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Costa D’Avorio. La guerra continua. Oltre 800 le vittime accertate

ABIDJAN – È sempre più drammatica la situazione in Costa d’Avorio, dove i fedelissimi del presidente Laurent Gbagbo continuano a combattere contro i sostenitori di Alassane Ouattara, uscito vincente dalle elezioni presidenziali dello scorso novembre.

Teatro dei combattimenti, che hanno provocato centinaia di morti e altrettanti rifugiati, è la capitale economica Abidjan, nel sud del paese. Assediato nel suo bunker insieme alla sua famiglia, Gbagbo non sembra essere intenzionato a lasciare il potere. Nemmeno l’intervento dei Caschi blu della Missione delle Nazioni Unite (Unoci), affiancata dalla forze speciali francesi della Brigade Licorne, è servito a riportare la calma nel paese. La presenza delle truppe francesi ad Abidjan, il cui intervento è stato deciso con la stessa  risoluzione Onu che ha permesso alla Nato di intervenire in Libia (lo scopo è quello di difendere le popolazioni civili), è un segnale della gravità della situazione.

Continuano, intanto, le trattative che dovrebbero portate alla fine della guerra civile e all’uscita di scena del presidente ivoriano. Diplomatici, religiosi e militari stanno lavorando per trovare una soluzione al conflitto, ma visti i precedenti comportamenti di Gbagbo, che più volte ha abbandonato il tavolo del negoziato perché non gli erano state assicurate una serie di garanzie per sé e per la sua famiglia, è difficile  dire quali risvolti ci saranno. Nei giorni scorsi, proprio a causa del fallimento della diplomazia, capitanata dal ministro degli Esteri francese Alain Juppè,  le truppe fedeli a Ouattara hanno più volte tentato di sferrare il colpo finale al  rifugio di Gbagbo, facendo piombare nel terrore il popolo ivoriano. Ma questa della Costa d’Avorio è una guerra che per molto tempo è rimasta nel buio. Solo qualche settimana fa, proprio perché la situazione era sfuggita di mano, si sono accesi i riflettori dei media mondiali, con la Comunità internazionale che ha iniziato ad invocare la fine delle ostilità, mentre l’Unione Europea ha annunciato una serie di sanzioni contro il governo  illegittimo di Laurent Gbagbo.

Ma come si è arrivati a questa drammatica situazione? All’indomani delle elezioni presidenziali del novembre 2010, dopo diversi anni di conflitti interni causati principalmente dalla divisione del paese tra un nord musulmano e un sud cristiano, la Commissione elettorale indipendente ha annunciato la vittoria di Alassane Ouattara con il 54,1% dei voti, ma Gbagbo, sostenuto dal Consiglio costituzionale, ha emesso un verdetto opposto, riconoscendosi come vincitore. Da allora il presidente ivoriano, arroccato nel suo bunker, ha dato ordine alle forze armate rimaste al lui fedeli di massacrare gli oppositori, coinvolgendo nel conflitto anche la popolazione civile. Secondo le stime di Save the children, sarebbero circa un milione i bambini colpiti dal conflitto in Costa d’Avorio.  E sarebbero più di 800 le vittime accertate. Ed è per questo che la Corte penale internazionale (Cpi) ha deciso di avviare un’indagine per accertare eventuali colpe dei massacri compiuti nel paese.

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