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La febbre dell’oro ha 100 anni: Chaplin-Charlot vive oltre il secolo

Il cinema l’hanno inventato due francesi, i fratelli Lumière, ma a farlo grande è stato un inglese, Charles Chaplin, che era emigrato negli Stati Uniti e aveva colto al balzo le grandi occasioni che ai primi del secolo scorso il Nuovo Mondo sapeva offriva a chi aveva più talento. 

La febbre dell’oro, l’esempio più luminoso, è stato girato nel 1925, ha dunque cento anni, ed è tuttora il film più visto e amato al mondo, più di Via col vento che dal 1939 è stato il campione mondiali fino a qualche anno fa quando al box office è stato superato da un colossal fantasy che difficilmente conserverà il record altrettanto a lungo. 

Ne fanno fede le reti televisive all movie che devono riempire 24 ore al giorno di trasmissione e per quanto consentono le grandi case di distribuzione che detengono i diritti saccheggiano Charlot a tutto spiano: anche sul video a distanza di un secolo continuano ad avere un pubblico ammirato le straordinarie avventure di Charlot cercatore d’oro in un’Alaska inventata ma più vera del vero. 

Quando il film arrivò in Italia nell’edizione inglese sonorizzata nel 1942 e abbreviata a 72 minuti, la voce narrante fuori campo era dello stesso Chaplin, che dei suoi film voleva essere l’autore in tutto: oltre al ruolo del protagonista, dal soggetto alla sceneggiatura, dalle riprese,al montaggio, perfino le musiche (indimenticabile Smile).

In origine, il film durava poco meno di un’ora e mezza, il titolo originale è The gold rush, in Francia diventò La rue vers l’or. In Italia gli abbiamo dato, con La febbre dell’oro, il più azzeccato. 

All’ultimo Festival di Cannes il centenario è stato celebrato con una proiezione speciale: i fortunati che hanno avuto modo di assistervi si sono trovati difronte ad un’edizione restaurata da un gruppo di cui fa parte la Fondazione della Cineteca di Bologna che nel laboratorio “L’immagine ritrovata” ha potuto disporre da materiale d’archivio generosamente fornito da enti e istituzioni di primo piano fra cui il Museo d’arte moderna di New York, il famoso Moma. 

Diretto e interpretato da Chaplin, il film ha fra gli interpreti il figlio Sidney, Georgia Hale, Mac Swain, Tom Murray. 

Molte le sequenze celebri: nella casetta di legno in bilico sullo strapiombo la danza dei panini in punta di forchetta, lo scarpone cucinato come un pezzo di bollito, con i lacci arrotolati come fossero spaghetti e i chiodi succhiati uno per uno come fossero ossa di pollo, e la cena di Natale preparata per la ragazza un po’ svampitella che gli aveva preso il cuore, ma poi aveva dimenticato l’invito di Charlot, del resto abituato alle continue delusioni che ti riserva la vita.

“Nelle peripezie tragicomiche e sentimentali dell’omino vagabondo ai tempi della corsa all’oro nel Klondike, La febbre dell’oro è l’unico film di Chaplin in cui la natura e il caso hanno un peso maggiore che la società e gli uomini. Sebbene il tema centrale sia la lotta per la sopravvivenza, visivamente prevale a poco a poco quello della solitudine”, scrisse Morando Morandini, uno fra i nostri critici più attenti. E a proposito di emozioni, il lettore mi consenta qui un ricordo personale.

 Un pomeriggio mia figlia mi lascia in custodia le sue due bambine fra gli 8 e i 10 anni. “Devo andare ad una riunione importante. – spiega – Fai vedere uno dei tanti film che hai nella tua collezione”. In effetti, avevo raccolto più di mille cassette VHS.

 Fu pomeriggio indimenticabile: sembrava di stare al cinema Paradiso. L’indomani, per telefono, la lavata di testa che non mi aspettavo: “Ho passato mezza nottata a tentare di farle addormentare! Erano stravolte. Ma che film avete visto?”  ha chiesto mia figlia evidentemente non meno turbata delle figlie. Alle quali, confesso subito, avevo fatto vedere alcuni film di Charlot: Il monello, Tempi moderni, Luci della città. Ma a colpirle era stata soprattutto La febbre dell’oro: le aveva divertite e insieme commosse e turbate, da non farle dormire la notte.

  Grandezza di Chaplin, che sapeva suscitare emozioni e smuovere le coscienze.

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