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Prodi “parla” all’Europa con proposte credibili e dignitose. Il gioco si riapre inaspettatamente

ROMA – Un vento di speranza viene sollevato dalla lettera che Romano Prodi e Quadrio Curzio hanno inviato ieri (martedì 23 agosto, ndr) al Sole24Ore con una proposta che trova ampi consensi in campo politico ed economico. “Bisogna innovare di più con il varo di un Fondo finanziario europeo (Ffe) che emetta gli EuroUnionBond” e che sia garantito con le “riserve auree del Sistema europeo di banche centrali”. 

  Una proposta come dicevamo, che piace a molti, e in Italia trova addirittura una sintonia emergente tra maggioranza e opposizione. Il primo vantaggio dell’emissione di EuroUnionBond consiste nel fatto che “il Ffe non sarebbe opportunistico ma stabilizzante nella gestione dei titoli di Stato nazionali da detenere su lunghe durate, rendendo così molto difficile anche la speculazione”. Il secondo vantaggio, continuano Prodi e Quadrio Curzio, “sarebbe un mercato degli Eub di grandi dimensioni e una raccolta a interessi in media più bassi rispetto ai titoli nazionali di quasi tutti i Paesi Uem. Data anche la natura del Ffe e degli Eub, che hanno garanzie reali, diverrebbe realistico attrarre investitori molto liquidi come i Fondi sovrani”. In sostanza, concludono, Gli EuroUnionBond “possono davvero diventare competitivi dei titoli del tesoro Usa dei quali la Cina vuole alleggerirsi”.

Il ruolo dell’Italia in questo percorso. Il Nostro paese dovrebbe conferire 180 miliardi di euro in totale di cui 79 milioni di once in riserve auree, valutabili oggi a circa 101 miliardi di euro, più altri 79 miliardi di euro che dovrebbero essere azioni di società detenute dal ministero dell’Economia (Eni, Enel, Finmeccanica, Poste..). Il Fondo finanziario europeo potrebbe fare un’emissione di tremila miliardi di Eub con una leva di 3 e durata decennale, e oltre, al tasso del 3% eventualmente variabile dopo un certo periodo, proseguono Prodi e Quadrio Curzio. “L’onere di interessi sarebbe di 90 miliardi di euro all’anno pari oggi a circa l’1% del Pil della Uem, pagabile sia con i profitti del conferimento dei capitali azionari al Ffe sia con una quota dell’Iva dei Paesi della Uem, sia con gli interessi”. I tremila miliardi andrebbero divisi in due parti: il Ffe dovrebbe rilevare 2.300 miliardi dei titoli di Stato dei Paesi della Uem per far scendere dall’attuale 85% al 60% la media del debito della Uem sul Pil verso il mercato”. In questo modo, continuano i due Economisti, “l’Italia scenderebbe al 95% del debito su Pil verso il mercato mentre per il restante 25% sarebbe debitrice verso il Ffe, mentre la Francia e la Germania scenderebbero sotto il 60%. I rimanenti 700 miliardi, invece, dovrebbero andare a grandi investimenti europei anche per unificare e far crescere imprese continentali nella energia, nelle telecomunicazioni, nei trasporti, delle quali il Ffe diverrebbe azionista”.

E’ necessario tuttavia fare chiarezza, senza cadere nell’equivoco di aver trovato la quadratura perfetta del cerchio. La proposta di Prodi e Curzio non è affatto la risoluzione di tutto, né tanto meno dei mali di una crisi nella quale stiamo annaspando fino a non saper che pesci prendere, ma cerca soltanto di guadagnare tempo per consentire di acquisire ulteriore forza per rilanciare un piano di ripresa, o meglio un percorso più indolore, che non si affidi alle sole manovre deleterie per lo stato sociale (pensioni) né tanto meno vada a tagliare laddove non è più possibile tagliare, ma lasci al Popolo italiano una speranza e una via d’uscita.
In sostanza tutto ciò, come è stato già detto, offrirebbe munizioni a un piano di rilancio degli investimenti nell’economia senza il quale non usciremo mai da questa impasse negativa.

Dal Meeting di Rimini persino Marchionne da il via libera alla proposta Prodi. “Non credo che ci siano altre soluzioni al problema”. L’AD più famoso d’Italia si dimostra realista e ammette che “pur essendo un discorso complicato crede che non ci sarà una condivisione dei rischi tra i paesi Ue nulla potrà salvarci dal disastro economico totale e sarebbe impossibile andare avanti”.
La Germania è stata finora la più scettica sull’argomento degli Eurobond. La Commissione europea presenterà le sue proposte in tal senso “solo dopo il varo definitivo” da parte del Parlamento europeo del pacchetto di riforma della governance economica. Questa la posizione espressa dai portavoce dell’esecutivo europeo all’indomani della proposta Prodi – Curzio lanciata dalle colonne del Sole 24 Ore. Una cosa è certa, “la via proposta” ha trovato condivisione tra le parti politiche Nostrane, non è succube di giochi politici o economico-finanziari di europeistica memoria, e offre tangibili opportunità.
“La proposta di Prodi e Quadrio Curzio va nella giusta direzione e il governo dovrebbe farla propria immediatamente superando i gravi ritardi accumulati in questi 3 anni e mezzo”. Queste le dichiarazioni di Marcello Boccia, coordinatore delle commissioni Economiche del gruppo Pd della Camera. “È dall’inizio della legislatura -aggiunge- che avanziamo proposte, inascoltate, per reagire agli attacchi speculativi e alla volatilità dei mercati. Ciò che il ministro Bernini deve fare è accogliere in pieno i contenuti proposti da Prodi e Quadrio Curzio e di farlo con rapidità, convincendo prima di tutto il suo governo”. L’economista del PD non ha mezzi termini e invita a non perdere tempo in pleonastici tavoli. “La nostra disponibilità a sostenere una tale iniziativa è totale ma non si confondano le acque solo per perdere tempo e rinviare a causa dell’incapacità d’iniziativa del governo e della sua scarsa autorevolezza in Europa”.
Il tempo ed il materiale di mostrare la nostra dignità e una faccia spendibile sta forse per diventare realtà. Una speranza alla quale gli Italiani guardano con rinnovata speranza.

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