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Buste paga alleggerite da tasse e rigore. Non si ammazzano così anche i cavalli?

ROMA – E’ arrivata in punta di piedi, senza il solito battage pubblicitario che solo una forte opposizione in Parlamento può garantire.

Negli ultimi giorni solo con una certa attenzione siamo riusciti a percepire i consueti slogan aggressivi contro chi mette le mani nelle tasche degli italiani o che accusano il governo di ridurre sul lastrico la classe media.
Però poi è arrivata la busta paga che porta le cicatrici del primo effetto dei numerosi interventi del Governo Monti. L’aumento nella misura dello 0,33%, del prelievo relativo alle addizionali regionali colpisce tutti, ad essere maliziosi colpisce tutti quelli che pagano le tasse,  con un effetto che varierà dai circa 50 euro annui per un salario da 1.200 euro mensili ai  quasi 140 annui per uno stipendio da 3.200 euro mensili.
Sotto il profilo soggettivo l’impatto di 50 euro in meno all’anno, in fondo sono appena 4 euro al mese, avrei voluto rimetterlo ad una riflessione molto semplice, in molti quartieri di Roma con 1.200 euro al mese paghi a stento fitto e bollette mentre a tutto il resto ci deve pensare un secondo reddito della famiglia, sperando che ci sia e che resti, e se da qui tigli ‘appena’ 50 euro annui sono guai ma tutto ciò è stato invece riassunto in maniera più che brillante da un operaio cassintegrato della Fiat di Pomigliano, Gerardo Giannone, che ha tramuto un arido dato numerico in una gotica pagina di vita vissuta dichiarando: ”L’aumento dell’addizionale Irpef regionale si tramuta in 50 euro in meno annui per un cassaintegrato, che con quei soldi puo’ acquistare il latte in polvere per il proprio bambino per una settimana, oppure i pannolini per quasi un mese (accontentandosi dei piu’ economici), la spesa di carne, o altro”.

Il medesimo taglio può essere anche visto a livello macroeconomico, cioè a livello di impatto sui conti del Paese nel suo complesso. Ed è qui che i conti proprio non tornano.
Ridurre di 50 euro annui il reddito di milioni di impiegati, operai, geometri e ragionieri, tornitori ed addetti alle vendite, comporterà una ulteriore riduzione dei consumi ed una ulteriore riduzione del Pil.
La riduzione, per tutta una serie di effetti collaterali non ultimo l’impatto sul livello occupazionale, non sarà pari all’incasso di questo ulteriore balzello ma sarà di più, sarà superiore, ne sarà un suo multiplo. Tale effetto perverso è dovuto, principalmente, al fatto che i più colpiti da questo aumento impositivo sono i titolari di redditi più bassi, quelli cioè che sono costretti a spendere una quota più elevata del proprio reddito, le persone cioè che in economichese vengono definite aventi la più elevata propensione al consumo.
Il che non significa assolutamente che non si debbano aumentare le tasse, significa più semplicemente che operare sulle addizionali Irpef con una aliquota ‘piatta’ uguale per tutti i contribuenti è da una parte una scelta di totale ingiustizia sociale perché limita la progressività dell’imposizione fiscale complessiva e d’altra parte, e ancor più importante, una scelta miope se non suicida economicamente con cui si tutela la fascia più benestante della popolazione da un incremento leggermente superiore dell’imposizione oggi ma condannandola ad una guerra tra poveri nel giro di pochi mesi o anni.
E’ troppo chiedere a questo Governo di far pagare più tasse a possidenti e banchieri prima che la classe media del paese, il cavallo da tiro della nostra economia, si accasci sfiancato al suolo?

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