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Benzina. Nuovo prezzo record. Bersani: “E il governo sta a guardare”

ROMA – L’aumento del prezzo della benzina, fino al record di 1,568 euro raggiunto oggi, ricadrà sulle famiglie italiane con una stangata da 1.200 euro su base annua. È quanto calcolano le associazioni dei consumatori che aderiscono a Casper. I prezzi record della benzina, unitamente all’impennata dell’inflazione, secondo Casper determineranno una maggiore spesa a famiglia per complessivi 1.205 euro su base annua: 915 euro solo per gli effetti inflattivi, 300 euro addebitabili al caro-benzina. Per questo Casper chiede al Governo di considerare prioritaria la lotta all’inflazione e di intervenire immediatamente per frenare sul nascere qualunque tentativo di rialzo ingiustificato dei prezzi e salvaguardare i bilanci delle famiglie. In particolare è indispensabile bloccare le tariffe energetiche per tutto il 2011, disporre un taglio delle accise sulla benzina non inferiore a 5 centesimi di euro al litro, e introdurre un meccanismo di sterilizzazione degli aumenti dei prezzi dei carburanti. L’Adoc avverte poi che, senza uno stop, la verde raggiungerà quota 1,70 euro entro i prossimi due mesi.

Adusbef e Federconsumatori, che assicurano di non voler fare polemica, sottolineano invece che «rispetto alla quotazione del petrolio ed all’attuale livello di cambio vi sono oltre 6 centesimi di troppo sul costo dei carburanti». Per arginare le pesanti ricadute della crisi petrolifera sulle famiglie le due associazioni ritengono quindi indispensabile dare applicazione alla cosiddetta «accisa mobile», disporre l’immediata entrata in vigore delle misure definite nell’accordo con la filiera petrolifera (a partire dalla Commissione di controllo sulla doppia velocità) e utilizzare l’elenco gratuito delle pompe bianche esistenti presente sul sito Federconsumatori, per risparmiare così circa 4 euro a pieno.

Bersani: “Il Governo non fa nulla”

«È inaccettabile che il governo non intervenga sugli aumenti dei carburanti. Il ministro Tremonti riduca le accise applicando la norma del governo Prodi». Lo chiede il segretario del Pd Pier Luigi Bersani. «Forse in mezzo a tanti diversivi – afferma Bersani – dovrebbe essere finalmente possibile occuparsi di qualche problema reale del Paese. Nei bilanci delle famiglie e delle imprese sta pesando sempre di più l’aumento dei carburanti, che d’altra parte sta facendo incassare più soldi allo Stato mediante l’Iva. Bisogna neutralizzare questo circuito che rende l’esecutivo compartecipe di un aggravio di costi per i cittadini. Chiediamo da tempo che si applichi la norma prevista dal governo Prodi con la finanziaria del 2008 che consente, con un semplice decreto del ministro dell’Economia, di rimodulare le accise ogni trimestre utilizzando a copertura l’extra gettito dell’Iva. Più in generale è tempo che si intervenga per alleviare l’impatto sulle famiglie dell’aumento dell’inflazione che stiamo registrando e di interrompere l’alleanza del governo con interessi corporativi». Occorre, aggiunge il segretario Pd, «intervenire sul sistema dei prezzi, dai farmaci ai carburanti, alle assicurazioni, ai trasporti, per fare in modo che i redditi, già indeboliti, non si decurtino ulteriormente a danno del livello di vita dei cittadini e dell’andamento dei consumi».

L’Italia sconta l’assenza di biocarburanti

L’Italia risentirebbe di meno dell’ aumento dei prezzi del petrolio se si introducesse un uso più massiccio dei biocarburanti, un settore in cui siamo tra gli ultimi in Europa. Lo afferma il direttore generale di Assocostieri, Maria Rosaria di Somma. «Il prezzo del biodiesel è agganciato a quello del gasolio perchè non si può usare da solo – spiega l’esperta – ma negli altri Paesi hanno trovato dei sistemi, come l’eliminazione delle accise sui biocarburanti, per farlo diventare più conveniente, favorendone così l’utilizzo e riducendo la dipendenza dal petrolio. Il risultato è che nel resto d’Europa quasi tutti usano molto più biodiesel di noi, e sono meno esposti alle crisi petrolifere». Secondo le cifre fornite dall’associazione, in Francia il 7,5% del diesel utilizzato ha origine vegetale, in Spagna si arriva al 6,5% e in altri Paesi, come la Romania, si sta arrivando a queste quote. In Italia invece siamo fermi al 4%, nonostante una direttiva Ue richieda che entro il 2020 almeno il 10% dei carburanti utilizzati non venga dal petrolio: «Questa direttiva è stata recepita recentemente ma verrà disattesa – afferma Di Somma – perchè non c’è un vero piano per l’adozione dei biocarburanti. I pochi strumenti che ci sarebbero per incentivarli non vengono usati dal governo, che persegue una politica che ci lascerà sempre dipendenti dal petrolio e dal gas. Anche il bioetanolo è un buon esempio: noi lo esportiamo fino in Svezia, ma da noi non si usa».

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