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Liberalizzazioni. Si prospetta l’ennesima vittoria delle corporazioni professionali

 

Alle Camere stanno prendendo il sopravvento le lobby. Ancora una volta, professionisti e monopolisti si dimostrano i veri poteri forti in Italia. Incredibili i farmacisti: “Se guadagniamo di più vi facciamo più sconti”. L’allarme delle associazioni dei consumatori

Il bello è che hanno cianciato sui “poteri forti”, le grandi compagnie di assicurazioni, le banche, le cooperative “rosse” per nascondere il fatto che sono loro i veri “poteri forti” in Italia, le corporazioni dei farmacisti, dei notai, degli avvocati, gli ordini professionali e le categorie protette. Il decreto sulle liberalizzazioni, emesso dal governo Monti, sta subendo in Parlamento una vera e propria falcidie grazie alla fortissima pressione dei gruppi che attanagliano l’economia italiana da secoli.

Gli avvocati sono riusciti già ad eliminare dal testo normativo l’obbligo del preventivo scritto (lo faranno soltanto se lo richiederà il cliente). Ma adesso la battaglia ingaggiata verte sulle tariffe. L’obiettivo dichiarato è quello di vanificare l’eliminazione di quelle minime, in modo da adottare la situazione più gattopardesca: cambiare tutto perché nulla cambi. Con la prima versione del decreto, denunciano le associazioni dei consumatori, una famiglia italiana avrebbe risparmiato circa 900 euro l’anno, passati poi, con la seconda versione, a 465. Ma con le modifiche prospettate, si scenderà a risparmi non superiori a 265 euro.

La destra berlusconiana ha messo in atto un vero e proprio sabotaggio delle norme sulle liberalizzazioni. In Senato alcuni punti fondamentali del decreto sono stati bocciati in Commissione. Tutto soddisfatto, l’avvocato Maurizio Di Tilla, il responsabile dell’Organizzazione unitaria degli avvocati, afferma: «Il Pdl ha dichiarato di voler presentare un emendamento anche per eliminare i soci di capitale nelle società professionali di avvocati». Abolizione delle tariffe e società di professionisti sono dunque nel mirino e forse non riusciranno a passare le forche caudine dell’iter parlamentare.

Archiviata la pratica dell’esclusiva sui farmaci di fascia C, ribadita dal governo addirittura prima di presentare il decreto legge in Parlamento, i titolari di farmacia non sono ancora soddisfatti. Vogliono che il governo si rimangi anche la possibilità di aumentare il numero dei punti vendita dai 9000 prospettati a non più di 3000. Insomma, si dovrà ancora cercare con il lanternino, in molti piccoli paesi e nei quartieri periferici delle grandi città, un bancone con i camici bianchi. «La categoria è molto preoccupata ma anche fiduciosa, perché abbiamo trovato apertura e disponibilità all’ascolto da parte del Governo e della commissione» dichiara la presidente di Federfarma Anna Rosa Racca, confidando che, alla fine, la vinceranno ancora una volta, come sempre è accaduto fino ad ora. La stessa presidente poi ricorre ad un argomento decisivo nella disputa. Se aumentano le farmacie, dice, ognuna di esse incasserà di meno e ci rimetterà il consumatore, perché «se le farmacie saranno più povere, saranno meno disposte ad applicare sconti». È incredibile come affermazione ma è quello che pensano i farmacisti: “fateci arricchire e noi vi concederemo, quando ne avremo voglia e soprattutto quando non dobbiamo comprare il Suv nuovo, uno sconticino”.

Le associazioni dei consumatori lanciano l’allarme: «Le liberalizzazioni, quelle che nelle intenzioni di Monti avrebbero dovuto far crescere l’Italia, sono diventate un flop, dopo l’ennesimo annacquamento» denuncia il Casper (“Comitato contro e speculazioni e per il risparmio”). «Dopo l’ennesima vittoria di una casta, quella degli avvocati, si annulla anche il risparmio di 200 euro che una famiglia media avrebbe avuto rivolgendosi ad un professionista», si legge in una nota del Comitato.

Una vera e propria slavina sulle buone intenzioni dell’attuale governo, che dimostra come i veri poteri forti italiani, che rappresentano qualche milione di persone, siano in grado di tenere in scacco 55 milioni di italiani, lavoratori dipendenti, pensionati e poveri. Un Paese che non uscirà mai dal degrado e dallo stadio delle cricche corporative.

 

IL DOSSIER DI DAZEBAO SULLE LIBERALIZZAZIONI

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