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Quando manca la sinistra, salta anche la Sovranità Popolare

RAVENNA – Mentre stavo per “cliccare” il fatidico “invia”, per un “preziosissimo” testo sulla condizione di precarietà e labilità (anche psicologica) che affligge gli over 50 espulsi prematuramente dal ciclo produttivo, ho appreso la notizia che il povero Papandreu ci aveva ripensato e, mogio mogio, avrebbe detto ai greci: “contrordine compagni, la sovranità popolare è sospesa: il Referendum sulla politica economica del mio governo non si farà!”.

“Anzi – avrebbe proseguito il leader del Pasok – già che ci sono mi dimetto, e voi, così, vi beccate un bel governo di “Salvezza Nazionale” guidato da due o tre tecnocrati ben voluti dai loro confratelli di Bruxelles oltre che, ovviamente, dall’attuale capo dell’opposizione che, quando era al governo riuscì, truccando i conti dello Stato e facendo fessi i tecnocrati di Bruxelles, a far entrare la Grecia nell’area Euro”.

Salvezza Nazionale! è questa la nuova parola magica che cura le ferite dei mercanti e dei bottegai della finanza internazionale in cerca di guadagni facili. Tant’è che, appena appresa – come me – la notizia, le borse europee hanno ripreso fiato e, quella greca, ancora questa mattina ha avuto un soprassalto di attività. Insomma, agli speculatori – così oggi vengono chiamati quelli che, più avidi dei normali “avvoltoi”, interpretano meglio le leggi del mercato – sembra piacere l’unità d’intenti tra i poveri, gli sfruttati e i loro sfruttatori, per dirla con don Milani.

La verità, invece, stando a quello – che anche qui da noi potrebbe accadere, da un momento all’altro, caduto il capo del governo pro tempore – è che sotto la dicitura di “Salvezza Nazionale” si nasconde una vera e propria sospensione della sovranità popolare e, in alcuni casi, com’è accaduto in Grecia, delle stesse garanzie costituzionali.

Insomma, quello che un solo partito (coalizione di governo), per rispondere ai diktat “Merkozyani”, non si sente di “realizzare” in termini di macelleria sociale, per paura delle ricadute elettorali, si vuole ottenerlo allargando la base parlamentare e tacitando le proteste popolari e sindacali con la paura del “fallimento”.

Certo, qui da noi, rispetto alla Grecia, la situazione è molto più semplice: sia perché l’articolo 75 della nostra costituzione vieta espressamente “il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali”; sia – ancora – perché la legge elettorale ha portato in Parlamento una pletora di deputati e senatori che, privi di qualsiasi ancoraggio e rappresentatività sociale e di massa, rispondono soltanto al capo bastone che li ha messi (e avrà il potere, ancora una volta, presto o tardi, di metterli di nuovo) al punto giusto della lista.

Del resto, la conquista del suffragio universale, almeno qui in Italia, è conquista recente ed è figlio delle conquiste politiche e sociali del Movimento Operaio e Social-Comunista che, a giudicare dallo stato di “torpore”, disorientamento e confusione del suo attuale gruppo dirigente non è in condizione di proporre altre vie d’uscita se non quello di rispondere supinamente alla lettera del duo Draghi-Trichet. si tratta, in fondo, di tornare all’antico: alla sovranità popolare legata al censo e al ceto sociale.

è così, quindi, che in Grecia come qui da noi, in Belgio come in Irlanda, in Islanda e, ancora, dopo le elezioni di novembre, in Spagna, ai tempi della crisi di sistema più imponente della storia, la Sovranità Popolare si svuota di valore e, a prescindere da quello che gli elettori pensino e vogliano, si attribuisce sovranità al solo volere ed interesse delle classi dominanti che, in ogni parte d’Europa, continueranno a vivere socializzando le perdite e privatizzando gli utili.

Poco importa, allora, che se vi fosse il default dell’Italia ci troveremmo nell’assurda situazione di un fallimento con i soldi in cassa visto che il 10 per cento della popolazione detiene il 48 per cento dell’intero patrimonio nazionale che ammonta, badate bene – depurato del patrimonio immobiliare di “prime case” – a oltre 4 mila miliardi di euro, esattamente il doppio di tutto il debito.

Quello che interessa a lor signori è che, ancora un volta a pagare il conto siano i più deboli salvo, poi, lamentarsi che il paese non “cresce”; gli italiani non spendono e che 2 milioni di giovani scansafatiche non studiano e nemmeno lavorano.

“Riconquistate la vostra sovranità”. Così don Gallo, a Genova, spronava i giovani a fare memoria di Carlo Giuliani, nel lavoro di organizzazione e di costruzione di un altro mondo possibile. Un lavoro di lunga lena, reso oggi ancora più arduo dalla mancanza di una forza organizzata, autenticamente di sinistra. Una forza di cui, anche guardando in lontananza, non si scorgono i contorni ma di cui, nel contempo, si sente un bisogno disperato.

Non è detto che, evitato di morire democristiani, si debba, oggi, necessariamente morire PiDdisti o SeLlisti: per passala nottata, forse vanno bene anche loro. Poi, si vedrà.

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