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Alemanno alza la mano e dice stop: niente cortei per il centro di Roma

ROMA – Sta passando come una nota di secondo piano, ma quella di Gianni Alemanno, sindaco della Capitale, è una vera e propria prova di forza. La Questura romana corre subito a precisare che è solo un mezzo per evitare disordini evitando di percorrere un itinerario ben preciso, ma la cosa non ci convince affatto.

Il sindaco di Roma ha battuto allo sprint lo stesso ministro Maroni, annunciando, in qualità di commissario straordinario per l’emergenza traffico, la chiusura, ed il conseguente divieto a sfilare, per le vie del Primo Municipio di Roma (il cuore di Roma, in pratica il luogo dove da anni si snodano i più importanti cortei che si danno appuntamento nella Capitale). Guarda caso, la prima manifestazione a saltare sarà probabilmente quella della Fiom, che niente ha proprio a che fare con i sedicenti black bloc, che tanto fanno discutere. Non prendiamoci in giro, da che mondo è mondo la piazza è solo il terminale ultimo dove riassumere i contenuti che hanno motivato la manifestazione. Le persone formano un corteo per coinvolgere, catturare l’attenzione, comunicare con l’opinione pubblica in modo aperto e ben visibile. Si tratta quindi di un primo tentativo di limitare certe “pratiche” e questo consegna, ahimè, la seconda vittoria a quella minoranza delinquenziale che tanto danno ha fatto il 15 ottobre a Roma.

Gli “incappucciati” (non ci interessa sapere quale sigla in realtà si cela dietro questi soggetti) hanno comunque spianato la strada a chi non desidera che il manovratore venga disturbato. Voci soffocate, libertà d’espressione limitata e inasprimento delle leggi sull’ordine pubblico. Questo è il bottino di guerra che grazie a questi “gruppi violenti” verrà portato a casa da chi non vuole “essere contrariato”. Già, i lucchetti di Alemanno scattano sull’onda di quell’emotività che lo stesso vicepresidente del Csm, Michele Vietti, cita per mostrare il suo disaccordo con le proposte di Maroni.  Susanna Camusso, segretaria della Cgil, replica con decisione tenendo a ribadire “la condanna radicale di tutti gli episodi di violenza, ma sostenendo la netta contrarietà sul fatto di impedire una manifestazione, cosa che si dimostrerebbe la strada meno efficace per contrastare la violenza”.  A queste si uniscono le voci delle opposizioni, dentro e fuori del Parlamento. Luigi Nieri, capogruppo di Sel alla Regione Lazio, annuncia che il suo partito ricorrerà al Tar, in quanto ”non spetta al sindaco il compito di vietare i cortei e di imporre limitazioni al diritto di manifestare. Lo confermano le recenti pronunce della Corte Costituzionale che hanno limitato i poteri di ordinanza del sindaco. In ogni caso, il provvedimento nasce da una mancata ponderazione degli interessi costituzionali in gioco e, oltre che immotivato, è viziato da un eccesso di potere.

I diritti costituzionali non sono nella disponibilità del Sindaco. Alemanno non può creare uno stato d’eccezione alla Costituzione”.
Anche questa volta si ricorre a tutto pur di entrare nel merito della discussione, nei contenuti ben più importanti che riguardano le istanze dei lavoratori. Come nel caso dei lavoratori degli stabilimenti Fiat e Fincantieri, nonché della componentistica, ormai in mezzo ad un guado amplificato dalla crisi del settore auto. Ecco che verranno tarpate le ali a chi avrebbe voluto farsi interprete delle istanze di queste Realtà, chiedendo a Fiat di redigere con chiarezza un suo piano industriale, oltre al fatto che deve pur esserci una spiegazione al fatto che sia stato speso meno del 10% degli investimenti annunciati.

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