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Pirateria somala: guardie armate a bordo di cargo sventano attacco pirata

ROMA – Pirati somali ancora in azione nel mare del Corno D’Africa e nel loro mirino ancora navi danesi.

Stamani hanno infatti, tentato di catturare un mercantile di proprietà della società danese ‘Nordana’, ma registrato a Singapore. A renderlo noto il sito danese maririmedanmark il quale ha rivelato che il mercantile attaccato è il Brattingsborg con equipaggio thailandese che però, è sfuggito alla cattura. L’attacco è infatti, stato respinto grazie alla presenza di guardie armate a bordo. L’assalto, sempre secondo il sito danese, sarebbe avvenuto a 25 miglia nautiche al largo della costa dello Yemen alle 8:40 locali dopo che la nave aveva attraversato il canale di Suez ed intrapreso, con il suo carico di acciaio e merci varie, il suo viaggio verso l’India. E’ stata un fortuna che ci fossero vigilantes a bordo della nave della Nordana, ma soprattutto è stata una coincidenza fortunata. Era la prima volta che la società armatrice danese imbarcava uomini armati a bordo di una sua nave. La decisone era stata presa alla vigilia del viaggio in quanto la nave era considerata una facile preda sia per la sua bassa velocità di navigazione sia la caratteristica del suo bordo molto basso.

 

Per il fatto che la nave fosse registrata a Singapore non è stato necessario chiedere autorizzazione al Ministero della Giustizia danese. I pirati somali hanno seguito il consueto copione credendo di avere a che fare con una facile preda. Essi hanno attaccato con due barchini veloci, provenendo dalla poppa della nave ed hanno cominciato a fare fuoco contro il cargo danese a scopo intimidatorio e per costringere il comandante a fermare le macchine. Da bordo però, sono giunti colpi di risposta da parte delle guardie armate e a quel punto i predoni del mare hanno scelto di interrompere l’attacco e allontanarsi. Un fatto questo che ha dato nuova forza a chi in Danimarca spinge affinchè il governo autorizzi gli armatori a imbarcare a bordo dei loro mercantili  guardie private armate. L’assalto ad una nave danese, nel mare dei pirati, non è un caso isolato. Finora sono due le imbarcazioni danesi finite nelle mani dei pirati somali. Il cargo Leopard Ritzau catturato il 12 gennaio scorso al largo dell’Oman e lo Yacht ING catturato lo scorso 24 febbraio nell’Oceano Indiano. In mano alle gang del mare ci sono in tutto 9 cittadini danesi. Con loro sono trattenuti in ostaggi dai pirati somali altre 31 navi e 702 marittimi di diverse nazionalità tra cui 5 cittadini italiani.

 

In tutto sono una ventina i cittadini europei in mano ai moderni filibustieri. Nel frattempo, sempre oggi sono giunte notizie a riguardo della famiglia Johansen di Copenaghen, padre, madre e tre figli minorenni, caduti nelle mani dei predoni del mare mentre erano in navigazione nell’Oceano Indiano a bordo del loro Yacht ING con cui stavano compiendo il giro del mondo in barca a vela. Si tratta di Jan e Marie, e dei loro figli adolescenti, Rune, Hjalte e Naja, rispettivamente di 17, 15 e 13 anni. Con loro catturati anche due marinai. I sette ostaggi danesi stanno bene. I loro familiari hanno avuto contatti sia con gli ostaggi sia con i  pirati. A rivelarlo con un comunicato il ministro degli affari esteri danese. Una buona notizia che ha rincuorato molti, ma al tempo stesso ha portato a capire che ora inizia la fase più difficile del sequestro ossia quella della guerra dei nervi tra sequestratori e negoziatori. Come prima mossa i pirati hanno trasferito dal loro Yacht, i sette ostaggi danesi, a bordo di un’altra nave più grande ancorata al largo di Bandar Beyla dove sono tenuti anche altri ostaggi. Vi sono stati trasferiti durante la notte scorsa dopo essere stati portati prima sulla terraferma nei pressi della città di Haffun, nella regione somala del Puntland ad una ventina di chilometri più a nord. Uno stratagemma questo, adottato dalla gang del mare, che ha in ostaggi la famiglia Johansen e i loro due marinai, nel timore che le forze speciali danesi tentino un blitz per liberarli. Il gruppo di sette ostaggi inoltre, pur stando sulla stessa nave sono stati anche divisi in due gruppi.

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