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Giuliano Ferrara. La verità all’amatriciana del Sommo Sacerdote

ROMA – Sudato ed infervorito, livoroso come lui solo sa essere, ogni tanto spruzzando nell’aree stille di sudore e di trigliceridi in eccesso, il Gran Ciambellano di corte ha oggi a Milano esposto la verità berlusconista sull’inchiesta giudiziaria in corso sull’imperatore di Arcore.  Accanto a lui Piero Ostellino, il Gran Liberale alle vongole, quello che stima le donne dal nesso che hanno con la “fortuna sulla quale sono sedute”. 1500 persone accalcate al Teatro Dal Verme hanno ascoltato in silenzio la “lectio magistralis” dell’omone di ferro dietro la cui imponente figura v’erano decine di mutande stese come nei cortili delle case di una volta.

L’attesa era grande per conoscere la versione dei fatti del Gran Ciambellano, perché, si supponeva, la sua intelligenza qualcosa di inedito e di originale avrebbe pur dovuto raccontare sulle allegre serate del Cavaliere nella sua ricca magione. Ed infatti, non ha deluso. Ha detto che – udite udite – Berlusconi “ha peccato come pecca ogni essere umano” e che la magistratura confonde “le inclinazioni naturali con i reati”, dato che, in realtà, il suo unico scopo è quello di sovvertire il voto popolare e abbattere politicamente il premier democraticamente eletto dagli italiani.

Appena pronunciate queste frasi e fornito, dunque, una versione ancora mai suggerita da alcuno, centinaia di giornalisti accalcati sotto il palco si sono mossi all’unisono ed hanno cominciato a scrivere e-mail alle proprie redazioni. Il “Corriere della sera” ha subito impaginato la sua versione on-line sotto un enorme titolo: “Ferrara svela il segreto: Berlusconi invitava le ragazze per i tornei di Burraco”. Luca Telese, inviato di punta del giornale più giacobino che ci sia, “Il Fatto”, ha avuto una smorfia di fastidio ed ha telefonato a Marco Travaglio: “Questo ci ha fottuto un’altra volta, Marco. Si tratta di Burraco, sì quel gioco di carte che va tanto di moda. Il bunga bunga era soltanto un torneo di Burraco. Mo’ ci tocca chiedere pure scusa!”. Travaglio ha avuto un mancamento nel bel mezzo del suo prossimo editoriale, che intitolerà: “Ho sbagliato, chiedo scusa”.

Il Gran Ciambellano era raggiante di gioia, prefigurandosi la faccia che avrebbe fatto Umberto Eco una volta che si era dimostrata la purezza virginale del Presidente del Consiglio e la perfidia di Ilda Boccassini il cui scopo reale, in realtà, era quello di impedire al Cavaliere di dedicarsi, magari fra qualche tempo, alla sua vera aspirazione: quella di costruire ospedali nel mondo.

Un putiferio, un tripudio di bandiere azzurre a quel punto hanno coperto l’immagine del Teatro Dal Verme, proprio nel momento in cui vi entravano il Procuratore milanese Bruti Liberati e la stessa giudice comunista Ilda. Il servizio d’ordine li ha circondati, per salvarli da quello che avrebbe potuto essere un linciaggio. I due sono stati fatti salire sul palco, dove un salmodiante Ferrara aveva nel frattempo indossato il saio da diacono e l’acquasantiera. Li ha accolti con bonomia (alla giudice comunista ha detto sottovoce: “Non peccare più con i giornalisti di sinistra”). Bruti Liberati ringhiava come preso da un raptus incontenibile e bofonchiava “Ci hanno scoperti, ci hanno scoperti!”, prima di invocare il principe delle tenebre. A quel punto Ilda ha iniziato ad urlare, in preda alle scosse della possessione ed ha vomitato intercettazioni di colore verde, girando la testa come la Reagan di “L’esorcista”. Il popolo azzurro era in visibilio e gridava “Fuoco, fuoco, fuoco”. Il Sommo Sacerdote lo ha zittito e, mutando la voce in duro sibilo da inquisitore, ha pronunciato la formula di rito: “Exorcizamus te, omnis immunde spíritus, omnis satanica potestas, omnis incursio infernalis adversarii, omnis legio, omnis congregatio et secta diabolica, in nomine et virtute Domini nostri Silvius”. Il rogo fu subitaneo. Di Ilda rimase un ciuffo di capelli rossi, che in un baleno fu spazzato via dalla calca. Finalmente, il Regno era salvo. Il torneo di burraco può ricominciare.

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