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Governo. L’avvertimento del Colle e gli spaventi del Cavaliere

Il Parlamento può essere sciolto anche se permane una maggioranza di governo? La questione, affrontata da diversi giuristi, è controversa. Si parla a tal proposito di “frattura” fra Organo legislativo e corpo elettorale

ROMA – Silvio Berlusconi oggi si dice convinto che il Capo dello Stato non potrà mai sciogliere le Camere, come pure ha avvertito nei giorni scorsi, qualora la sua maggioranza abbia i numeri per governare in entrambi i rami del Parlamento. Poi ha aggiunto che “«La Costituzione comunque prevede che senza una formale crisi di governo per interrompere anticipatamente una legislatura occorre che il presidente della Repubblica consulti sia i presidenti delle Camere che il presidente del Consiglio”. Veramente la Costituzione dispone che debbano essere sentiti soltanto i Presidenti delle due Camere (articolo 88, 1° comma) e non anche quello del Consiglio. Ma, come scrivono i giuristi, appare “in re ipsa” che, qualora il Capo dello Stato abbia veramente intenzione di sciogliere il Parlamento si consulti con il premier, dato che quest’ultimo subirebbe il maggiore contraccolpo da una tale decisione.

Ora, sorge spontanea la domanda: può effettivamente Napolitano procedere allo scioglimento delle Camere anche se in queste permane una maggioranza che appoggia il Governo? La questione è molto più complessa e vale la pena di esaminarla anche succintamente. I costituzionalisti distinguono fra uno scioglimento anticipato o preventivo e uno scioglimento successivo. Il primo si verifica – come nel caso che esaminiamo – per una serie di ipotesi che la dottrina giuridica ha puntualizzato con la consueta precisione: ad esempio, per chiari ed inequivocabili segni che attestino che la maggioranza che governa non lo è più realmente nel Paese (ad esempio, a seguito di tornate elettorali amministrative), oppure dalla incapacità delle Camere di esprimere una maggioranza stabile, o ancora quando vi siano i segni – sempre inequivocabili – di una grave frattura fra le Camere stesse e il corpo elettorale. Nel secondo caso (lo scioglimento successivo), molto più comune, il potere presidenziale si attiva nel momento in cui vi sia stato un voto di sfiducia del Parlamento e il Presidente abbia constatato che non è più possibile formare una nuova maggioranza.

In quale casistica possiamo inserire l’allarme lanciato da Napolitano? Non c’è dubbio che il caso sia abbastanza singolare, soprattutto alla luce della considerazione, condivisa dai giuristi, per cui il potere di scioglimento delle Camere è estremamente delicato, perché “incide sulla stessa esistenza degli organi legislativi, eletti direttamente dal popolo” (T. Martinez). Ma certamente, al vaglio del Presidente, sono emersi due problemi fondamentali: a) la sostanziale inattività di Governo e Parlamento negli ultimi mesi (quest’ultimo oramai si riunisce soltanto due-tre volte alla settimana per mancanza di provvedimenti da approvare); b) l’indubbia conflittualità esistente fra maggioranza e opposizione che può interpretarsi alla stregua di quella “grave frattura” fra l’istituzione legislativa e il corpo elettorale che giustificherebbe un decreto di scioglimento.

Particolare valore potrebbe assumere, in altri termini, l’ipotesi – sulla quale i costituzionalisti convergono – di una “crisi di rappresentatività” dell’organo elettivo, che coinciderebbe ed anzi si manifesterebbe in tutta la sua evidenza, con la mancata attività legislativa. Pare poco dubbio che la maggioranza berlusconiana abbia creato i presupposti per una crisi parlamentare, anche se in modo diverso rispetto al passato, nel quale tali crisi si appalesavano sostanzialmente come frattura della coesione di una maggioranza, oramai incapace di raccogliere consensi anche in un solo ramo del Parlamento. Di fronte al Capo dello Stato è oramai evidente l’incapacità del premier di governare senza anteporre i suoi problemi penali, di manomettere la legislazione a suo favore, fomentando uno scontro senza precedenti con il terzo potere dello Stato (la Magistratura).

Ma è molto probabile che Napolitano non voglia comunque forzare la situazione e attenda gli sviluppi della contesa politica. Uno scioglimento “forzoso” delle Camere darebbe la stura alla destra di gridare al “golpe”, con tutta la potenza mediatica delle televisioni del Cavaliere, e minare perfino sull’autorevolezza del Capo dello Stato. “Il Giornale” ha già iniziato a farlo a palle incatenate.

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