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In Egitto in 1 tweet. 16 morti e oltre 300 feriti

IL CAIRO – This is tahrir now, I’m speechless .

A bleeding child being carried by egyptian soldiers allegedly today .
Death is not the greatest loss in life. The greatest loss is what dies inside while still alive. Never surrender .
Mubarak tried sexual violence to scare us off protest, SCAF trying it now. He failed, they will too. Egyptian women wonn’t be silenced.
Update: Egyptian military arrest and beat American journalist Joseph Mayton Soldiers shooting into crowds and dragging dead bodies through the street .
Army attacking people on Kasr el Nil Bridge and throwing them over the parapet into the Nile.
“Officer defected and joined us, urging colleagues to join us”.
Dear Whitehouse your military ally in Egypt is killing civilians for third time in two months. Why are you silent?

Queste alcune delle voci che raccontano su Twitter (rete sociale e microblogging) quello che sta succedendo in Egitto a El Cairo.
Chissà se nella non distante Libia Leon E. Panetta, primo Segretario della Difesa Americano a mettere piede sul suolo Libico, ha uno smartphone collegato con Twitter: chissà cosa direbbe se potesse rispondere ai tweet sui perché del silenzio della Casa Bianca sui fatti di Piazza Tahrir.

L’Egitto riveste un ruolo centrale nelle strategie e negli interessi economici di Stati Uniti ed Europa (basti pensare che nel 2008 Sarkozy aveva nominato Mubarak co-presidente dell’Unione per il Mediterraneo, affidandogli di fatto un ruolo di “stabilizzatore” dei paesi nord africani) che applicano in questo frangente il “principio di non ingerenza” anziché quello di intervento per “supportare la transizione verso la democrazia”.
Fiamme al Cairo dove le fonti mediche parlano di 16 morti e oltre 300 feriti (mentre le fonti governative dicono 8 morti e poche decine di feriti). Fiamme davanti al Palazzo del Governo, il fuoco fa iniziare gli scontri tra manifestanti e polizia. In fiamme finiscono anche le tende di plastica degli occupanti della piazza che da giorni protestano durante le elezioni contro il Governo e le Forze Armate (SCAF Supreme Council of the Armed Forces). Dopo gli scontri di ieri, fonti del ministero dell’interno egiziano, comunicano che ci sono stati 181 arresti in relazione agli attacchi con le molotov contro la polizia e contro l’edificio dell’Accademia Scientifica. Nell’incendio della biblioteca, edificio del periodo napoleonico, sarebbero andati distrutti rari libri antichi.

Il Primo Ministro Kamal el-Ganzouri, nega ogni responsabilità del Governo, dicendo che chi protesta è nemico della democrazia “questi non sono i ragazzi della rivoluzione, sono violenti che sono contro la rivoluzione”. L’impressione dei reporter sul posto e dei messaggi che si leggono sui social networks è opposta.
Le notizie filtrate fino ad oggi circa i risultati del secondo turno per le elezioni iniziate il 28 novembre, per il rinnovo della Camera bassa del Parlamento, sembrano consolidare il successo dei Fratelli Musulmani e dei Salafiti.
Dalla morte di Mohamed Bouazizi, dall’inizio della Primavera Araba, dalla caduta di Mubarak ad oggi poco sembra cambiato, è questo quello che i manifestanti testimoniano in piazza.  In Egitto il Governo continua ad imprigionare, torturare ed uccidere gli attivisti.  Un sistema che si rifiuta di cambiare…..cambiare prendendo cosa come modello? I sistemi occidentali sono comunque dominati da interessi e poteri forti, da diseguaglianze e corruzione, che cosa possono garantire le elezioni in Egitto? La garanzia del rispetto dei diritti civili, la libertà d’espressione? Non sembra.
L’intera situazione Medio Orientale, si pensi anche solo alle insurrezioni Siriane e all’eterno conflitto Israele – Palestina, sembra destinata ad un’involuzione prevedibile che per ora la comunità internazionale non riesce a modificare.

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