauri che avevano abitato la Terra per 160 milioni di anni, dominandola e lasciando poco spazio alle altre specie, quelle che spariti i dinosauri poterono finalmente svilupparsi. Gli scienziati concludono che sono le estinzioni di massa a cambiare ogni volta le regole della vita: alcuni gruppi scompaiono e al loro posto ne arrivano altri che, a loro volta, concluso il proprio ciclo vitale, escono di scena.

Così è stato, fra gli altri, per i mammut. Questi giganteschi antenati dei nostri elefanti hanno abitato la Terra per mezzo milione di anni durante i quali hanno avuto la sfortuna di incontrare l’Homo, prima quello di Neanderthal, nostro parente stretto, poi il Sapiens, la nostra specie. E la coabitazione fu per loro fatale.

Un recente studio ha dimostrato che i mammut non sono stati portati all’estinzione, come si credeva, dai cambiamenti climatici ma dall’opera dell’Homo, che fin da allora si rivelò un temibile cacciatore e nel corso dei millenni riuscì a sterminare i mammut per mangiarseli, tutti, dal primo all’ultimo.

La teoria nasce da una scoperta sensazionale. Nel dicembre scorso è stato reso noto, con un articolo su Science Advances, lo studio di un team di scienziati coordinati da due archeologi dell’università dell’Alaska, Ben Potter e Mattew J. Wooller di Fairbanks, la cui ricerca aveva analizzato la composizione chimica delle ossa di un neonato di diciotto mesi, vissuto tredicimila anni fa nell’attuale stato americano del Montana. 

         Lo scopo della ricerca era quello di comprendere quale fosse stata la sua dieta alimentare e quella della madre che lo aveva allattato. Si scoprì così che il bambino aveva fatto uso massiccio di carne di mammut. 

La scena rappresentata dagli scienziati vede tribù di uomini primitivi impegnati in una caccia spietata ai mammut e ai caribù, nelle desolate pianure e paludi che si estendevano nella zona oggi compresa fra il nord America e la Siberia orientale, che si chiamava Beringia. 

     Li per diversi millenni gruppi di Homo Sapiens di origine africana hanno dato la caccia ai mammut circondando i singoli individui e colpendoli a distanza con lance dalla acuminata punta di selce fino a ferirli e lasciarli morire dissanguati dopo settimane di lenta agonia.

        Uno dopo l’altro hanno sterminato quei bestioni, del resto inoffensivi perché vegetariani, per cibarsi della loro carne, che era l’unico sostentamento proteico a disposizione all’epoca. 

Del mammut, come si sarebbe fatto in seguito con il maiale, non si buttava via niente, tutto era commestibile o comunque utilizzabile: il grasso della gobba come cibo proteico, la pelle per farne indumenti, le zanne d’avorio per le armi.

       Lo dimostrano la gran quantità di ossa spolpate di mammut trovate nelle caverne dove l’uomo preistorico viveva in gruppi organizzati e dove, a pancia piena, i più dotati di un primordiale estro artistico si dedicarono ai graffiti che oggi sono la più eloquente testimonianza di quella lontanissima società organizzata. 

     Anche la madre di quel neonato di cui sono stati trovati i testi era una donna che aveva mangiato esclusivamente carne di mammut.

La scoperta ha entusiasmato i pronipoti locali di quei cacciatori, le attuali tribù Crow dei nativi del Montana, i quali si sono detti orgogliosi di discendere da individui tanto coraggiosi e intraprendenti da affrontare (e mangiarseli tutti fino all’ultimo) i giganteschi Mammut. 

      E quegli orgogliosi nativi americani oggi sostengono che la vera epopea della loro storia è quella che ha visto i loro antenati lottare e prevalere contro prede di incommensurabile stazza, e non la conquista del West da parte dei pionieri europei che andarono a sterminarli, nella seconda metà dell’Ottocento. 

     Anche per poter accedere alla loro principale risorsa alimentare: quei bisonti che furono gli ultimi discendenti della megafauna prestorica, come i nostri lontanissimi antenati hanno fatto con i Mammut. Insomma, fin dalla preistoria è stato, come si dice oggi, “tutto un magna-magna”. 

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