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Fornero aggroviglia il nodo anziché scioglierlo

ROMA – Heri dicebamus ( precedente editoriale): forse c’è un retro-pensiero nel modo con cui il Governo ha affrontato fin qui la questione degli “esodati”; forse c’è chi  pensa di poter dire a molte decine di migliaia di lavoratori che hanno pattuito la cessazione del rapporto di lavoro potendo usufruire (a normativa vigente) dell’intervento della Cassa Integrazione o della indennità di mobilità per un tempo sufficiente ad accedere al pensionamento,: “peccato!  poiché nel frattempo la normativa previdenziale è cambiata nel senso che necessitano più anni di età anagrafica e di anzianità contributiva per la pensione, ora rimarrete in attesa, senza più salario e senza ancora pensione.”.

Il sospetto –malevolo fino al paradosso, sembrava- ci derivava dal fatto che la Ministro Fornero, adottata una sorta di sanatoria per i primi 65.000, e solo dopo insistenti richieste del Sindacato, non dava cenno di preoccuparsi per i molti altri la cui situazione, nei termini sopra richiamati, sarebbe venuta a scadenza successivamente.

Gli accordi non si possono cancellare

Lo esplicitammo –quel sospetto- con intento provocatorio poiché non avevamo davvero in conto che si potesse, da parte del Governo, cancellare d’imperio gli accordi fra le parti sottesi a quelle situazioni; e, si badi, non per una pur motivata questione di principio, ma perché quelli erano, e sono, accordi pattuiti a fronte di situazioni di crisi produttiva, per consentirne la gestione in termini meno conflittuali, non per sfruttare strumentalmente qualche percorso privilegiato di accesso alla pensione. Per dirla in chiaro: anche chi avesse accarezzato l’idea di un atto di forza dichiarando inefficaci quelle intese e quindi intimando alle parti di ripristinare le condizioni ex-ante, avrebbe urlato alla luna in quanto quei posti di lavoro, nella generalità dei casi, non ci sono più; li ha cancellati la crisi.

Fondato sospetto che si voglia eludere il problema
Dunque fino a ieri la posizione espressa dalla Ministro ci è parsa essenzialmente dovuta a errori di valutazione (nemmeno i tecnici nascono “imparati” in materie complesse come quella delle relazioni sindacali), a difficoltà oggettive di reperimento delle risorse necessarie nella attuale fase, e a qualche, pur sempre deprecabile, atteggiamento di saccente presunzione di fronte alle pressanti sollecitazioni del Sindacato. Ma ieri è successa un’altra cosa: la Ministra si è finta sorpresa e scandalizzata per il fatto che sia stata in qualche modo diffusa una relazione dell’INPS che stima in 390.000 i cosiddetti “esodati” la cui situazione attende risposte concrete nel volgere di qualche anno. Ma la relazione INPS conferma stime note del Sindacato e di altri esperti che fin qui la Ministro aveva trascurato e dimostrato di considerare infondate. Ora non può più farlo, e la sua reazione preoccupa ancor più perché avvalora l’ipotesi che davvero si pensi, da parte sua, di poter eludere il problema.
Noi continuiamo a considerare che ciò sia davvero impossibile; e non soltanto per una petizione di principio da parte nostra. Costatiamo, tuttavia, che il comportamento della Ministro aggroviglia il nodo, anziché cercare di scioglierlo; vien quasi da pensare, con autentico  rammarico, che la supponenza può fare danni quanto la protervia di alcuni “politici di professione” che vorremmo non rimpiangere.
 

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