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Blogger. Dietro lo schermo, l’identità segreta

ROMA – Esiste un confine fra realtà e finzione nel mondo web? Dove si pone questo confine? Dove l’illusione diventa realtà e dove la realtà diventa illusione?

Le domande nascono all’indomani della notizia che la blogger siriana, Amina Arraf – diventata simbolo della rivolta in Siria –  non è mai esistita, e con essa le notizie riportate sul suo blog,“A Gay Girl in Damascus”; chi raccontava le notizie relative alla rivolta siriana erano, un quarantenne americano, attivista pro-palestinese residente in Edimburgo, Tom MacMaster, e sua moglie, Britta Froelicher, esperta di questioni siriane e attivista di un’associazione americana per la pace in Medio Oriente.
Mentre da tutto il mondo giungevano petizioni su petizioni, via web, per la liberazione di Amina – l’ultimo post di una fantomatica cugina raccontava, appunto, dell’arresto della giovane blogger -, Andy Carvin, giornalista di Npr, e la blogger Liz Henry, iniziano alcune ricerche, relative alla veridicità sull’identità della ragazza, insospettiti dal fatto che nessuno conoscesse Amina nel “mondo reale”; da qui una prima scoperta del possibile inganno: le foto della blogger non sono quelle di Amina ma quelle di una ragazza inglese.
La ricerca non si ferma, raccolti alcuni pezzi del puzzle, gli indirizzi proxy da cui Amina postava i blog e appunto le foto postate sia sul blog che su altre identità del web  – i due risalgono all’indirizzo reale del blogger; le tracce, conducono all’università della città scozzese, Edimburgo appunto, dove Tom MacMaster segue un master in studi orientali.
Caduto il velo della menzogna l’uomo decide di uscire allo scoperto e dalla Turchia, dove si trova in vacanza con la moglie, decide di confessare l’inganno, dal blog di Amina, scrive il suo ultimo post intitolato: “Scuse ai lettori”.
Poche righe che fanno subito il giro del mondo: “Non mi aspettavo un livello di attenzione del genere – scrive -. Mentre il personaggio era di fantasia, i fatti raccontati su questo blog sono veri e non fuorvianti rispetto alla situazione sul campo. Io credo di non aver danneggiato nessuno. Gli eventi vengono plasmati dalle persone che li vivono su base quotidiana. Ho solo cercato di gettare luce su di essi per un pubblico occidentale. Questa esperienza ha tristemente confermato il mio modo di sentire riguardo alla copertura spesso superficiale del Medio Oriente e la presenza pervasiva di forme di Orientalismo liberale. In ogni caso sono rimasto profondamente toccato dalle reazioni dei lettori”.

All’indomani del post e deciso a far chiarezza, Tom MacMaster promette un’intervista, ad un media di sua scelta, per spiegare i perché di questa messa in scena.
In tutto questo calderone di intrighi e ricerche, rimangono alcune certezze: Amina non è siriana, non è lesbica tanto meno una donna, ma un eterosessuale quarantenne americano, che ha rubato foto su Facebook per dare un volto alla sua creatura, la cittadina britannica Jelena Lelic, e che per mesi ha dato interviste rispondendo alle e-mail di giornalisti e blogger, ha flirtato con una donna canadese, con quest’ultima convinta di essere la compagna di Amina ed infine, ha intrecciato rapporti d’amicizia con svariati utenti cibernetici. Il tutto per provare sospetti e ipocrisie del mondo circostante.
Immediata la rivolta sul web, l’uomo definito, “Sick”, ovvero, “malato” apre una serie di interrogativi sull’opportunità o meno di credere ai vari blogger e ai vari blog; la preoccupazione è per le conseguenze che la bravata di MacMaster avrà sulla credibilità e la libertà di espressione dei blogger in generale, e di quelli arabi in particolare, e soprattutto, per la comunità gay del Medio Oriente, già pesantemente vessata.
Ma c’è anche rabbia per il tempo impegnato intorno ad una causa inesistente, mentre migliaia di veri dissidenti sono rinchiusi in carcere senza alcuna campagna di sostegno, e che meriterebbero maggiori attenzioni.
Inutile riproporre le domande iniziali, di certo però, urgono leggi precise per il popolo della Rete, e pene severe per chi si diverte a costruire storie e fantasie che si ripercuotono sull’ordine pubblico.

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