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Ilva. Si bonifica senza chiudere gli impianti. I tumori aumentati del 107%

ROMA – Il tribunale dei riesame di Taranto si è espresso, confermando il sequestro di alcune aree del polo siderurgico dell’Ilva, precisando che la finalità sarà quella del risanamento. 

In pratica il provvedimento non sarà finalizzato alla chiusura, come tanti hanno scongiurato, bensì alla messa a norma degli impianti inquinanti. Concessa, dunque la facoltà d’uso degli impianti ma solo per l’adeguamento dei sistemi alle norme anti inquinamento.
Inoltre il tribunale del Riesame ha confermato gli arresti domiciliari per Emilio e Nicola Riva, ex presidenti dell’Ilva, e per l’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, mentre gli altri cinque indagati, tutti capi area dell’Ilva, sono stati rimessi in libertà.
La decisione del Tribunale aveva inizialmente innescato molteplici reazioni, tenendo presente che la soluzione della vicenda è delicatissima in quanto dovrebbe presupporre due obiettivi, ovvero il mantenimento dei posti di lavoro nel settore siderurgico e la tutela dell’ambiente venuta meno in tutti questi anni. Un intreccio esplosivo che dopo la nomina del dott. Bruno Ferrante. quale partecipe della custodia dello stabilimento, potrebbe finalmente creare il giusto equilibrio tra salute e occupazione.

Per  Vittorio Cogliati Dezza, presidente di legambiente «la conferma del sequestro conferma l’impianto accusatorio del grave inquinamento ambientale causato dall’impianto. La strada tracciata dal tribunale del riesame è quella che prevede un forte e rapido ammodernamento degli impianti che per legambiente deve avvenire attraverso una nuova Aia, che obbligherebbe l’azienda a procedere agli interventi. “Gli atti d’intesa firmati negli anni scorsi a Taranto tra l’Ilva e le istituzioni locali e nazionali ci hanno, infatti, insegnato – precisa Cogliati – che con l’azienda il gentleman agreement, come dimostrano le dichiarazioni di ieri di Ferrante, non funziona e che l’Ilva intraprende azioni per diminuire le proprie emissioni inquinanti solo se costretta”.
Secondo il numero uno di Legambiente «non bastano  le quattro modifiche impiantistiche di cui si è parlato ieri nella riunione tra enti locali e azienda, ma a nostro parere, come già ribadito con le nostre osservazioni inviate al ministro dell’ambiente Corrado Clini subito dopo la riapertura del procedimento di Aia dello scorso marzo, sono 26 i punti sostanziali e irrinunciabili da adottare nell’impianto e nelle pratiche operative per ridurre efficacemente le
emissioni”.

Angelo Bonelli dei Verdi, invece, è più categorico e crede fermamente che  l’Ilva debba essere chiusa.   “In 12 anni – ricorda l’ambientalista –  per i lavoratori dell’ilva c’è stato un aumento del 107% dei tumori allo stomaco”. Secondo Bonelli,  “il silenzio dei ministri della sanità e dell’agricoltura è sconcertante: 1.700 capi abbattuti, 1.000 agricoltori esodati dalla diossina. Questo governo ha sposato la tesi Ilva ed è pronto a raddoppiare sulla stessa costa gli insediamenti cementir ed eni”.
“Quanto al ministro Clini, – aggiunge Bonelli – per vent’anni è stato direttore generale del ministero dell’ambiente, il tecnico che si relaziona con il ministro. Mi pare fantascienza ascoltare che non si è mai occupato dell’ilva. Nell’agosto 2010, da direttore del ministro Prestigiacomo, non conosceva forse il decreto 155, il ‘salva ilvà? Ha aumentato di due volte e mezzo i limiti del benzoapirene”.
Anche il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, «ha fatto la sua parte», sottolinea Bonelli: «gli riconosco due buone leggi su diossina e impatto sanitario, ma Taranto ha un registro tumori fermo al 2006».
«Larea a caldo va chiusa – conclude – produce il 98% del benzopirene. Bilbao e Pittsburgh hanno fermato l’acciaio vent’anni fa e oggi sono prosperose. A Taranto si può puntare sui semilavorati a freddo e spianare i giacimenti
minerali, le loro polveri fanno sanguinare il naso dei bambini del rione tamburi».

Parere opposto è quello del ministro per lo sviluppo economico, Corrado Passera, secondo il quale va scongiutrata la chiusura dello stabilimento  perchè “se viene spento uno dei forni poi non si riaccende più”.
Intanto l’aula della Camera dei Deputati sarà riconvocata tra domani e dopodomani per l’annuncio del decreto legge sull’Ilva di Taranto.

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