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Congresso Fli: in attesa di Fini non c’è accordo sul segretario

MILANO – Piomba nel bel mezzo del congresso fondativo di Fli la nota del Quirinale in cui si fa cenno alla possibilità concreta di elezioni anticipate qualora le forze politiche non abbassino i toni. L’appello di Napolitano è stato condiviso sia da Italo Bocchino che da Adolfo Urso così come dalla stragrande maggioranza degli esponenti di Futuro e libertà mentre da parte di Gianfranco Fini si è avuto un sostanziale no comment accompagnato da un laconico, «leggo anche io le agenzie». Per Italo Bocchino invece l’appello del Quirinale è« molto significativo. La politica e gli organi istituzionali -ha detto- devono abbassare i toni altrimenti meglio il voto». Adolfo Urso ha invece ribadito come il capo dello Stato «abbia dimostrato ancora una volta di essere il garante della Costituzione e dell’Italia. Napolitano gode di un consenso diffuso -ha aggiunto- da parte di tutti coloro che vogliono uscire dal pantano». In mattinata a raccogliere l’applauso dei militanti di Futuro e Libertà era stato l’avvocato a parlamentare Giuseppe Consolo che aveva commentato il fatto che «aver sciolto An forse possa essere stato un errore. Ci siamo uniti con un partito diverso dalla nostra tradizione con cui non avevamo obiettivi in comune. L’obiettivo però adesso non è rifare una nuova An ma un vero centrodestra che si basi sulla legalità, sull’etica, sulla sicurezza e sulla giustizia».

Ieri è stata anche la volta dei giovani che nel pomeriggio si sono poi trasferiti dal padiglione della Fiera milanese di Rho-Pero per andare a manifestare davanti alla sede de ‘Il Giornalè. Le donne del Fli hanno poi annunciato di aderire alla manifestazione di domani ‘Se non ora quandò a favore della dignità delle donne e proprio su questo è intervenuto il direttore de ‘Il Secolo d’Italià Flavia Perina secondo la quale «si è passati dalle quote rosa alle quote erotiche. Non è un problema morale ma un problema politico -ha detto- e la delegittimazione della rappresentanza femminile è un passo indietro che ci coinvolge tutte». Dal palco è intervenuto anche Sara Giudice, la giovane esponente del Pdl che aveva organizzato una raccolta di firme contro il consigliere regionale lombardo Nicole Minetti al centro del caso Ruby. E proprio negli stand allestiti nel padiglione 18 di Fiera Milano dove sono i vendita i numerosi gadget è spuntata anche una maglietta, in vendita a 10 euro, con una scritta ‘Se Ruby non puoi governare’.

Numerosi gli interventi che si sono susseguiti dal palco tra i quali quello di Carmelo Briguglio, secondo il quale «non possiamo pensare che il dopo Berlusconi possa nascere senza un atto di grande responsabilità contro il centrodestra abusivo che oggi è guidato proprio da Silvio Berlusconi». Il parlamentare Fabio Granata si è detto invece orgoglioso di essersi potuto liberare «di una zavorra pesante rappresentata dagli ex compagni di partito come Ignazio La Russa o Daniela Santanchè e Giorgia Meloni così come di tutti coloro che ora si definiscono responsabili ma che più che responsabili-ha detto- io definirei disponibili, disposti a tutto anche a vendersi». In chiusura Roberto Menia ha ribadito come Futuro e Libertà non debba solo essere «un’alternativa alla sinistra ma anche fondamentalmente diverso dal centrodestra del basso impero».

La questione degli organigrammi

Resta ancora tutta aperta la questione degli organigrammi di Fli, nonostante il lungo vertice notturno convocato da Gianfranco Fini per cercare una soluzione unitaria sulla guida di Futuro e Libertà. Vertice che arriva dopo i forti dissidi scatenati nei primi due giorni della Assemblea Costituente dall’ipotesi di una segreteria affidata ad Italo Bocchino. Il leader di Fli, dopo una giornata di aspri scontri dietro le quinte del congresso, si è visto costretto ad intervenire e a convocare, a cena nell’hotel milanese che lo ospita, i vertici futuristi per chiedere loro di privilegiare su tutto la compattezza e l’unità, in un momento politico delicato come questo. Ma la soluzione unitaria, nonostante il richiamo del leader, al momento non c’è. E Fini, che questa mattina chiuderà l’Assemblea Congressuale, prima dovrà sbrogliare la matassa. Resta sul tappeto l’ipotesi, fortemente contrastata, che a fare il coordinatore sia chiamato Italo Bocchino. Ma un gruppo di finiani, capeggiati da Carmelo Briguglio e Fabio Granata, potrebbero chiedere che a votare sia l’Assemblea Costituente. «Il partito si spaccherebbe – avverte però uno dei presenti al vertice serale – e sono già pronti i ricorsi, perchè l’Assemblea Costituente non è dotata di questo potere». Una delle ipotesi circolate è stata anche quella di non nominare un coordinatore e congelare gli attuali assetti: Italo Bocchino e Pasquale Viespoli resterebbero capigruppo rispettivamente alla Camera e al Senato, Roberto Menia responsabile organizzativo e Benedetto Della Vedova portavoce, mentre non si sceglierebbe al momento un coordinatore unico, ruolo in precedenza di Adolfo Urso, nè un coordinamento collegiale. Forti i malumori espressi soprattutto dal coordinatore in pectore Adolfo Urso e dal presidente dei senatori Pasquale Viespoli, che ha riunito i senatori futuristi annunciando a Fini possibili defezioni nel caso fosse scelto Bocchino per la guida del partito. Contrari alla nomina anche diversi coordinatori regionali. Sarà Fini a decidere, prima di chiudere il primo congresso futurista, contrassegnato dalla forte spaccatura del suo gruppo dirigente.

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