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Il dopo vittoria della Lega ticinese. Guerra aperta ai padani frontalieri

“Tremonti trema! Basta fiscovelox, le tasse dei frontalieri devono rimanere in Ticino, basta attacchi al segreto bancario!”

COMO – Tempi duri per i comaschi e varesotti. La vittoria della lega ticinese sta impensierendo moltissimi lavoratori di confine padani che conoscono molto bene la politica anti italiana del cantone italiano. La nazione che notoriamente è extracomunitaria e storicamente neutrale, ha cambiato stile e annuncia preoccupanti cambiamenti. Infatti l suo leader Giuliano Bignasca dichiara senza mezzi termini che è indispensabile difendere il lavoro dei ticinesi contro i frontalieri italiani.

Il Corriere del Ticino, parla di “travolgente successo” della Lega e di una “batosta” per i partiti storici; un risultato temuto da molti, ma che era già nell’aria vista le tendenza nazionale che ha monopolizzato la politica, mostrando un radicale cambiamento nel tessuto sociale elvetico. Il populismo utilizzato dal Bignasca non è differente, per stile e contenuti, da quello di un Borghezio o Bossi di turno. II giornale “La Regione”, definisce “terremoto” la vittoria e considera come fattori scatenanti l’incertezza, il desiderio di “ricette muscolose” e la doppia natura della formazione strutturata con Marco Borradori e il Nano sopranome di Bignasca il tutto condito con la martellante  comunicazione con il “tritatutto domenicale”, “il Mattino” giornale leghista.
Come in Italia, il partito della lega ticinese ha puntato il dito sul Plr (di centro) etichettato  come “partito degli affari”- schiavo di Basilea.

Domenica la svizzera è andata alle urne con un ritornello nella testa, uno slogan ripetuto all’infinito in tutta la campagna elettorale “Via gli italiani dal Ticino!”. Così il Bossi di Lugano, imprenditore ed ex calciatore, ha  inculcato l’accanimento contro i lavoratori italiani che ogni giorno a suo dire “invadono la Svizzera offrendo manodopera a basso costo e sottraendo lavoro ai giovani locali”.
Il vittorioso leader, alla notizia della vittoria ha, ha subito dichiarato: “adesso comandiamo noi” non mancando di precisare che “Parleremo con Bossi affinché intervenga con Tremonti. Se non cambiano le cose, o con le buone o con le cattive, tagliamo i frontalieri”.

E’ un chiaro riferimento all’accordo bilaterali italo-svizzeri del 1974, che riguarda la gestione dei ritorni economici di una parte di tasse pagate dai lavoratori italiani in Svizzera, però residenti in Italia. Al tempo, si era stabilito che il ristorno spettante all’Italia fosse di 38,8% sul totale delle tasse pagate dai lavoratori pendolari. Le condizioni furono superate qualche anno dopo, quando Svizzera e Austria, per analoga situazione, fissarono il 12.5%. Oggi Berna vuole ridiscutere per ribassare, ma il Ministro Tremonti risponde sempre picche.
La nota divertente è che, la Lega Nord di Bossi, alla notizia ha esultato soddisfatta, sfoggiando con vanto i buoni rapporti tra i due leader leghisti, ignorando quanto la lega elvetica urli e sbraiti contro italiani e slavi. Il clima in padania è pesante.
Rende l’idea del clima uno stralcio pubblicato oggi nel “il Mattino” online del Ticino dal titolo “Tremonti trema” seguita da – basta fiscovelox, le tasse dei frontalieri devono rimanere in Ticino, basta attacchi al segreto bancario!”.
Più incisivo il commento lasciato da un lettore: “la musica é cambiata eh, Giulietto!! Allora che vuoi fare; ancora la testa di caxxo??? Vieni in Ticino a farci visita, che magari qualcuno ti spiega come andranno le cose da adesso, cioè da ieri.” Come si suol dire in questi casi; cerino a Bossi.

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