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Articolo 18. Cosa c’è dietro le reiterate bugie del governo Monti

 

Oggi i segretari di Cgil, Cisl e Uil si sono incontrati per mettere a punto una piattaforma comune da presentare all’incontro di domani con il governo sulla riforma del mercato del lavoro, al centro della quale, nonostante gli enormi sforzi fatti dalle persone oneste intellettualmente di sgombrare il campo dagli equivoci interessati, rimane la mistificazione dell’abrogazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Il governo, con la sua ministra Elsa Fornero, continua a richiedere l’abrogazione della cosiddetta “reintegra” per i licenziamenti economici, cioè l’obbligo per l’imprenditore di riassumere in azienda il lavoratore per ordine del giudice. La Cgil si spinge fino al punto di accettare il fatto che la reintegra non sia più obbligatoria per il datore di lavoro (attualmente è il lavoratore ingiustamente licenziato che può scegliere se rimanere in azienda o ricevere un risarcimento economico) ma che sia comunque il giudice a decidere.

Ancora una volta, i giornali e il governo diffondono una notizia falsa, e cioè che in Italia non sia possibile licenziare per motivi economici e che l’imprenditore non possa cancellare un posto di lavoro quando non ne ha più bisogno (ad esempio, quando il lavoratore può essere sostituito da una macchina). Ancora una volta si deve smentire questa notizia falsa e denunciare pubblicamente i bugiardi che continuano a propagandarla: in Italia è possibile licenziare per motivi economici e i giudici, quando il motivo è reale, non hanno nulla da obiettare. Una legge del 1966 prevede il licenziamento individuale per “giustificato motivo oggettivo”, che appunto significa “motivi economici”. Quindi, non può essere questa la ragione fondamentale di contrasto fra sindacati e governo ed infatti non è questa. Il vero motivo del contrasto sta nel fatto che il governo vuole proprio togliere di mezzo il cosiddetto “controllo giudiziario dei motivi del licenziamento”, cioè la possibilità per il lavoratore di ricorrere al giudice contestando le motivazioni economiche del licenziamento, un diritto previsto addirittura dalla nostra Costituzione (articolo 24, primo comma). In altri termini, il governo vuole che si introduca in Italia il sistema americano, in base al quale il posto di lavoro è proprietà privata dell’imprenditore. Se anche i motivi economici del licenziamento non sussistono, il datore è libero di cacciare il proprio dipendente, magari per assumere una giovane ventenne, magari la propria amante o il figlio dell’assessore che gli fa vincere gli appalti, con il solo obbligo di pagargli un indennizzo.

Se la mistificazione propagandata dal governo dovesse diventare realtà, addirittura il licenziamento economico potrebbe nascondere un licenziamento discriminatorio: l’imprenditore potrebbe cacciare via il delegato della Fiom, vantando perdite economiche inesistenti o la diminuzione delle commesse. E nessun giudice potrebbe essere adito, perché questa è l’idea del “futuro da dare ai nostri giovani” che anima la signora Elsa Fornero.

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