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Venezia 82.  Su il sipario

“Non chiamatelo festival! Al Lido si svolge ogni anno la Mostra Internazionale di Arte Cinematografica della Biennale di Venezia. Festival è quello dove del cinema si fa mercato, a Venezia si mostra quanto di bello, importante, nuovo e soprattutto colto il cinema mondiale ha offerto nell’arco degli ultimi dodici mesi”. 

Non è lo sfogo di un cinefilo intransigente, ma l’accorato appello del presidente della Biennale, il giornalista, scrittore, presentatore televisivo e saggista Pietrangelo Buttafuoco che così ha esordito alla conferenza stampa di presentazione dell’annuale edizione della kermesse cinematografica più importante al mondo.

Con buona pace di Cannes, che è appunto un mercato internazionale del film, per non dire della serata degli Oscar, che sia pure sfarzosa oltre ogni immaginazione non è altro che serata di gala per l’assegnazione del premio più commerciale e sfacciatamente nazionalista.

Quest’anno la Mostra di Venezia, nata nel 1932 con i gerarchi fascisti allora in grande ascesa (che nelle serate di gala al Palazzo del cinema o all’hotel Excelsior al Lido alternavano gli smoking alla divisa imposta dal partito), compie dunque 82 anni e dal 27 agosto al 6 settembre presenterà 21 film in concorso.

I quali puntano a vincere i Leoni d’oro e d’argento destinati ai registi, e le Coppe Volpi riservate agli attori. Più tanti altri titoli fuori concorso e film classici, per lo più restaurati, come Queen Kelly (1928) di Eric von Stroheim, protagonista Gloria Swanson. 

Impossibile citare, nel breve spazio riservato a questa cronaca della vigilia, tutti i film che saranno proiettati al Lido. Li ritroveremo nelle cronache quotidiane spesso più sensibili agli spunti del gossip internazionale. 

D’altronde una rassegna cinematografica di forte richiamo non può prescindere dai nomi dei big del momento. E quest’anno al Lido ce ne sarà una folta rappresentanza: da Julia Roberts, protagonista del film After the hunt, del nostro Luca Guadagnino, a Cate Blanchett, da George Clooney ad Al Pacino e ancora Emma Stone, Jude Law, Jeanne Campion, Sofia Coppola, che hanno confermato la presenza. Poi ci saranno le sorprese all’ultimo momento. 

Si sa già che ad aprire le proiezioni sarà La grazia, l’attesissimo film di Paolo Sorrentino, di cui non si sa altro che è una drammatica storia d’amore protagonista Toni Servillo, l’attore prediletto del giovane regista napoletano che tanto successo ha ottenuto con i suoi film, prima e dopo La grande bellezza. Perdura il mistero sulla trama.

I film italiani in concorso sono cinque: oltre a La grazia, Un film fatto per bene di Franco Maresco, documentario autoironico che nasce dal fallimento di un progetto su Carmelo Bene.

Elisa di Leonardo Di Costanzo, protagonista Valeria Golino nei panni di una giovane donna, come si legge nelle note dell’ufficio stampa, che in carcere per l’omicidio della sorella ricostruisce la verità con l’aiuto di un criminologo.

Duse di Pietro Marcello, protagonista Valeria Bruni Tedeschi nel ruolo della grande attrice di teatro vissuta fra il 1858 e il 1924; il documentario in bianco e nero Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi, dove “un maestro di strada – recita il press book – dedica il suo tempo al doposcuola per bambini e adolescenti riunendoli alle pendici del Vesuvio fra pericoli immaginari e vigili del fuoco”.

Tra i film stranieri di spicco e quindi candidati ad un premio secondo le assolutamente inattendibili previsioni della vigilia ne vanno segnalati almeno tre: Frankenstein di Guillermo Del Toro, Jab Kelly con George Clooney, Le mage du Kremlin di Olivier Assayas. 

Molti i film provenienti dal lontano Oriente alcuni dei quali potranno rappresentare una sorpresa e rivelare, in sede di premi, autori tuttora poco noti, comunque meritevoli delle luci della ribalta veneziana. Con l’immancabile seguito di polemiche. Anche questo una tradizione che al Lido sarà doverosamente rispettata.

Un’attenzione particolare meritano i classici che la Mostra di Venezia presenta, ogni anno, con una selezione ambiziosissima. Fra gli stranieri da citare: Quel treno per Yuma, (1957) di Delmer Daves, con Glenn Ford e Van Heflin; la mai dimenticata, pruriginosa Lolita, che nel 1962 Stanley Kubrich ha tratto dal più noto romanzo di Vladimir Nabokov, protagonisti James Mason e Sue Lyon.

 Il porto delle nebbie, il celeberrimo Le quai des brumes, di  Marcel Carnè, che nel 1938 ebbe protagonista un indimenticabile Jean Gabin destinato a diventare una celebrità assoluta.

Fra i classici italiani rivedremo Roma ore undici di Giuseppe De Santis, girato nel 1952 con quanto di meglio offriva allora il cinema italiano in fatto di belle ragazze (Carla Del Poggio, Lucia Bosè, Lea Padovani, Delia Scala, Elena Varzi), che ricostruisce un clamoroso fatto di cronaca nera: il crollo di una scala negli uffici di un’agenzia di collocamento che travolge una ventina di donne di varia estrazione.

  Lo spettro (1963), firmato da Robert Hampton, pseudonimo dietro il quale si nasconde il pur bravo Riccardo Freda, specializzatosi, sempre sotto falso nome, con il genere che all’epoca fu battezzato “horror gotico”; Il magnifico cornuto (1964) di Antonio Pietrangeli, con Claudia Cardinale e Ugo Tognazzi, tratto dalla commedia Le cocu magnifique del 1921 di cui è autore Fernand Crommelink.

 E, passando da una commedia all’altra, Ti ho sposato per allegria (1967) di Luciano Salce tratto dall’omonimo lavoro teatrale di Natalia Ginzburg, con Monica Vitti, Luciano Albertazzi, Adriana Asti: alla copia restaurata che viene presentata a Venezia sono state restituite due sequenze che la censura dell’epoca aveva fatto tagliare e che sembravano irrimediabilmente perdute. Le hanno ritrovate in un sottoscala del deposito della sempre benemerita Cineteca di Bologna che ha curato il restauro.

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