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Enrico Lucherini, l’uomo che inventò sé stesso

“E’ morto Lucherini!”

“Chi? Enrico? Ma davvero? Non sarà una “lucherinata”.

Enrico Lucherini è morto a Roma dove era nato nel 1932. Non c’è giornalista romano che negli anni a cavallo fra i Sessanta e la fine del secolo scorso, non abbia incontrato Enrico Lucherini e conosciuto le sue trovate pubblicitarie destinate al mondo dello spettacolo.

 Il padre avrebbe voluto farne un medico, ma il giovane Enrico, che aveva studiato dai Gesuiti, trovò ben presto la sua vocazione nel teatro dove esordì come attor giovane, subito tuffandosi in quell’ambiente e inventando un mestiere che prima di lui non c’era: l’addetto stampa.

Lucherini è, dunque, “l’uomo che inventò sé stesso”: sembra il titolo di un film di Hitchcock, mentre è stato il suo destino guidato da un’ inesauribile fantasia. 

Le sue conferenze stampa indette sui set cinematografici, nei locali alla moda o nello storico ufficio romano di via Angelo Secchi, nel cuore dei Parioli, erano appuntamenti ai quali non potevi mancare se volevi conoscere o farti conoscere. 

Un pomeriggio d’estate, chi scrive sbagliò l’ora e si presentò alle tre quando la conferenza stampa per il primo film di Pieraccioni era alle quattro. Affranto dal caldo e dalla fatica di una mattinata in redazione cominciata all’alba come imponeva la fattura del giornale della sera, il tapino impietosì Lucherini: “Dormi un’oretta. Ti sveglio alle quattro” disse indicando un comodo divano letto nascosto da un pesante tendaggio in un angolo del salone dove sarebbero affluiti i giornalisti invitati.

 E così fu: alle quattro, con la sala piena, il padrone di casa con gesto teatrale spalancò la tenda: “Sandro, svegliati, è ora!” disse con voce flautata e spiegò agli astanti:” Si, ha dormito qui”. Inutile ricordare i sorrisetti allusivi che i colleghi si scambiarono mentre all’interessato non fu dato modo di fornire alcuna, per altro non dovuta, spiegazione. Ma da Lucherini ti dovevi aspettare di tutto.

Come alla serata di gala al cinema Europa per la prima di Mars attack, il colossal americano di cui Lucherini curava la promozione in Italia. Il ricordo del sottoscritto è vivissimo: appena mi vede mi pilota in gran fretta verso un posto di riguardo nella poltrona rimasta vuota accanto alla bellona di turno priva di cavaliere per sopravvenuta lite amorosa, di cui le cronache mondane davano in quei giorni particolari a profusione.

“Tanto sei solo, mi pare no?” – mi spiegò – anche lei è sola”. Inutile dire che la platea era piena di paparazzi che non mancarono di fare il loro lavoro. E l’indomani su tutti i giornali nelle cronache della serata campeggiava la foto della inedita coppia. Anche impossibile spiegare, soprattutto alla giovane moglie rimasta a casa ad accudire i due figlioletti in tenera età. “Sai, è stata un’idea di Lucherini …”.

Sempre nello studio dei Parioli, presentazione di Maria Grazia Cucinotta al suo debutto sullo schermo. Primi convenevoli con la statuaria esordiente. “Tuo marito è Violati, stavamo a scuola insieme al Massimo, dai gesuiti?” chiedo, e Lucherini si intromette nella conversazione e spiega a tutti che anche lui aveva studiato dai Gesuiti.

 La Cucinotta precisa: “Suo padre, mio suocero ha studiato al Massimo non mio marito”.

Come resistere alla tentazione di mantenere l’equivoco: “Maria Grazia, mi raccomando, ai miei colleghi ho detto che siamo stati a scuola insieme…” 

“Non ti preoccupare – fu la risposta dell’attrice – io siciliana sono e non ti tradirò”. Lucherini, non visto, rideva fra i baffi che non aveva.

Ma non solo frivolezze o gossip, con Lucherini al sottoscritto fu possibile anche far un vero scoop giornalistico. “È morto De Sica, Vittorio, a Parigi, in ospedale non lo sa ancora nessuno” mi sussurra dopo aver chiuso una telefonata. Il regista era da tempo ammalato era stato operato per un tumore all’ospedale americano di Neuilly sur Seine. 

Fatalità volle che quel giorno, il 13 novembre 1974, l’Ansa fosse in sciopero per una questione sindacale e la notizia della morte di De Sica non era arrivata ai giornali, né alla radio-televisione, altri organi di stampa non c’erano. Al telefono con il caporedattore faticai non poco a farmi capire:

– “È morto De Sica, non lo sa ancora nessuno”.

– E tu come lo sai?

-Me l’ha detto Lucherini!

– Figurati, quello, sarà una sua invenzione per fare pubblicità ad un suo film”.

Ci volle del bello e del buono per convincere il mio giornale a dare la notizia, in prima pagina, senza una conferma ufficiale, solo con la soffiata di Lucherini. Ma quella sera Il Giornale d’Italia nella sua ultima edizione dette il buco a tutti gli altri che se ne uscirono solo l’indomani. E non era stata una lucherinata.

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