Noccioli di oliva, da scarto a risorsa, premiata la ricercatrice Trevisiol

La ricercatrice dell’Università di Udine conquista il premio nazionale “What for”. Lo studio esplora come valorizzare i sottoprodotti dell’industria olearia, aprendo nuove prospettive per l’alimentazione e l’economia circolare

I noccioli di oliva possono diventare una risorsa per sviluppare nuovi ingredienti alimentari. È la prospettiva esplorata da Francesca Trevisiol, dell’Università di Udine, che ha conquistato il premio nazionale “What for” di Federalimentare con una ricerca dedicata alla valorizzazione di questo sottoprodotto della filiera olearia.

Il riconoscimento premia un lavoro che affronta una delle sfide dell’innovazione agroalimentare: recuperare componenti utili dalle materie residue della trasformazione, individuando impieghi compatibili con le esigenze dell’industria. Un approccio che collega scienze degli alimenti, sviluppo tecnologico ed economia circolare.

Francesca Trevisiol e la ricerca premiata

Originaria di Cortina d’Ampezzo, Trevisiol è dottoressa di ricerca in Scienze degli alimenti presso il Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali dell’ateneo friulano. A Udine ha svolto anche il percorso universitario precedente, conseguendo le lauree triennale e magistrale in Scienze e tecnologie alimentari.

La tesi premiata riguarda la valorizzazione dei noccioli di oliva in ingredienti alimentari funzionali mediante processi di intensità crescente e una separazione progressivamente più spinta delle loro componenti. Il lavoro è stato sviluppato sotto la supervisione di Sonia Calligaris, con il co-tutoraggio di Nadia Innocente e Clara Comuzzi.

L’interesse industriale risiede nella possibilità di ottenere, da una stessa materia di partenza, componenti con caratteristiche diverse, da studiare in funzione delle possibili applicazioni negli alimenti.

Perché i noccioli di oliva interessano la ricerca alimentare

La parte dura dell’oliva contiene soprattutto cellulosa, emicellulosa e lignina, insieme a quantità minori di altre sostanze, tra cui composti fenolici, zuccheri e polioli. Questa composizione rende i noccioli una matrice interessante per il recupero di componenti da destinare a nuovi utilizzi.

La descrizione scientifica del progetto di dottorato evidenzia come l’impiego di questo sottoprodotto nel settore alimentare sia ancora relativamente poco esplorato. La ricerca punta quindi a caratterizzarlo e a valutarne le potenzialità come fonte di ingredienti funzionali.

In questo contesto, il termine “funzionale” può riferirsi anche alle proprietà tecnologiche di un ingrediente e al suo contributo alle caratteristiche di una formulazione. Le eventuali proprietà nutrizionali o biologiche costituiscono un ulteriore ambito da verificare con studi specifici.

Il valore dell’approccio consiste dunque nell’esaminare il materiale, separarne le componenti e capire quali possano trovare un impiego utile nella produzione alimentare.

Valostones, una collaborazione scientifica nel Mediterraneo

Lo studio si inserisce nel progetto internazionale Valostones, dedicato alla valorizzazione dei noccioli di oliva come fonte di ingredienti ad alto valore aggiunto, in un contesto di sostenibilità ed economia circolare.

L’iniziativa rientra nel programma PRIMA, dedicato alla ricerca e all’innovazione nell’area mediterranea, con finanziamento del MUR per la partecipazione italiana. Le attività comprendono lo sviluppo di processi di estrazione sostenibili, la caratterizzazione dei componenti recuperati e lo studio di applicazioni nei settori alimentare, farmaceutico e cosmetico.

Il coordinamento è affidato all’Università di Gabes, in Tunisia. Partecipano gli atenei di Udine, Marmara in Turchia, Montpellier in Francia e Mohammed V in Marocco, insieme alle imprese BOUKHRIS oil mill, tunisina, e BioPowder.com, maltese.

Accanto al lavoro di laboratorio, Valostones considera il passaggio a una scala produttiva maggiore e la valutazione degli effetti socioeconomici e ambientali dei processi: aspetti essenziali per comprendere la reale sostenibilità delle soluzioni sviluppate.

L’unità di ricerca udinese è coordinata da Sonia Calligaris e comprende Monica Anese, Nadia Innocente, Lara Manzocco e Maria Cristina Nicoli.

Il premio “What for” e il collegamento con le imprese

Giunto alla decima edizione, il premio “What for” valorizza la capacità di collegare originalità scientifica e applicabilità industriale. Il Cluster Agrifood Nazionale CL.A.N., promotore dell’iniziativa, ne sottolinea il ruolo nel favorire il dialogo tra percorsi di dottorato e imprese alimentari, sostenendo il trasferimento dei risultati della ricerca al sistema produttivo.

Per il gruppo di Tecnologie alimentari dell’Università di Udine è il quarto riconoscimento: prima di Trevisiol erano stati premiati Stella Plazzotta nel 2018, Marilisa Alongi nel 2019 e Francesco Ciuffarin nel 2023.

La prospettiva aperta dalla ricerca è trasformare un sottoprodotto della lavorazione delle olive in una materia prima per nuove formulazioni. La sua rilevanza industriale dipenderà dalla possibilità di combinare prestazioni degli ingredienti, sostenibilità dei processi e fattibilità produttiva: il passaggio decisivo per portare l’economia circolare dal laboratorio alla filiera alimentare.

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