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Pensionati Inps. Fin qui tutto bene ma lo schianto sta arrivando

Una persona cade dal cinquantesimo piano di un grattacielo, passa davanti allle finestre del 49esimo piano e pensa, fin qui tutto bene, passa davanti al 48esimo e pensa, fin qui tutto bene.

La situazione dei pensionati italiani descritta dal Rapporto Inps presentato ieri da Antonio Mastropasqua alla Camera dei deputati ricorda molto da vicino il caso dell’uomo che cade.
La realtà delle pensioni che descrive il rapporto Inps, e’ fatta di assegni ridotti all’osso che rendono difficile o impossibile la sopravvivenza dei titolari.
Dei 16 milioni di assegni di pensione erogati dall’Istituto oltre la meta’, il 50,8 per cento, è di importo inferiore ai 500 euro mensili mentre si piazza al di sotto dei mille euro mensili il 79 per cento delle pensioni (12,6 milioni).
Una nota a parte va fatta per le signore, considerando infatti i soli assegni che vedono come beneficiari le le donne, le due percentuali si impennano ulteriormente con il 61 per cento al di sotto dei 500 euro mensili ed il 91 per cento al di sotto dei mille.
E se da un lato l’istituto è riuscito a chiudere la gestione con un grosso attivo, 1,397 miliardi, e con un patrimonio netto di 40,931 miliardi non si riesce davvero a comprendere come affronteranno il futuro quei pensionati che si troveranno ad andare in pensione dopo lo schianto della Riforma Dini.

La Dini prevedeva infatti che coloro i quali avessero avuto una anzianità contributiva di almeno 18 anni al 31 dicembre 1995 sarebbero andati in pensione con il ben più generoso sistema di calcolo retributivo ed ancora oggi ben il 93,4 per cento delle pensioni in pagamento e’ calcolato in questo modo. Ai lavoratori più giovani toccherà prima il sistema misto e poi il sistema di calcolo contributivo, il che implica pensioni liquidate nei prossimi anni di importo sempre decrescente rispetto all’ultima retribuzione.

Ad aggravare la situazione dei giovani, che vede una quota elevatissima di disoccupazione, ci si mette quindi la emergente necessità di destinare una quoyta consistente del reddito alla costruzione di una pensione integrativa.
A quest’ultimo proposito stupisce lo stupore della nostra classe dirigente nel commentare le adesioni ai fondi integrativi; secondo la Covip, l’autorita’ che vigila sul settore, risultano aver aderito finora 5,3 milioni di lavoratori, solo il 23 per cento della platea potenziale. E tra gli aderenti la grande maggioranza è rappresentata da lavoratori dipendenti a posto fisso mentre le adesioni tra i giovani, che avranno pensioni pubbliche piu’ basse e che adesso hanno contratti senza alcuna tutela e con retribuzioni da fame, sono poche.
Per questo il Ministro del welfare Sacconi, insieme con il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, ha pensato di risolvere il problema promuovendo la ‘Giornata della previdenza’ nelle scuole, che da ieri si terra’ ogni anno.

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