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Trattamento Sanitario Obbligatorio: ci si può difendere?

ROMA –  Riceviamo notizia dell’ennesimo caso di TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) comminato a un cittadino italiano senza reale necessità. Da parte nostra, abbiamo seguito diversi casi, negli ultimi anni, offrendo tutto il supporto possibile alle vittime di tale pratica.

Contro il TSO, in Italia, non vi è alcuna difesa e dunque la strategia che consente ai soggetti colpiti dal provvedimento senza presentare reali patologie della psiche riguarda il loro comportamento di fronte alle autorità sanitarie, per indurle a ridurlo progressivamente e quindi a sospenderlo. Contemporaneamente, il Gruppo EveryOne conduce una campagna affinché l’Unione europea sancisca l’iniquità del TSO quando esso venga somministrato senza indagini approfondite e senza possibilità per la vittima di opporsi allo stesso.

Nuovo caso di TSO

Ecco la lettera che abbiamo ricevuto da una vittima di TSO nel Sud Italia:

“Mi chiamo (omissis), sono nato il (omissis: ha circa 30 anni) abitante a (omissis), operatore informatico. Sono stato vittima di un abuso, in particolare ho subito un TSO il
…/…/2011. Non avevo mai avuto ricoveri psichiatrici e tra l’altro non ho mai avuto ne gravi ne lievi patologie mentali; tutto è successo mentre ero da mia madre, persona anziana di 77 anni con emiplegia sx e della quale mi sono occupato in modo piu’ continuativo dall’anno scorso a seguito di un gravissimo ictus. Si trovava ricoverata presso una rsa a (omissis), istituto geriatrico siciliano di via (omissis). Ritengo che a  seguito di mie lamentele per la cattiva gestione della ricoverata, i dirigenti della
struttura hanno pensato bene di zittirmi con un bel TSO. Hanno sfruttato un suggerimento  dei miei familiari già denunciati in precedenza proprio perché  tentavano di farmi passare per malato di mente per alleggerire le loro posizioni in merito a delle denuncie di fatti gravi che avevo fatto prima dell’ultimo ictus di madre, nei giorni precedenti avevo già denunciato all’asp delle  anomalie riscontrate all’interno della struttura  che avevano a mio avviso accorciato la vita a delle povere anziane ricoverate. Se potete contattarmi vi esplichero meglio la situazione poiché il TSO e’ stato revocato e sono stato dimesso senza patologia mentale. Però mi sono fatto quasi 300 km in ambulanza da (omissis) a (omissis), legato con una gaffetta di plastica  ad una barella e successivamente infilato dentro una stanza con un  oligofrenico ed in mezzo a malati con serissime e gravi patologie mentali. Ho provato un notevole disagio anche perché per 4 giorni non mi sono potuto lavare non avendo con me nulla. Sono stato privato della mia libertà, fatto che indirettamente si è ripercosso in modo grave e rischioso sulla salute di mia madre poiché proprio quel giorno l’avevo dimessa e non mi hanno permesso di portarla via nonostante sapessi già dove portarla e non potevo organizzare il trasporto poiché la polizia di stato mi teneva
bloccato senza che ne sapessi il motivo. Ritengo inoltre di essere stato privato anche della mia dignita e vi spiegherò i motivi di tale asserzione.
Penso infine che ci sia stato anche un notevole spreco di denaro a danno dei contribuenti oltre che una violenza psicologica e fisica nei miei confronti”.

La nostra risposta, data l’esperienza e i risultati raggiunti da EveryOne con numerose persone colpite da di TSO, non è stata di certo battagliera, perché quando un cittadino cui è comminato il TSO – un procedimento che spesso procede per tanti anni – si ribella, scrive ai giornali, contatta associazioni e avvocati, in Italia si ritrova regolarmente sottoposto a un trattamento aumentato sia sotto l’aspetto farmacologico che sotto quello dei tempi di “cura”. Ecco qi nostri consigli al cittadino che ci ha scritto la lettera:

“Caro X, il TSO è una pratica che colpisce tanti cittadini che non hanno alcun disturbo reale. Si tratta di un procedimento che non offre alcuna tutela alla vittima e che spesso la cala in un lungo incubo kafkiano. Da parte nostra, stiamo impegnandoci perché esso venga proibito in tutta l’Unione europea o – quantomeno – divenga possibile, in Italia, presentare una vera opposizione al trattamento e vi siano responsabilità da parte di chi lo prescrive senza ragione. MI creda se le dico che lei è stato – le suonerà strana la parola – molto fortunato a non trovarsi calato in una macchina giuridico-sanitaria spaventosa e con poche vie di uscita, come è successo a tanti italiani per motivi futili, inconsistenti. Spesso sono proprio le proteste nei confronti di autorità o istituti a scatenare il TSO, quindi le consigliamo di aderire a un’associazione locale per i diritti umani (oltre ad avvalersi del nostro sostegno), con assistenza legale e ad affidarsi a un suo psicologo di fiducia prima di attuare altre azioni di protesta per quello che ha subito o contro gli abusi psichiatrici in se stessi. Le sconsigliamo, al contrario, di attuare forme di protesta solitarie, nonostante lo sdegno e il senso dell’ingiustizia subita. Il TSO revocato è un evento da salutare con ottimismo, ma non la pone al riparo da procedimenti simili in futuro. Se lei avrà quantomeno uno psicologo amico che possa attestare la sua buona salute mentale e un’associazione locale seria – con assistenza legale: repetita juvant – che possa tutelarla nell’impegno civile, sarà meno esposto a questo genere di eventi che possono davvero rovinare un’esistenza”.

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