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Usa. Il pastore Terry Jones brucia testi del corano. IL VIDEO


MIAMI (FLORIDA) – Terry Jones, il pastore evangelico integralista della Florida, ha nuovamente bruciato copie del Corano e un’immagine del profeta Maometto nella sua chiesa di Gainsville.

Il gesto, trasmesso in diretta web,  è stato organizzato per chiedere il rilascio di Youcef Nadarkhani, condannato in Iran per essersi convertito dall’Islam al cristianesimo. Lo scorso anno, un altro rogo del Corano infiammò i rapporti tra Stati Uniti e Afghanistan, dove scoppiarono proteste e attacchi, tra cui anche uno all’ufficio dell’Onu.

Oggi ancora circa 20 persone si sono radunate alle 5 del pomeriggio ora locale, con diversi agenti che sorvegliavano la zona. Jones e un altro pastore hanno preso la parola per chiedere la liberazione del pastore cristiano Youcef Nadarkhani, detenuto in una prigione iraniana. Ma il podio era troppo lontano dalla strade, e l’intervento di Jones è stato udito solo da quelli a lui vicini.  Poco dopo, due auto della polizia hanno fatto irruzione sul prato, consegnato a Jones una citazione per le varie violazioni commesse. Un responsabile dei Vigili del Fuoco ha precisato che il pastore aveva l’autorizzazione per accendere fuochi ma non per bruciare libri, che per le autorità locali rischiano di danneggiare l’ambiente, quindi richiedono un permesso speciale. Jones è stato quindi multato per 271 dollari. Nel settembre di due anni fa, Jones minacciò di bruciare 200 copie del Corano per protestare, in occasione dell’anniversario dell’11/9, contro «l’Islam del diavolo». Il mondo arabo insorse, lo stesso Obama scese in campo per dissuadere il reverendo che, alla fine rinunciò. Ma nell’aprile del 2011 il pastore e il suo aiutante Wayne Sapp compì l’oltraggio, scatenando un vero e proprio massacro alla base Onu della città afghana Mazar-i-Sharif.

Il governo iraniano ha condannato il rogo definendolo “Oltraggioso e provocatorio”. Secondo l’agenzia iraniana Fars Yousef Nadarkhani è stato incarcerato nell’ottobre 2009 per stupro, corruzione e crimini relativi alla sicurezza, inclusa l’estorsione. La sua condanna a morte – viene aggiunto – era stata revocata dalla Corte suprema iraniana in febbraio. Come era stato sottolineato da parte iraniana nell’ottobre scorso, in base alla Costituzione della repubblica islamica, in Iran «le religioni monoteiste sono riconosciute ed è tutelata la libertà di culto».

 

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