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Elon Musk,  nel cosmo con una Tesla 

Il mondo va avanti, anche nella rappresentazione della realtà che ne ha sempre dato l’uomo: dalle pitture rupestri a Internet il passo è stato tutto sommato breve, poche decine di migliaia di anni che difronte alla storia del mondo sono un battito di ciglia.

Di tutto questo oggi c’è chi vorrebbe fare un falò perché dalle ceneri possa risorgere un mondo nuovo. E’ quanto sostiene Elon Musk, classe 1971, il tycoon sudafricano naturalizzato americano molto ascoltato dal riconfermato presidente degli Stati Uniti. 

Sostiene Musk: i cavalli non servono più a nulla, è una specie che può anche estinguersi (con buona pace degli appassionati di equitazione). Oggi si va in macchina e devono essere tutte elettriche e a guida autonoma. Produce e vende la Tesla, ma le condizioni di lavoro dei suoi dipendenti sono discutibili, è un’azienda nella quale i sindacati non sono mai riusciti ad entrare. Intanto, ha potuto organizzare una vendita di Tesla sul prato della Casa Bianca, sotto gli occhi del presidente.

I libri e i giornali sono inutili, li leggono in pochi, possono anche scomparire: c’è la rete che informa e, quel che conta, “forma”. Come pure da dimenticare sono il teatro, l’opera lirica, il cinema, la televisione: tutte cose da vecchi nostalgici ai quali non appartiene più il mondo d’oggi. 

E qual è il mondo di domani? La Terra non basta più, è Marte il futuro dell’umanità.  Dice Musk: “Basta sprecare soldi con la Luna e con la Stazione Spaziale Internazionale. Concentriamoci su Marte”. E precisa: “Basta andarci, colonizzarlo, abitarci ed è fatta. Intanto, però, dobbiamo cambiare le cose sulla Terra”. Secondo lui, la crosta terrestre deve essere trivellata in ogni dove alla ricerca di nuovi minerali: petrolio, carbone, ferro e gas non servono più. 

Le miniere prenderanno il posto delle foreste, ma agli alberi chi penserà ancora mentre stiano facendo le valige per Marte? Ma per uscire dalla vecchia Terra e veleggiare nello spazio cosmico servono i razzi, le basi spaziali, le astronavi. Ed ecco Musk aprire in gran fretta un’azienda di astronautica che subito minaccia il monopolio della vecchia Nasa e apre ai voli commerciali e al turismo spaziale. 

Tre i propositi fondamentali per Musk: aumentare la tecnologia di Internet fino al punto che possa avvolgere e manovrare tutte le attività umane; sviluppare le fonti di energia rinnovabili per contrastare il costante, inarrestabile degrado ambientale della Terra; e per garantire la sopravvivenza della nostra specie programmare il trasferimento dell’umanità su altri pianeti. 

Intanto, si propone di cambiare quaggiù le cose che secondo lui non vanno. A cominciare dall’organizzazione della solidarietà sociale: definisce, infatti, una truffa il sistema pensionistico americano che pure eroga assegni ridottissimi che gli anziani per sopravvivere devono integrare con assicurazioni private. 

E’ convinto che la crisi demografica mondiale sia un fenomeno da contrastare, e personalmente ha pensato di collaborare mettendo al mondo quattordici figli, da quattro madri diverse e di almeno una è stato solo donatore di sperma. Ma in quali circostanze? 

         Cresciuto nel Sudafrica dell’apartheid, con una mentalità piuttosto maschilista, non è mai stato un progressista. Ha avuto una figlia, Vivian, transgender (nata maschio) che lo ha disconosciuto prendendo il nome della madre, Wilson, la prima moglie, e lo ha accusato di aver deciso il suo sesso alla nascita. In effetti, cinque dei sei figli avuti da Justine Wilson sono nati dalla fecondazione in vitro: una procedura molto controversa negli Stati Uniti ma non illegale. “Un approccio ingegneristico alla riproduzione” ha commentato perfida la rivista Forbes. 

L’ultimo rampollo, che vediamo spesso sulle spalle del padre nelle varie occasioni pubbliche, non escluso lo Studio Ovale della Casa Bianca alla presenza di Trump, si chiama come un algoritmo: X AEA – XII, detto affettuosamente X. Che è lo stesso nome che il padre ha dato al vecchio Twitter dopo averlo acquistato per qualche milione di dollari. L’uccellino gli era sembrato troppo banale. 

E a proposito di stelle, in attesa di spedirci esseri umani Musk ha sparato nello spazio un esemplare della sua creatura a quattro ruote: una Tesla Roadster del 2008 , con a bordo un manichino vestito con una tuta spaziale e nel cruscotto uno stereo con la registrazione di un famoso brano di David Bowie,  una copia cartacea  della Guida galattica per autostoppisti  di Douglas Adams,  nel bagagliaio la Trilogia della fondazione  di Isaac Asimov e una targa d’argento con la scritta “Prodotta sulla Terra da esseri umani”.  

         Una specie di “capsula del tempo” personale, che se intercettata da un extraterrestre potrà dare un’idea della civiltà da cui proviene viaggiando alla volta del Sole alla velocità di quarantamila chilometri all’ora. 

“Guarda mamma, una stella cadente!”. L’ultimo figlio di Musk  era eccitatissimo: aveva visto una luce nel cielo della Florida una piccola palla di fuoco che era durata un attimo e si era spenta. E la mamma, paziente: “Non è una stella, è la Tesla di papà che è rientrata nell’atmosfera”. 

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