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Caro Emilio Fede, ci mancherai

 

Non volevamo crederci. Emilio Fede licenziato dalla direzione del TG4 e da Mediaset! Ci siamo stropicciati gli occhi ma il tamburino del “Rainews 24” non lasciava adito a dubbi. In un attimo le agenzie, i siti internet, le radio hanno rilanciato: Emilio Fede licenziato!  Una notizia incredibile, come dire “L’Inter ha battuto il Barcellona” o “Silvio stanotte è andato in bianco”.

Il primo pensiero è stato: e adesso come faremo? Pigiando su quel tasto numero quattro, al quale tante volte siamo ricorsi in momenti di depressione, quando le cattive notizie sentite tutto il giorno sullo spread, sugli stipendi e il tasso di inflazione ci inducevano a cercare conforto nella voce rassicurante, calda e tonica, di Emilio ed attendevamo le sue non infrequenti sfuriate con il microfonista, la segretaria, il regista, il montatore, poi immortalate da Ezio Greggio in “Striscia la notizia”, ora cosa troveremo nelle ore serali? Un giornalista vero? Uno che non spara più cazzate con quello sguardo sornione, a dirti, un po’ come Maurizio Biscardi: «Ti sto coglionando…» e tu felice rispondi «È proprio quello che volevo….».

Il TG4 era nato per questo: non lo vedevi per scoprire cosa era accaduto nel mondo o in Italia. O meglio: potevi pure ascoltare cosa era accaduto in Italia ma a condizione che avessi prima visto altri cinque telegiornali e letto almeno dieci quotidiani seri per compensare il vuoto di informazione al quale ti apprestavi ad assistere.

Lo vedevi per Emilio, per quel suo toccarsi in continuazione il nodo della cravatta, per quelle imprecazioni (“Che figura di merda!”), per le bandierine che piazzava sui collegi elettorali conquistati dal suo dio padrone. A differenza di altri direttori della casa, tipo Alessandro Sallusti, non ti grattavi e non ti sconfortavi. Vedendo Emilio, anzi, una ventata di opportuno ottimismo ti pervadeva le membra, magari decidevi di uscire con tua moglie a prendere un gelato o andare al cinema o al teatro, a passeggiare, a guardare l’alba la sera dell’ultimo dell’anno.

Emilio, tu ci mancherai seriamente. Senza di te i tardi pomeriggi non saranno più gli stessi. L’apparecchio televisivo non sarà più quello di prima, ci verranno a mancare le piastrine nel plasma, le pupille negli occhi, entrambi i ventricoli del nostro cuore afflitto.

Emilio, ti prego, torna, magari su una rete tutta tua (“Tele Emilio all news”). E ci farai felici.

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