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ROMA – Dopo la telefonata di Mauro Masi durante la trasmissione Annozero di Michele Santoro, i lavoratori dell’UniRai hanno inviato una missiva al direttore generale chiedendo le sue dimissioni.

In una nota portavoce di Articolo Giuseppe Giulietti e il senatore Pd Vincenzo Vita affermano: “Le autorità di garanzia hanno il dovere di intervenire e di chiedere l’immediata rimozione del direttore generale e di quanti altri stanno tentanto di imbavagliare la libera espressione e quello che non piace al premier. Non si tratta solo e soltanto di solidarizzare con Santoro e la sua trasmissione ma di presidiare l’articolo21 della costituzione. Noi stessi procederemo nelle prossime ore alle dovute denunce. Un ringraziamento infine a Santoro e a quei giornalisti che nelle reti pubbliche e private hanno respinto e stanno respingendo questo tipo di assalti”.

La lettera dei lavoratori UNiRai

Egregio Direttore,
gli avvenimenti che stanno scuotendo la coscienza civile del Paese sono sotto gli occhi di tutti. E’ cronaca di questi giorni ed occupa le prime pagine dei quotidiani, nessuno escluso.
Il servizio pubblico radiotelevisivo ha il dovere di darne conto, che si tratti delle testate giornalistiche o dei programmi cosiddetti di approfondimento. Quanto sta avvenendo deve essere raccontato e liberamente dibattuto. In nessun caso è ammissibile che il racconto dei fatti – siano essi atti istruttori dell’autorità giudiziaria ormai di pubblico dominio, interviste, prese di posizione – sia sottoposto ad interventi censori, perché enorme è il disagio che si sta diffondendo in tutto il Paese per quanto sta emergendo.

Per queste ragioni il Suo intervento telefonico in diretta durante la puntata di “Anno Zero” risulta semplicemente intollerabile. Nessun regolamento o codice varato da qualsivoglia autorità può essere invocato a sostegno delle parole da Lei pronunciate nel corso della sua telefonata; e del resto neppure Lei è stato in grado, durante il suo intervento, di specificare quali siano le violazioni commesse nel corso della puntata.
Più semplicemente, il Suo è stato un intervento censorio (non  sappiamo se spontaneo o, invece, da altri sollecitato), tanto più odioso in quanto preventivo.  Lei, direttore generale, sostiene di essersi assunto le sue responsabilità “a tutela dell’Azienda e dei cittadini telespettatori”. Non è così. La RAI, i suoi lavoratori, non si sentono da lungo tempo tutelati da Lei. E tanto meno lo sono i cittadini telespettatori, che sui fatti in questione chiedono informazione e non censura, e nel cui nome Lei non è in alcun modo autorizzato a parlare.
Per questo riteniamo auspicabile che Lei presenti le sue dimissioni dall’incarico il prima possibile, liberando in questo modo la RAI, ed i cittadini telespettatori, da ulteriori sofferenze.

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