Intervista a Laura De Antoniis, esperta in Relazioni Internazionali e Cooperazione Internazionale allo Sviluppo, in servizio presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise “G. Caporale”
Negli ultimi anni si è affermata con crescente evidenza una nuova dimensione delle relazioni internazionali: la diplomazia scientifica, un paradigma che riconosce alla cooperazione tra comunità scientifiche un ruolo strategico nel rafforzare i legami tra Stati, nel favorire canali strutturati di dialogo e nel contribuire alla gestione condivisa delle grandi sfide globali.
In questo quadro concettuale, la scienza non è più vista soltanto come uno strumento di progresso tecnico, ma diventa anche un vero e proprio linguaggio comune, capace di superare barriere politiche, culturali e sociali.
La pandemia da Covid-19 ha mostrato con chiarezza l’importanza strategica della scienza come strumento in grado di costruire forme strutturate di dialogo tra Paesi. Questa prospettiva assume un’importanza ancora maggiore in settori chiave per la sicurezza e la stabilità globale, come la sicurezza alimentare, la sanità animale, la prevenzione, il controllo e il monitoraggio delle malattie infettive ad alto impatto economico e sanitario, molte delle quali di origine zoonotica.

In tale scenario si colloca il ruolo dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise “G. Caporale”, centro di eccellenza riconosciuto a livello nazionale e internazionale. L’Istituto rappresenta, nell’ambito della rete sanitaria nazionale, un attore chiave nella ricerca applicata alla sanità animale e alla sicurezza alimentare, contribuendo a sviluppare competenze ed esperienze all’intersezione tra scienza, salute pubblica e cooperazione internazionale.
Che cosa si intende oggi per diplomazia scientifica e perché rappresenta uno strumento chiave per affrontare le grandi sfide sanitarie globali?
Per diplomazia scientifica si intende una particolare dimensione delle relazioni internazionali che mette in evidenza il ruolo strategico della scienza come leva per promuovere la cooperazione tra Paesi, facilitare il dialogo e contribuire alla gestione condivisa delle grandi sfide globali.
In realtà, la diplomazia scientifica è un concetto relativamente recente, affermatosi nei primi anni Duemila, ma fondato su pratiche storiche consolidate. La collaborazione tra ricercatori di diversi Paesi, gli scambi accademici, i progetti di ricerca internazionali e la costruzione di reti scientifiche transfrontaliere hanno infatti rappresentato da sempre elementi essenziali della cooperazione globale.
La sua formalizzazione riflette tuttavia l’evoluzione del ruolo della scienza nelle relazioni internazionali, che da attività prevalentemente tecnica si è progressivamente trasformata in uno strumento strategico di dialogo e di gestione condivisa delle sfide globali.
Questo cambiamento di paradigma è particolarmente evidente in ambiti come il cambiamento climatico, la sicurezza alimentare, le migrazioni e la gestione delle pandemie, dove la natura transnazionale dei problemi richiede risposte coordinate, sistemiche, inclusive e basate su evidenze scientifiche.
In questo senso, la diplomazia scientifica riflette una trasformazione profonda: la scienza non è più confinata al solo ambito della ricerca, ma diventa un potente strumento di connessione tra Paesi, capace di orientare le politiche pubbliche attraverso un linguaggio comune fondato su dati, evidenze e metodo scientifico.
Oggi la diplomazia scientifica rappresenta uno strumento chiave per affrontare le grandi sfide globali, consentendo di gestire in modo più coordinato, inclusivo, integrato e condiviso problemi che nessuno Stato può risolvere autonomamente.
È proprio in questo scenario di crescenti interdipendenze globali che la scienza esplica il proprio ruolo di ponte tra sistemi nazionali diversi, facilitando processi decisionali più coordinati e inclusivi.
Quanto l’esperienza della pandemia da Covid-19 ha inciso nel dimostrare il valore della cooperazione scientifica internazionale?
La pandemia da Covid-19 ha rappresentato una svolta decisiva, rendendo evidente su scala globale quanto la collaborazione scientifica internazionale sia una condizione imprescindibile per affrontare emergenze sanitarie di tale portata e quanto la condivisione rapida di dati, conoscenze e tecnologie costituisca un elemento essenziale per costruire risposte efficaci e tempestive.
Oltre a questo riconoscimento, l’emergenza pandemica ha messo in luce in modo altrettanto chiaro il ruolo cruciale dei finanziamenti destinati alla salute, alla ricerca scientifica e all’assistenza allo sviluppo. Si tratta di componenti determinanti per garantire la resilienza dei sistemi sanitari e la capacità globale di prevenzione e risposta alle future pandemie, evidenziando come la preparazione non possa prescindere da investimenti strutturali e continuativi.
La cooperazione scientifica internazionale è fatta anche di partnership innovative e strategiche tra multinazionali, organismi pubblici, istituzioni private e società civile. La pandemia ha insegnato l’importanza di superare il nazionalismo, come dimostrato nel caso dei vaccini, e ha evidenziato come forti partenariati globali possano fornire risposte efficaci alle crisi.
Penso, ad esempio, all’alleanza tra GAVI e la Banca Europea per gli Investimenti nell’ambito dell’iniziativa COVAX, oppure agli sforzi messi in campo dalle istituzioni finanziarie per lo sviluppo dei Paesi del G7 per sostenere nuovi strumenti in grado di mobilitare vaccini, sistemi diagnostici e terapie innovative, nonché al programma “AI Hub for Sustainable Development” destinato al continente africano.
La pandemia ha dunque ricordato che investire nell’innovazione e condividere le risorse rappresentano la migliore difesa contro virus che non conoscono politica, confini, visti o guerre.

In che modo la diplomazia scientifica si traduce concretamente nelle attività di cooperazione internazionale dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo, in particolare nei settori della sicurezza alimentare e della prevenzione delle zoonosi?
Sin dagli inizi degli anni Novanta, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise “G. Caporale” ha intrapreso una precisa scelta strategica di apertura internazionale, investendo risorse umane, scientifiche e finanziarie nella costruzione di relazioni stabili e durature con numerosi Paesi, sia sviluppati sia in via di sviluppo.
Questa visione ha consentito di superare la logica della collaborazione tecnica occasionale, favorendo invece la costruzione di rapporti fondati sulla fiducia reciproca, sulla continuità e sulla condivisione di obiettivi comuni in materia di promozione e tutela della salute pubblica.
Attraverso attività di cooperazione scientifica, l’Istituto ha contribuito a promuovere il dialogo e la collaborazione tra Paesi anche in contesti caratterizzati da conflitti o tensioni di diversa natura, favorendo la creazione di spazi di confronto tecnico e scientifico capaci di superare divisioni politiche e istituzionali.
In questo senso, l’esperienza maturata sul campo ha contribuito a costruire quella base empirica che porta oggi la diplomazia scientifica a entrare stabilmente nel lessico delle relazioni internazionali.
Particolarmente significativo è il ruolo svolto dall’Istituto nel continente africano, dove negli anni ha consolidato una presenza riconosciuta attraverso il coordinamento e la partecipazione a numerosi progetti di cooperazione internazionale.
In qualità di capofila di progetti transnazionali e regionali, l’Istituto ha contribuito al rafforzamento dei sistemi di sorveglianza epidemiologica, allo sviluppo di competenze locali e alla condivisione di strumenti innovativi per la prevenzione e il controllo delle malattie infettive, generando un impatto duraturo sia sul piano scientifico sia su quello delle relazioni bilaterali.

Perché il monitoraggio delle malattie animali rappresenta oggi una priorità strategica su scala planetaria?
Il monitoraggio delle malattie animali rappresenta oggi una priorità strategica a livello globale, in quanto componente essenziale dell’approccio One Health, che riconosce la stretta interconnessione tra salute animale, salute umana e salute ambientale.
I dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità Animale indicano chiaramente la rilevanza di questa interdipendenza: circa il 60% delle malattie infettive conosciute nell’uomo ha origine animale e circa il 75% delle malattie infettive emergenti che colpiscono l’uomo deriva da agenti patogeni presenti negli animali.
A ciò si aggiunge un ulteriore elemento di criticità: oltre il 20% delle perdite della produzione zootecnica mondiale è attribuibile alle malattie animali, con conseguenze rilevanti sulla sicurezza alimentare e sulla stabilità dei sistemi economici e sociali.
Se a questi dati si aggiunge l’evidenza delle recenti emergenze sanitarie globali — dalla SARS all’influenza aviaria, dalla MERS al Covid-19, fino ai focolai di Mpox, Ebola e hantavirus — risulta evidente come la comparsa di un agente patogeno in una popolazione animale possa rapidamente evolvere in una minaccia sanitaria, economica e sociale di portata globale.
In questo scenario, il monitoraggio delle malattie animali non può più essere considerato una funzione esclusivamente veterinaria, ma si configura come uno strumento essenziale di prevenzione delle pandemie, tutela della salute pubblica e protezione della sicurezza alimentare globale.
Quanto è determinante lo scambio internazionale di dati e competenze per anticipare e contenere l’emergere di nuove patologie?
Se si considera che i patogeni non conoscono confini e che, in un mondo caratterizzato da intensi flussi di persone, animali e merci, una minaccia sanitaria può rapidamente trasformarsi da fenomeno locale a emergenza globale, diventa evidente come nessun Paese sia in grado, da solo, di monitorare efficacemente rischi che travalicano le frontiere nazionali.
In questo contesto, lo scambio internazionale di dati, informazioni e competenze scientifiche rappresenta un fattore determinante per anticipare e contenere l’emergere di nuove patologie.
La condivisione tempestiva di dati epidemiologici, sequenze genomiche, risultati di laboratorio e modelli previsionali, così come lo sviluppo di sistemi di sorveglianza integrata, consente di individuare precocemente i rischi, comprendere l’evoluzione degli agenti patogeni e adottare misure di prevenzione e controllo prima che un focolaio locale si trasformi in un’emergenza globale.

Quanto più rapidamente i dati vengono condivisi, tanto maggiore è la capacità della comunità scientifica e delle autorità sanitarie di anticipare la diffusione di una malattia e limitarne l’impatto.
L’esperienza della pandemia da Covid-19 ha dimostrato in maniera inequivocabile il valore della cooperazione scientifica internazionale. La condivisione globale delle conoscenze ha consentito di accelerare la ricerca, sviluppare strumenti diagnostici e vaccini in tempi senza precedenti e rafforzare le capacità di risposta dei sistemi sanitari.
Ma questo principio vale anche per molte altre minacce sanitarie, in particolare per le zoonosi e le malattie animali transfrontaliere. Oggi la sicurezza sanitaria globale dipende sempre più dalla capacità di costruire reti internazionali di sorveglianza, ricerca e formazione, fondate sulla fiducia reciproca e sulla collaborazione tra istituzioni.
Vale la pena sottolineare che lo scambio di dati e competenze non rappresenta soltanto una necessità tecnica, ma un vero e proprio strumento di diplomazia scientifica. Condividere conoscenza significa creare relazioni, rafforzare la cooperazione tra Paesi e costruire quella capacità collettiva di prevenzione e risposta che nessuna nazione potrebbe sviluppare da sola.
È proprio attraverso reti di collaborazione multilivello e multi-attore che diventa possibile trasformare la conoscenza scientifica in un bene pubblico globale al servizio della salute e della sicurezza delle comunità.
Quali prospettive future vede per il ruolo dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo nella cooperazione scientifica globale?
In un contesto in cui le grandi sfide del nostro tempo — dalle malattie emergenti e riemergenti ai cambiamenti climatici, dall’antimicrobico-resistenza alla sicurezza alimentare — richiedono una cooperazione scientifica sempre più intensa, strutturata e inclusiva tra Paesi, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise “G. Caporale” è chiamato a rafforzare ulteriormente il proprio ruolo di ponte tra scienza e politiche pubbliche, contribuendo alla definizione di strategie basate su evidenze scientifiche e promuovendo un approccio integrato alla salute secondo la visione One Health.
Il rafforzamento del ruolo dell’Istituto nell’ambito della cooperazione scientifica globale passa necessariamente attraverso il consolidamento di partenariati scientifici strutturati con Paesi di diverse aree del mondo, in particolare con il continente africano, dove le dinamiche sanitarie e ambientali rendono ancora più urgente il rafforzamento delle capacità locali di prevenzione e controllo.
Tuttavia, una delle principali sfide dei prossimi anni sarà lo sviluppo di partenariati innovativi e strategici, orientati alla costruzione di ecosistemi collaborativi stabili, integrati e interconnessi.

In questo senso, aggregazioni strutturate di istituzioni scientifiche, laboratori di riferimento, università, organismi internazionali e autorità sanitarie assumeranno un ruolo centrale. Questi cluster consentiranno di creare piattaforme permanenti di collaborazione nelle quali la condivisione di dati, informazioni, competenze, esperienze e infrastrutture diventerà continua e sistemica.
La vera sfida del futuro sarà trasformare la conoscenza scientifica in un patrimonio condiviso, capace di generare sicurezza, sviluppo e benessere collettivo. In questo contesto, l’Istituto di Teramo potrà rafforzare ulteriormente il proprio ruolo nel panorama della cooperazione scientifica globale, contribuendo a valorizzare la scienza come strumento di costruzione di relazioni stabili tra i Paesi e fornendo evidenze solide e strumenti conoscitivi indispensabili per supportare i processi decisionali e la governance delle grandi sfide globali.


