Intelligenza artificiale in Italia, un mercato da 1,8 miliardi

Il mercato italiano dell’intelligenza artificiale cresce del 50% in un anno e raggiunge 1,8 miliardi di euro. Il vero banco di prova, però, resta l’adozione nelle PMI: solo così l’Italia potrà ambire a diventare un punto di riferimento europeo nei settori strategici come manifattura, sanità, agroalimentare e space economy.

L’Italia accelera sull’intelligenza artificiale, ma la corsa verso la leadership europea è ancora tutta da vincere. Nel 2025 il mercato nazionale dell’AI ha raggiunto 1,8 miliardi di euro, registrando una crescita del 50% rispetto all’anno precedente e un valore quasi nove volte superiore rispetto al 2018. Un’espansione che conferma il forte interesse delle imprese italiane verso questa tecnologia, con l’AI generativa che rappresenta già il 46% dell’intero mercato.

I numeri fotografano un ecosistema in rapida evoluzione: le competenze legate all’intelligenza artificiale compaiono nel 76% delle offerte di lavoro qualificate, mentre gli annunci che richiedono competenze AI sono aumentati del 93% in appena dodici mesi.

Il vero ostacolo? L’adozione nelle PMI

Dietro questi dati positivi emerge però un limite strutturale. Solo l’8,2% delle imprese italiane utilizza concretamente soluzioni di intelligenza artificiale, ben al di sotto della media europea del 13,5%.

Il divario è particolarmente evidente tra grandi aziende e piccole e medie imprese. Se il 71% delle grandi imprese ha già avviato progetti di AI e l’84% utilizza strumenti di AI generativa, nelle PMI l’adozione si ferma all’8%, mettendo a rischio la competitività dell’intero sistema produttivo italiano.

Secondo il report “Italia 2030. Scenari per l’innovazione tra AI, impresa e politica”, realizzato dalla Rome Business School e curato da Valentino Megale e Valerio Mancini, proprio questo rappresenta il nodo decisivo dei prossimi anni.

I distretti industriali possono diventare il vantaggio competitivo italiano

Per gli autori del rapporto, l’Italia non deve inseguire Stati Uniti o Cina sul terreno delle grandi piattaforme generaliste. La strategia vincente potrebbe invece essere quella di sviluppare modelli di intelligenza artificiale verticali, costruiti sui dati esclusivi dei distretti industriali italiani.

Moda, lusso, meccanica di precisione, agroalimentare, farmaceutica, nautica e manifattura avanzata rappresentano settori in cui il patrimonio informativo accumulato dalle imprese italiane costituisce un vantaggio difficilmente replicabile.

“L’Italia dispone di dati operativi unici, che nessun altro Paese può acquistare o riprodurre. Trasformarli in modelli AI verticali significa guidare la produttività europea dei rispettivi settori”, sottolinea Valentino Megale.

Formazione e infrastrutture saranno decisive

Per trasformare questo potenziale in crescita economica serviranno investimenti continui in formazione, ricerca e infrastrutture digitali.

Il report evidenzia come l’Italia debba rafforzare le competenze digitali lungo tutto il percorso formativo, dagli istituti tecnici fino alla formazione manageriale, evitando che i benefici dell’intelligenza artificiale restino concentrati solo nelle grandi aziende.

Parallelamente sarà fondamentale consolidare il cloud sovrano, la cybersicurezza e una governance nazionale capace di accompagnare l’applicazione dell’AI nei diversi comparti produttivi.

Data center e cloud sovrano rafforzano il posizionamento italiano

Negli ultimi anni il Paese ha compiuto passi importanti anche sul fronte infrastrutturale.

L’Italia è stata il primo Stato membro dell’Unione Europea ad adottare una normativa nazionale coordinata con l’AI Act europeo, mentre il numero dei data center continua a crescere. Il Polo Strategico Nazionale, insieme agli investimenti annunciati da grandi operatori internazionali del cloud, rappresenta una base solida per sostenere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale nei servizi pubblici e nelle imprese.

A rafforzare questo ruolo contribuirà anche l’insediamento in Italia di parte dell’infrastruttura destinata all’euro digitale.

La proposta: un “Dataspace dei Distretti”

Tra le proposte più innovative del rapporto emerge la creazione di un Dataspace nazionale dei Distretti Industriali, una piattaforma condivisa dove raccogliere, proteggere e valorizzare i dati delle principali filiere produttive italiane.

L’obiettivo sarebbe addestrare modelli di AI specializzati, ospitati su infrastrutture cloud sovrane e sostenuti da investimenti pubblico-privati, trasformando la tradizionale frammentazione produttiva italiana in un vantaggio competitivo.

Italia 2030: tre possibili scenari

Secondo la Rome Business School, entro il 2030 il Paese potrà seguire tre percorsi differenti:

  • restare un semplice utilizzatore delle tecnologie sviluppate all’estero;
  • raggiungere progressivamente la media europea senza assumere un ruolo guida;
  • conquistare una leadership nei settori in cui l’Italia possiede competenze e dati esclusivi, come manifattura avanzata, agroalimentare, life sciences e space economy.

La terza opzione è considerata realistica, ma richiederà continuità negli investimenti, diffusione delle competenze AI e una forte integrazione delle piccole e medie imprese nella trasformazione digitale.

In un contesto in cui gli Stati Uniti hanno investito oltre 470 miliardi di dollari nell’intelligenza artificiale nell’ultimo decennio, contro circa 50 miliardi dell’intera Unione Europea, la capacità dell’Italia di puntare su nicchie ad alto valore aggiunto potrebbe rappresentare la strada più concreta per costruire una leadership tecnologica europea.

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