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Newt Gingrich, 2020 Odissea nello spazio

Newton Leroy “Newt” Gingrich, è uno dei candidati per le primarie repubblicane nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2012. Durante la sua campagna, lo scorso 26 gennaio, parlando in Florida ad un college universitario, promette una colonia americana sulla Luna – parlando di 51’ stato (ma non doveva essere Puerto Rico ?) entro la fine del suo secondo mandato.

Dimostrando poca attenzione per i problemi reali e scarso interesse nel risolverli, Newt, però cattura l’immaginazione delle persone, che siano “trekkers” o meno. Una colonia nello spazio, risveglia l’istinto della conquista tipico dell’essere umano.

Perché una colonia lunare? E la candida risposta del Senatore è “Perché credo fermamente, che lo spazio faccia parte del nostro destino”.

Andando oltre le considerazioni sulla affidabilità di un potenziale futuro Presidente USA e delle sue insolite promesse elettorali, sulla generale constatazione di come i repubblicani siano “war-alcholic” e/o fortemente imperialisti, considerazioni di sicura rilevanza per l’importanza che le politiche e le decisioni del Governo Stanutitense hanno nella vita di tutti i giorni di tutti noi (dalla politica monetaria al prezzo del petrolio), quello che viene naturale chiedersi, trascinati dall’affabulante affermazione di Gingrich, è se una conolizzazione lunare sia realmente possibile.

Oltre 40 anni fa, la Corsa allo Spazio caratterizzò la guerra fredda tra USA e URSS, che a colpi di missioni e lancio di satelliti – tra il ‘57 e il ’75, cercando di prevalere l’uno sull’altro – misero a segno, dallo Sputnik (primo satellite artificiale in orbita terrestre) all’atterraggio lunare dell’Apollo, una serie impressionante di tentativi di conquista dell’universo che avevano fatto presupporre all’umanità che entro il 2000 sarebbe stato possibile esportare il nostro modo di vivere fuori dal pianeta terra. Così non fù, la fine della guerra fredda e della competizione tra i due poli contendenti, gli esorbitanti costi per la realizzazione di queste imprese, fecero spegnere lentamente la grande corsa all’ignoto, tanto da innescare anche teorie complottiste che mettevano in dubbio la veridicità delle missioni lunari. In tempi di crisi economica globale come questa, è certamente singolare sentir parlare di iniziative che distraggano dalla contingenza.

Ma il candidato Newt non si è inventato nulla di nuovo: i due presidenti repubblicani Bush Senior e Junior avevano fatto, rispettivamente nell’89 il primo e nel 2004 il secondo i loro tentativi per rinverdire i sogni americani da Space Cowboys, con dei programmi spaziali che mettevano l’esplorazione umana dello spazio come obiettivo principale e preventivava un ritorno sulla Luna nel 2020 per la preparazione di una successiva missione umana su Marte. I progetti dei due texani (di adozione) sono stati tutti cassati dal Congresso (l’ultimo nel 2010 da Obama) per ovvi motivi di costo.

Diciamola tutta però, non bisogna per forza essere appassionati di fantascienza per sperare di vedere realizzate nuove esplorazioni del cosmo, non solo per motivi utilitaristi legati al crescere dei dubbi sulla sostenibilità a lungo termine della vita della popolazione umana sulla terra, ma anche solo per capire meglio il legame che unisce l’uomo al tempo e allo spazio e per sentirsi di un passettino più vicini alla comprensione dei misteri dell’Universo.

E allora forza Mr Gingrich, “O Marte, o morte!

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