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Gheddafi minaccia l’Italia. Rafforzate le misure di sicurezza ad ambasciate e istituzioni

ROMA – Con il decollo di aerei italiani dalla base di Trapani il nostro Paese è entrato ufficialmente in guerra con la Libia. Gli aerei dovrebbero compiere le incursioni previste dal comando militare nell’ambito della missione affidata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e cioè colpire obiettivi militari. Ma il conflitto bellico nel Mediterraneo sta creando qualche ansia agli italiani. Il colonnello Gheddafi ha usato parole durissime contro gli italiani, minacciando pesanti ritorsioni. Ma quanto sono credibili queste minacce?

Il 56% dei partecipanti alla domanda del giorno di Sky Tg24, alla luce dell’autorizzazione dell’Onu ai raid aerei sulla Libia, teme ritorsioni contro l’Italia da parte di Gheddafi. Il 44% degli aderenti alla rilevazione, invece, non crede a questo tipo di rischio.

Particolarmente preoccupata la popolazione di Lampedusa, l’obiettivo più vicino da colpire per i missili libici. La domanda che ci si pone è se la Libia di Gheddafi possegga armamenti in grado di raggiungere la nostra Penisola. Il Governo ha assicurato tutti che ciò non è possibile ma, in realtà, non si sa bene quale tipo di riarmo abbia caratterizzato la Libia dopo la fine dell’embargo.

Il colonnello Andrea Nazzi, comandante della base aerea di Decimomannu in Sardegna, ha precisato che “Le operazioni che vengono svolte in Libia prevedono una no fly zone e quindi tutti i sistemi offensivi che i libici intendessero utilizzare verrebbero soppressi. E ciò vale sia per aerei, sia per missili che dovessero levarsi in volo”.

Rafforzate le misure di sicurezza in Italia. Monitorate le moschee

Aeroporti, ambasciate, basi delle forze armate, ma anche moschee, luoghi di culto e luoghi di ritrovo di islamici. In parallelo con l’escalation dell’intervento militare della coalizione in Libia e con le minacce di Gheddafi, l’Italia rafforza le misure di sicurezza contro il rischio di attacchi terroristici. Come indicato dalla circolare inviata dal capo della polizia, Antonio Manganelli, a prefetti e questori. I servizi segreti e l’Antiterrorismo hanno già dall’inizio della crisi libica potenziato il monitoraggio sui possibili pericoli per il Paese. Indicazioni di minacce specifiche non sono state raccolte, ma l’attenzione degli apparati di sicurezza nazionali – dato il momento – è al massimo livello. Oggi Gheddafi ha nuovamente avuto parole dure verso l’Italia, chiamata «traditrice» ed ha definito «una nuova crociata contro l’Islam» l’attacco alla Libia. C’è dunque il rischio che questi appelli vengono raccolti dai circoli fondamentalisti presenti sul territorio nazionale. Per questo è arrivata l’indicazione di monitorare attentamente quanto si muove nelle centinaia di moschee ‘fai da te’ sparse in tutta Italia e, più in generale, nei luoghi in cui si radunano gli islamici. Si vuole capire – anche dai sermoni degli imam – se le parole del colonnello e, più in generale, l’intervento militare in Libia cui partecipa anche Roma, hanno avuto un impatto sui gruppi radicali presenti. Tra i quali, tuttavia, Gheddafi non ha mai riscosso troppe simpatie. Monitorati anche i sostenitori del colonnello. Oggi a Perugia una quarantina di studenti libici ha manifestato a favore del rais davanti alla sede dell’Università per stranieri. Intanto, i questori delle principali città stano traducendo in pratica le indicazioni della circolare del capo della polizia. A Roma è stata potenziata la vigilanza delle forze dell’ordine davanti alle sedi diplomatiche di Paesi come Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. Analoga attenzione è stata dedicata anche alle sedi istituzionali e governative. Blindati presidiano inoltre l’ambasciata libica. Allerta potenziata anche all’aeroporto di Fiumicino, dove c’è stata un ulteriore stretta sui controlli e sui livelli di sicurezza.

L’aumento della sorveglianza riguarda in particolare i cosiddetti obiettivi sensibili, i voli delle compagnie considerate a rischio, i controlli dei documenti dei passeggeri e delle aree di accesso alla zona aeroportuale. A Napoli si è riunito il Comitato provinciale per la sicurezza e l’ordine pubblico per adeguare le misure di sicurezza sugli obiettivi sensibili. Nel capoluogo partenopeo hanno sede, tra l’altro, il quartier generale delle forze Nato nel Mediterraneo, nel quartiere Bagnoli ed il comando delle forze della marina statunitense, a Capodichino. Particolare preoccupazione c’è poi per gli interessi italiani in Libia e per i connazionali ancora presenti nel Paese nordafricani.

 

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