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Governo. Pronta l’ennesima truffa: la modifica della legge porcata

La destra vuole modificare le norme elettorali per il Senato, assegnando il premio di maggioranza su scala nazionale, per sminare il pericolo rappresentato dal terzo polo. Esattamente il contrario di quanto fece nel 2006 per indebolire sul nascere il Governo di Romano Prodi

ROMA – Ricordate le motivazioni addotte dalla destra per giustificare la “legge porcata” messa assieme da Roberto Calderoli nel 2006? Il premio di maggioranza per la coalizione che prende più voti si calcola a livello nazionale per la Camera ma a livello regionale per il Senato. Lo vuole la Costituzione (articolo 57, primo comma). In realtà, il marchingegno andava a colpire dritto la sinistra, in vantaggio di sette punti sulla destra. Con un meccanismo così pensato e con una furibonda campagna elettorale condotta sulle sue televisioni (negli ultimi venti giorni Berlusconi apparve ogni mattina nei programmi più seguiti dalla popolazione anziana), la destra riuscì quasi a pareggiare, impedendo all’Ulivo di avere una maggioranza certa al Senato.

ORA, DIETROFRONT. Oggi, a distanza di cinque anni dalla legge porcata, la destra vuole di nuovo cambiare tutto. O meglio, vuole modificare proprio la norma che assegna al Senato il premio di maggioranza su base regionale, perché in questo modo ad essere avvantaggiati sarebbero proprio loro, che contano di avere più voti del centro-sinistra. Ma possibile che in questo sciagurato Paese le “riforme” elettorali vengano fatte oramai dalla destra a suo uso e consumo, cioè per mantenere il potere a Palazzo Chigi? La risposta è affermativa e si tratta dell’ennesimo golpe strisciante con il quale si vuole impedire al centro-sinistra di competere ad armi pari. Nessuno può più parlare di democrazia effettiva.

GLI EFFETTI DELLA “RIFORMA”. Come precisa oggi Roberto D’Alimonte (professore di Scienza della politica a Firenze e alla Luiss di Roma) su “Il Sole 24 ore”, il vero problema di Berlusconi è l’esistenza del “terzo polo”, dato, come coalizione, ad un 14,6% di preferenze. Complessivamente, secondo la ricerca, il centro-sinistra sopravanzerebbe anche se di poco il centro-destra. Ma anche se la coalizione di Bersani e Vendola dovesse vincere, riuscirebbe a conquistare la maggioranza soltanto alla Camera ma non al Senato, dove risulterebbe determinante proprio il terzo polo. Per sminare questo pericolo, la strategia berlusconiana è esattamente simile a quella della primavera del 2006. Innanzitutto cambiare le regole del gioco elettorale: con la riforma della legge per il Senato, praticamente si impedirebbe al terzo polo di diventare elemento determinante per la formazione di una maggioranza. In secondo luogo, l’occupazione militare della comunicazione televisiva potrebbe consentire alla destra di recuperare il voto degli indecisi e sopravanzare il centro-sinistra. Berlusconi potrebbe diffondere i suoi dati falsi sull’operato del governo, che nessuno spettatore di Fede e Minzolini sarebbe mai in grado di contestare.

UN VERO E PROPRIO GOLPE. Una volta conquistato di nuovo il Governo truccando le carte, il magnate di Arcore potrebbe spiccare il volo verso il Quirinale, affidando Palazzo Chigi a Alfano o a Tremonti. Ma, come appare evidente, sarebbe un successo del tutto illegittimo, perché “inquinato” da “riforme” elettorali studiate per vincere a tavolino e dall’assoluto predominio sulla informazione televisiva, quella che ancora oggi appare determinante per la formazione dell’opinione pubblica. Il Partito democratico sembra aver compreso questo pericolo e per questo Bersani propone a Casini un’alleanza strategica per impedire al Cavaliere di fare terra bruciata della Costituzione e del sistema democratico. Allo stato attuale il centro-sinistra non sarebbe in grado di vincere le elezioni con maggioranze secche nelle due Camere. Il Caimano si sente tranquillo: come i sondaggi mostrano rischi di sconfitta, cambia le regole del gioco. Perché questa è la sua idea di competizione democratica.

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