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Delitto di Via Poma. E se Busco fosse innocente? Il vero autore dell’omicidio di Simonetta

Secondo il criminologo Francesco Bruno, il vero assassino è ancora libero ed avrebbe ucciso anche l’ex portiere Pietrino Vanacore

ROMA – Il pubblico ministero del processo in corso contro Raniero Busco, l’ex fidanzato della sfortunata Simonetta Cesaroni, uccisa con trenta coltellate nella calura agostana del 1990, ha chiesto una condanna esemplare: l’ergastolo, perché ha ucciso la giovane donna per crudeltà e con inusitata ferocia. Ma non sono pochi quelli che ritengono che l’accusa potrebbe sgonfiarsi come una bolla di sapone. Un processo indiziario, si dice, con pochi punti fermi, anzi quasi nessuno. Anche l’analisi del dna, che proverebbe un gesto aggressivo di Busco nei confronti della sua fidanzata (un morso al reggiseno) potrebbe in realtà essere messo in relazione con un rapporto sessuale.

La ricostruzione della pubblica accusa,  Ilaria Calò è questa: Raniero Busco si recò presso gli uffici dell’Aiag, l’associazione che gestisce gli ostelli della gioventù, in via Poma dove Simonetta curava in solitudine la contabilità dell’organizzazione. Per questo la ragazza aprì la porta senza alcuna sorpresa. L’uomo iniziò un approccio sessuale verso cui la donna mostrò di essere consenziente (Simonetta amava molto quel ragazzo ma, come ha testimoniato la sorella, era un amore soltanto in parte corrisposto) per ritrarsi improvvisamente quando esso era oramai avviato. Questo avrebbe provocato una reazione omicidiaria in Busco, terminata nel modo che sappiamo.

Il criminologo Francesco Bruno, personaggio televisivo ed esperto di profili criminali, non crede affatto a questa ricostruzione. E a lettera43.it dichiara: “non ci sono prove per sostenere un’accusa che richiede necessariamente il massimo della pena”. Poi Bruno specifica la sua ipotesi investigativa: “ L’omicida va cercato in campo Aiag. Chi ha ucciso non voleva che il cadavere fosse trovato là. Bisogna guardare la realtà, senza fare troppi voli. La stanza era stata ripulita alla perfezione. Ecco perché la testimonianza di Vanacore (il portiere dello stabile, morto apparentemente suicida quest’anno ndr.) non si doveva fare. Una morte che pesa nel processo e che peserà nella sentenza”. Per il criminologo, dunque, l’assassino di Simonetta avrebbe ucciso anche Pietrino Vanacore, il portiere di via Poma, a suo tempo incriminato e poi scagionato dall’accusa di essere il killer di Simonetta. Vanacore era un testimone scomodo per il vero assassino e per questo egli avrebbe inscenato un finto suicidio, nel marzo di quest’anno, nelle acque di Marina di Torricella in provincia di Taranto. Forse Vanacore conosceva l’identità dell’omicida o avrebbe raccontato qualche fatto inedito in grado di portare gli inquirenti sulla strada giusta. Certo è che, sulla sua morte, sono da subito emersi fatti incongruenti e non spiegabili. Vanacore è annegato – come ha accertato l’esame autoptico – in pochi centimetri d’acqua. L’avvocato di Raniero Busco, Paolo Loria, ha subito proposto una lettura alternativa di quella morte: “La morte di Vanacore è troppo vicina alla scadenza processuale per non essere collegata. Lui ha vissuto con rimorso sulla coscienza questa storia, e non perchè fosse l’autore dell’omicidio, ma perché sapeva”.

Ora Francesco Bruno si dice convinto che l’assassino, che andrebbe cercato nell’ambito dell’Aiag, abbia ucciso anche l’ex portiere oramai in pensione e con qualche peso sulla coscienza. “Non è Busco l’omicida di Simonetta. Il principale testimone è stato ucciso anche se questa verità verrà fuori tra qualche anno proprio per avere la certezza che tutto rimanesse in silenzio” conferma lo studioso, aprendo uno scenario inquietante, quello di un assassino ancora in libertà e disposto a tutto pur di difendere il mistero di via Poma.

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