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La fine di Berlusconi. Ma adesso cercherà di minare il terreno del nuovo governo

ROMA – Soltanto uno sprovveduto potrà credere che il peggior presidente del consiglio della storia italiana, che ieri ha finalmente rassegnato le dimissioni, lascerà governare Mario Monti e il suo governo di persone competenti. La gioia per la fine del berlusconismo, quindi, che ha invaso le piazze e il web, dovrà fare i conti ora con gli stessi individui che hanno portato il Paese sull’orlo dell’abisso e che ora cercheranno, forti comunque ancora di una folta rappresentanza parlamentare, soprattutto al Senato, di minare il cammino di quelle riforme che sono giudicate necessarie per il risanamento dei conti pubblici.

Dal governo di Monti, la maggior parte degli italiani responsabili si aspetta non certo qualcosa di diverso da quanto impostoci dall’Unione europea ma la congruenza di decisioni anche impopolari con un minimo di equità sociale. L’irrazionalismo economico di Giulio Tremonti e dei suoi tagli lineari dovrebbero dunque lasciare il posto ad una “spending review” che eviti le “clausole di salvaguardia” in forza delle quali o si raggiunge un determinato risparmio o si tolgono assegni di accompagno ai disabili, pensioni di invalidità, sgravi fiscali per il nucleo familiare. Ciò che infatti interessa all’Europa non è il modo in cui si raggiungono determinati risultati ma che quei risultati siano effettivamente raggiunti.

In questo quadro si dovrebbe inserire la reintroduzione dell’Ici sulla prima casa, che una decisione demagogica e disastrosa dei primi mesi del governo Berlusconi decise di abrogare, facendo venire meno circa sei miliardi di gettito annuale e lasciando i Comuni italiani (soprattutto quelli più piccoli e senza movimento turistico) sul lastrico. La Banca d’Italia, già a suo tempo, consigliò di reintrodurre l’imposta patrimoniale che ora appunto dovrebbe rientrare nell’agenda di governo. La destra berlusconiana farà strepiti e lancerà guaiti, come nel suo stile. Già oggi “Libero” espone un titolo che raccomanda i suoi lettori di tenere sott’occhio il portafoglio perché va al governo Mister tassa, nel solito mistificante racconto al quale questo genere di giornalismo ci ha purtroppo abituato.

Il percorso di Mario Monti sarà dunque accidentato in ragione diretta alla presenza sugli scranni parlamentari dei sabotatori berlusconiani (gente come Sacconi e Brunetta), il cui unico fine sarà quello di puntare al “tanto peggio” per recuperare quel minimo di credibilità in vista delle prossime elezioni. Monti, la cui competenza e bravura rappresentano una netta rottura con il recente passato di incapacità e incompetenza dei ministri berlusconiani e del loro leader, dovrà tirare avanti per la sua strada con il sostegno dell’Europa e puntare così alla leadership del centro-sinistra per mandare per sempre all’opposizione la destra ed archiviare come un doloroso incidente storico la disastrosa esperienza berlusconiana.

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