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Secondo Pechino il primo cavernicolo è l’Homo Daliensis, nostro antenato orientale 

Nella Siberia meridionale, in una grotta nota agli antropologi come la grotta Denisova sono stati rinvenuti di recente alcuni reperti archeologici giudicati di grande importanza per gli studiosi della materia: sono monili e oggetti di uso personale come alcune specie di perle ricavate da ossa e dai denti di animali appartenenti al genere dei cervi, frammenti di un braccialetto  ricavato da un pezzo di clorite, resti di collane composte con schegge di osso o di pietra, punte di lance e di frecce impiegate nella caccia. 

Questi oggetti sono attribuibili a individui vissuti nella zona in un’epoca calcolabile in settecentomila anni fa per un arco di tempo di centomila anni, prima di scomparire del tutto dalla faccia della Terra sostituiti dall’uomo di Neanderthal e dai suoi discendenti. 

E’ quanto si legge nell’Enigma Denisova, un ampio studio uscito per Bollati Boringhieri (pagg. 256, euro 24,00) di cui sono autori la paleontologa Silvana Condemi e il fisico e giornalista François Savatier, dove si evince che secondo gli archeologi cinesi quei nostri antenati sono precedenti alle popolazioni cosiddette Heidelbergensis di origine africana, dalle quali è poi disceso l’uomo di Neanderthal e successivamente l’Homo sapiens, nostro progenitore diretto.  

          In sostanza, la tesi sostenuta dagli studiosi cinesi mira a stabilire che l’umanità non è nata in Africa ma in Cina perché è dall’Homo erectus asiatico che discende appunto il Denisoviano che aveva caratteristiche particolari: anche lui cacciatore e raccoglitore ma con denti possenti, un cervello di maggiori proporzioni, la faccia larga, la pelle scura.

Per stabilire questi dettagli gli antropologi dell’Università di Pechino hanno analizzato il Dna ricavato dalla punta di un mignolo trovato appunto nella grotta di Denisova, i cui abitanti sono oggi definiti come il Sinantropo, una sorta di cavernicolo cinese. Nazionalismo razziale in paleontologia? Sembrerebbe di sì, anche se la teoria non è condivisa da quanti sostengono da anni che la culla dell’umanità è l’attuale continente africano, da dove in seguito le prime popolazioni nomadi si sono spostate, seguendo gli animali da predare, verso altri continenti.

Sembra accertato che l’Homo Sapiens sia giunto nel sud della Cina intorno a centomila anni fa e li abbia incontrato quelli che oggi chiamiamo Daliensis. Poi le ere geologiche si sono susseguite con continui cambiamenti climatici che hanno comportato mutamenti anche nell’alimentazione dei nostri antenati in caverna. Quelli di Neanderthal e di Denisova erano più dipendenti dai grassi animali di cui si cibavano dopo le battute di caccia, mentre il Sapiens aveva potuto caratterizzare la sua dieta con gli amidi alla base dei carboidrati (grano, riso, patate) che aveva conosciuto e preso a coltivare.

Comunque sia andata nel corso dei millenni che ci separano da quegli inquieti progenitori, resta il fatto che l’Eidelbergensis, i  Neanderthaliani e anche i Daliensis  si sono  estinti, e non se ne conoscono le ragioni, mentre l’Homo Sapiens è sopravvissuto alla preistoria ed è l’unica specie umana oggi sulla Terra. Forse, è anche una questione di alimentazione: estinti i dinosauri, scomparsi i mammut, il nostro nonno cavernicolo era dovuto gradatamente passare dai grassi agli amidi. Dopo tutto stiamo parlando della dieta mediterranea (anche se a quei tempi il Mediterraneo come lo conosciamo noi manco esisteva).

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