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Come non invecchiare mai. Usare i nostri pensieri di pura energia

Può capitare all’improvviso la vecchiaia, oppure farsi strada lentamente. Se ne sta racchiusa nella sabbia dorata di una clessidra a segnare il tempo, scompigliare dune, beffarsi dei libri di geografia.

Tempo nel tempo per milioni d’attimi di consapevolezza, per anni e anni a far sbocciare un frammento di verità. Le conseguenze del tempo – la vecchiaia – è forse il risultato di credenze, pensieri errati? Se fossimo convinti che non esiste l’invecchiamento resteremo eternamente giovani?  Ma cosa dico ! Un mancamento, un giramento di testa, un aritmia, una fitta nelle giunture delle dita che si deformano, lettere che danzano sul foglio bianco liberate nello spazio privo di gravità, inganni, incertezze, paure. Vecchiaia. E la mente che si erge a giudice per dirimere questioni insipide d’orgoglio e vanità e lo specchio che parla di memorie tanto lontane da stancarci all’istante. Si entra nel labirinto della vecchiaia una mattina senza appuntamento, senza preavviso e non c’è verso di trovar l’uscita. E le cose del mondo appaiono spaventosamente inconsistenti.

La realtà somiglia ad un vuoto senza inizio nè fine. Ed ecco che si solleva il velo su tutte le illusioni, ecco smascherate tutte  le finzioni e finalmente ci si può riposare. A pioggia cadono sassi a frantumare lembi di passato, polverizzare la memoria stessa. Il corpo si arrende a lentezze doloranti, pesano le delusione, i tradimenti che si pensavano dimenticati.  La mente si ribella, s’indigna  prima d’arrendersi all’incontinenza e chiudersi in se stessa. Inopportuni affiorano ricordi di gioventù, momenti di gloria sepolti dagli anni. Visi dimenticati, profumi che sapevano di felicità, d’eterno. Inganni. Cosa resta ora? L’assenza per i più.

Spesso i vecchi diventano cattivi come certi animali allontanati dal branco. Inferociti dall’ingiustizia della fine, spaventati dalla solitudine e dall’isolamento. I vecchi possono divenire bugiardi, violenti, inaffidabili quando hanno vissuto di sola materia, quando non trovano più compensazioni terreni in grado di lenire il loro dolore. I piaceri terreni evaporati; resta in loro una sensazione di fallimento, di fregatura. Dentro ai loro cuori brucia un fuoco che li consuma inesorabilmente. Quella sofferenza non è frutto del loro declino fisico, ma il segno del malessere della loro anima  rimasta tanto a lungo privata di sostentamento.
Anime come piccoli semi di luce che non sono state mai innaffiate.

Quei vecchi non hanno mai conosciuto il piacere del silenzio interiore, non sospettano che esista davvero una voce nel nostro cuore capace di esprimersi limpidamente e di rispondere alle nostre domande, non immaginano la beatitudine, la pace a cui attingere ogni volta che lo si desidera senza nessuno sforzo, la sensazione di libertà, di leggerezza nella mente a cui attingere non solamente quando fa freddo fuori certe sere invernali, non potrebbero credere mai che i pensieri si possono decidere, educare, addomesticare come cagnolini e che la bellezza si può bere, mangiare e che possiede un sapore, un odore, una  vita propria come ogni vivente. Non sarebbero mai in grado di sperimentare il distacco dal dolore fisico con la concentrazione spostata fuori dal corpo, il ribaltamento di certe emozioni nocive in sensazioni di dolce serenità. Questo perchè la vecchiaia si prepara in tempo. La vecchiaia si pensa, s’inventa da giovani, non si può improvvisare.  Nei nostri pensieri vive la vita e la felicità. Nei nostri pensieri vive il dolore e la nocività. Quello che non riusciamo a comprendere sta sul “come” usare i nostri pensieri che sono pura energia. Provare, sperimentare per cambiare noi stessi e il cosmo.

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