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Prova di forza sulle pensioni. La Lega nel mirino, ma in troppi fanno il gioco di Berlusconi

ROMA – Stupirsi oggi non ha senso. La Lega sta dimostrando scaltrezza politica. La coerenza è ben altra cosa.

Bossi da tempo ha capito di quale sorte perirà, e vuole uscire dal pantano governativo con una nota che lo differenzi dal resto degli alleati. Il fenomeno populista del Carroccio sta logorandosi. I vertici hanno fatto e disfatto, si sono tenuti alla larga dalla base mancando di portare quei risultati sperati e promessi.
Il governo Berlusconi è alla frutta; circondato da ogni lato, tanto da vedersi incalzato sul versante interno (Confindustria che preme a favore di un cambio al vertice e nuove e più incisive riforme!) che ovviamente su quello esterno, dove i maggiori interpreti della tecnocrazia neoliberista, spinti da Francia e Germania, pressano per farci percorrere la strada della Grecia. Siamo veramente in un bel guaio! Viene spontaneo affermare questo in virtù della scomposizione di un quadro politico che poche volte ha trovato riscontri del genere. In realtà non si tratta solo di una questione interna alla maggioranza ma bensì di qualcosa di più articolato.

Il Pd, maggior partito dell’opposizione, non sarebbe in disaccordo sul provvedimento di innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni. Lo afferma Enrico Letta il quale aggiunge tutta una serie di interventi economici in grado di “ridare” forza ad un nuovo sviluppo. Sinceramente non si capisce più quale possa essere l’interlocutore del lavoratore italiano! Altrettanto come possa essere accettata una risoluzione del genere quando esistono alternative che veramente avrebbero la precedenza su queste. Pensiamo ad una vera e incisiva tassa patrimoniale, così come ad una drastica riduzione della spesa sugli armamenti bellici con conseguente cambio di indirizzo sulla politica estera. Lo ha fatto Obama (non certo Che Guevara!) e non possiamo farlo Noi?? Ha senso penalizzare chi ha lavorato una vita facendogli pagare il frutto di una crisi non certo voluta dai Cittadini e dai lavoratori?? Il Terzo Polo si dimostra possibilista, con varie sfumature.

I Finiani spingono per un assenso alla riforma legata alle dimissioni del Premier, mentre Casini (uomo di Confindustria e Chiesa) opta per la difesa dell’imprenditoria con soluzioni “buoniste” ma dai tratti incerti.  C’è più di una possibilità che finalmente la spunti l’ormai celebre “baffetto” del Pd (D’Alema), l’eminenza grigia che da tempo immemorabile insegue l’Udc, anche a costo di svendere quel poco di sinistra che rimane nel suo partito. Il resto del panorama è chiaro: la sinistra fuori dal Parlamento (ma non per questo trascurabile!) alza il muro e dice ovviamente No. Sia Sel, che la Federazione della Sinistra si oppongono a fianco delle organizzazioni sindacali. La Fiom si è già duramente espressa con Reinaudo trovando nell’intera Cgil (strana la distanza con il Pd?) al proprio fianco. Il cerino acceso è rimasto nelle mani di Bossi; fosse altro che per il fatto di non accettare governi di transizione, tecnici (voluti da tutti). In effetti, è questo il punto dirimente della questione: chi vuole un governo tecnico è perché sa bene di non avere numeri né progetti attualmente validi per affrontare un’intera Legislatura! Bossi sa bene con chi ha a che fare, e da politico navigato e astuto, cerca di giocarsi le carte migliori (che attualmente sembrano essere in suo possesso..).  Le Istituzioni navigano a vista; lo stesso Napolitano spinge verso un accordo forse più sulla base di convinzioni a Lui esterne che altro!  L’agonia dell’Italia si sta allungando oltre il lecito. Governi tecnici poterebbero ancora a vecchie logiche di spartizione; la Gente è stufa di questa casta che si auto riproduce mostrando ogni volta il peggio di sé. L’augurio è veramente quello che Bossi stacchi la spina a questo governo e si lasci la parola agli Elettori. Il Popolo questa volta dovrà decidere senza alchimie.

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