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Prostituzione. Una proposta per ammodernare la legge Merlin. Tasse e controlli sanitari

ROMA – Adeguare la prostituzione al cambiamento sociale. E’ questa la proposta partita dal deputato del Grande Sud Maurizio Iapicca, primo firmatario di una Legge che, a più di cinquant’anni dall’entrata in vigore della  legge Merlin , chiede sia adeguata agli innumerevoli cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni.

Insomma basta vedere donne e transessuali mezzi nudi per le strade, spesso in inverno vicini ai falò per farsi caldo. Iapicca fa sapere che la proposta di legge non prevede la riapertura della case chiuse, bensì il divieto d’esercizio della prostituzione nei luoghi pubblici, attraverso controlli più serrati e maggiori sanzioni, nonchè l’obbligo di adempimenti tributari per chi esercita la professione. Infatti – secondo Iapicca – i redditi provenienti dall’attività di prostituzione, devono essere considerati come guadagni derivanti da un’attività economica come tutte le altre e, in quanto tali, devono essere tassati. Inoltre si propone che chi esercita attività di prostituzione in luogo pubblico, sia punito con l’arresto da sei mesi a tre anni, e con l’ammenda da 500 a 3.000 euro. “È una legge del 1958 (la Merlin ndr) – spiega Iapicca – e va rivista secondo alcuni principi che vanno a regolamentare l’attività di prostituzione come accade in altri Paesi. L’obiettivo è vietare, con l’inasprimento delle pene, la prostituzione in luogo pubblico, permettendo che l’atttività si svolga all’interno di una casa. Non in maniera clandestina e con pericoli, ma avvisando le autorità di pubblica sicurezza al momento del contratto di affitto. Queste stesse autorità di polizia, a loro volta, devono avvertire le Asl, che attiveranno controlli periodici. La Guardia di Finanza, infine, deve vigiliare perchè chi esercita questo mestiere paghi le tasse”.

In altri paesi già accade questo. Come nei paesi del nord Europa. La pratica della prostituzione, infatti, non è punibile se praticata all’interno di quei luoghi preposti dall’autorità e quindi legali, dove vengono effettuati controlli periodici sanitari e dove le operatrici del sesso sono obbligate a pagare le tasse come chiunque altro cittadino.
Indubbio che la proposta solleverà inevitabilmente un confronto serrato su questo fenomeno  tra favorevoli e contrari. Iapicca si dice disponibile alla discussione soprattutto con  le associazioni per i Diritti delle prostitute. Insomma, come precisa l’esponente del Grande Sud, “inutile cullarsi sull’ipocrisia”.

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