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Il governo dei Vampiri. Nella “spending review” previsti ancora tagli alla scuola

Sembra un brutto incubo, uno di quelli che fai quando hai mangiato troppo pesante a cena e ti svegli tutto sudato, avendo fatto un bruttissimo sogno. È quello che proviamo leggendo le notizie sui possibili tagli alla spesa pubblica, la cui cabina di regia, dopo lo studio di Piero Giarda, è stata affidata al migliore tagliatore di teste sulla piazza: Enrico Bondi, già risanatore della Parmalat ed autorevole sostenitore del «quando ci vuole ci vuole». E purtroppo non si tratta di un sogno.

Il governo starebbe pensando di tagliare ancora la spesa per l’istruzione pubblica. Una notizia incredibile. Soltanto nel biennio 2008-2010, il peggiore governo mai avuto in 150 anni di storia unitaria italiana, cioè il governo Berlusconi, ha rapinato all’istruzione pubblica ben 8,5 miliardi di euro, spacciando l’operazione come “risparmio” quando in realtà si tagliavano perfino ore di lezione di materie fondamentali come le lingue straniere, il latino nei licei, le materie professionalizzanti negli istituti tecnici. Ciò ha comportato un aumento considerevole delle tasse di iscrizione nella scuola pubblica per ogni famiglia, contrabbandate da “contributo volontario”.

Ma evidentemente, il sangue già succhiato dai Dracula precedenti non deve aver ancora soddisfatto del tutto gli attuali vampiri che ne hanno degnamente preso il posto. Le parole sono sempre le stesse utilizzate dal precedente ministro e non hanno alcun senso compiuto: «Il 97% della spesa per l’istruzione se ne va nel pagare gli stipendi, quindi è spesa corrente». E allora? Nella mente di un illuminato, questa affermazione (di per sé vera) dovrebbe voler dire: «Bene, allora aumentiamo il budget destinandolo alla spesa per investimenti». Ma tale evidenza si scontra con l’istinto dei vampiri, più o meno come nel caso delle famose tutele dell’articolo 18, che coprirebbero soltanto una parte dei lavoratori e dunque è meglio toglierle del tutto, invece che estenderle. La logica dei vampiri è invece opposta: si spende troppo per la spesa corrente, quindi bisogna diminuirla, il che vorrebbe dire, per la scuola, o tagliare gli stipendi già miseri degli insegnanti (che tuttora si sono visti abrogare gli aumenti stipendiali automatici e perfino quelli contrattuali, senza fiatare, con incredibile spirito di servizio) o diminuirne ancora il numero.

Evidentemente, gli attuali governanti non hanno avuto ancora il coraggio di prendere una decisione che colpisca direttamente i lavoratori della scuola (insegnanti, personale ATA e collaboratori). Il segretario del Pd Pierluigi Bersani ha già fatto circolare la sua totale contrarietà ad un ulteriore intervento restrittivo del budget assegnato all’istruzione pubblica. Ce ne rallegriamo ma sarebbe il caso di fare qualche passo più in là e archiviare per sempre il governo dei vampiri, il più pericoloso nemico dei lavoratori e dei ceti deboli del Paese, perché camuffato da equanime riformatore e risanatore.

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