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Dimissioni in bianco. Quella vergogna voluta dal governo Berlusconi

 

Nel 2007, il governo Prodi emanò la legge n. 188/2007 che impediva di licenziare le persone facendo loro firmare un foglio di dimissioni senza data. In quasi tutti gli studi professionali e le piccole attività artigianali, una segretaria o un impiegato erano costretti ad accettare questa vergognosa prassi che consentiva a datori di lavoro lestofanti di poterli licenziare non appena le donne fossero risultate incinta o i maschietti inutili. La legge impediva questo scempio, obbligando datore di lavoro e dipendente a recarsi agli uffici provinciali del lavoro e firmare moduli di dimissioni certificati con scadenza a quindici giorni.

Naturalmente, appena insediatosi il governo Berlusconi, il solerte ministro del Welfare Maurizio Sacconi, abrogò questa norma di civiltà e tutto ritornò come prima. A farne le spese sono state soprattutto le donne. Una stima ufficiale calcola che circa il 15% delle occupate è costretta a lasciare il  posto di lavoro quando è incinta (800 mila donne), perché i loro datori di lavoro mettono una data alle dimissioni firmate in bianco.

Se qualcuno ha ancora nostalgia del precedente governo e del ministro “cattolico” Maurizio Sacconi dovrebbe riflettere su questa vergognosa vicenda. Proprio i “cattolici” che difendono a spada tratta la famiglia e la procreazione naturale, poi votano per un individuo che oggettivamente rende difficile, se non impossibile, la formazione di un nucleo familiare legittimando le dimissioni in bianco grazie alle quali le donne sono licenziate non appena cercano di diventare mamme. E se vogliamo aggiungere un secondo significato alla incresciosa vicenda, possiamo sottolineare che qualsiasi atto compiuto dal peggiore governo della storia italiana era finalizzato alla difesa degli interessi di classe e contro quelli dei lavoratori, della gente che campa con mille euro al mese. D’altronde, quasi tutti i ministri berlusconiani erano proprietari di aziende e se non lo erano loro, avevano mogli straricche, come nel caso di Sacconi.

Ora un appello bipartisan ha chiesto al nuovo ministro Elsa Fornero di cancellare la vergogna delle dimissioni in bianco. Difficile che raggiungerà un risultato concreto. I “tecnici”, quando si tratta di equità, fanno finta di non capire anche se capiscono benissimo.

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