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Uccide il padre e si getta nel vuoto

BRESCIA – Ogni giorno scorrendo le notizie di cronaca, purtroppo, ci si imbatte in atti criminosi che sconcertano il nostro tranquillo pensiero sulla realtà umana.

Ieri, nel tardo pomeriggio, a  Palazzolo sull’Oglio, comune bresciano al confine con la provincia di Bergamo, Mario Leone, 28 anni, ha ucciso il padre, ferendolo mortalmente al cuore, poi ha dato fuoco alla casa e si è gettato nel vuoto.
Ora il Leone è piantonato in ospedale a Brescia e quando si sarà ripreso dovrà spiegare agli inquirenti i motivi che lo hanno spinto a fare ciò che ha fatto.
Alcuni passanti verso sera hanno notato Mario Leone sul parapetto del balcone che minacciava di gettarsi nel vuoto. I vicini hanno tentato di convincerlo a non farlo ma il giovane si è buttato cadendo su un tavolino che gli ha salvato la vita. È stato portato in ospedale e non sembra essere in pericolo di vita. I carabinieri e i vigili del fuoco avvertiti di quanto era successo sono entrati nell’appartamento dell’uomo che si era gettato nel vuoto e hanno trovato il corpo immobile del padre, Michele Leone. Aveva una ferita nel costato, che potrebbe essere stata inferta con un coltello o con la fiocina di un fucile subacqueo trovato nell’appartamento. All’arrivo dei soccorsi l’uomo era già morto.

I vicini hanno riferito di non aver udito alcun rumore e hanno descritto sia il padre sia il figlio come persone tranquille. Il movente è incerto e per ora, dato la dinamica dei fatti accaduti, omicidio e tentato suicidio,  non si esclude una possibile malattia mentale del parricida.
Anche qui è difficile leggere, nelle scarne notizie, le intenzionalità inconsce che hanno portato a questo ennesimo omicidio di un genitore, certo è che, dai dati numerici che stanno pervenendo in questi giorni, la famiglia italiana, definita come cellula di serenità e sicurezza sociale, si rivela, a volte, psicogena.
I dati lo dicono e alla fine dell’anno cercheremo di vedere quanti sono gli omicidi nati in ambiente familiare, quanti sono quelli chiamati, in modo fuorviante, ‘passionali’, e quanti sono quelli della criminalità organizzata. Sicuramente si avranno della sorprese.
Un altro omicidio, nato in ambienti dell’immigrazione, sconvolge la nostra ‘civile tranquillità’ .

Villa Literno Caserta –  Ieri notte, dopo un violento litigio per gelosia, un uomo di nazionalità albanese, uccide un connazionale.
Flamur Rexhepl, 30 anni, ha ucciso la notte scorsa, Alket Salia, di 27 anni. L’omicida si è immediatamente costituito alla polizia. Anche l’omicida è rimasto ferito: dopo essersi costituito agli agenti, è ora piantonato all’ospedale di Aversa. Le sue condizioni non sono gravi. Secondo una prima ricostruzione della Squadra Mobile casertana, diretta dal vice questore Angelo Morabito, sembra che la lite sia nata per una donna, una giovane immigrata romena. Da qui sarebbe nata la violenta lite nel corso della quale Alket avrebbe ferito con un coltello il rivale in amore che, a sua volta, con una pistola Astra 7,65, risultata rubata alcuni mesi fa a Lusciano, comune vicino a Caserta, ha sparato uccidendo il connazionale.
Se le confessioni dell’omicida si rivelassero veritiere saremmo di fronte a uno omicidio per  legittima difesa. Certo è che una persona normale non se ne va in giro con una pistola rubata.

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