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Ditelo ai professori di chi é (veramente) la colpa dello sfacelo italiano

RAVENNA – Pur consapevoli del dolore che gli si arrecherà, prima o poi, qualcuno dovrà assumersi l’onere di svelare a “professori” e “professorini” il nome dei veri responsabili dello sfacelo italiano e la vera portata dei loro misfatti.

Questa inutile pletora di inutili “specialisti”, infatti, continua ad accalorarsi attorno alle più disparate iniziative che possano ricondurre a ragione mercati e speculatori senza assolutamente, però, ricercare le cause dell’attuale stato d’insolvenza e di assoluta mancanza di credibilità dello Stato.

Certo, so da me che individuare i misfatti e i loro artefici e mandanti, non risolverebbe i problemi del Paese ma, almeno, aiuterebbe a capire il perché; chi ne ha tratto vantaggio e, quindi, a chi chiedere il conto. Ma, anche, servirebbe a rendere all’Italia quella credibilità e coerenza che proprio i mercati rivendicano.

Come ci si può fidare, infatti, di un Paese in cui per oltre un trentennio, per battere il più forte partito comunista occidentale, tutta una genía di imprenditori (o sedicenti tali) ha messo a disposizione “della causa” e di amici politici (o sedicenti tali) milioni di dollari in posti di lavoro e non solo. Tutta una classe dirigente (o sedicente tale), quando non era intenta a pagare loschi malviventi che mettevano bombe qui e la per il Paese, ha finanziato campagne elettorali; acquistato (con tassi di rendimento a due cifre) “debito pubblico” che serviva: ad ingrossare organici pubblici; finanziare false invalidità; fornire reddito senza lavoro (e dignità) in cambio della socializzazione delle perdite (necessariamente prodotte) delle proprie aziende.

Ma, soprattutto, come ci si può fidare d’un Paese che, nonostante tutto lo sfacelo a cui stiamo assistendo, continua a tenere quei personaggi al loro posto anzi, costruendone di nuovi, li fa assurgere al ruolo di salvatori della Patria; mentori di progresso e vergini vestali di un sistema che, definire “malato” é un eufemismo e che, così com’è, più nessuno si sente di difendere.

Qualcuno spieghi, dunque, a “professori” e “professorini” che i Capitali scappano dall’Italia (e non se ne vedono di nuovi) non per l’eccesso di regole, ma per la loro fumosità; la loro incoerenza; la loro applicazione precaria, provvisoria, parziale, asincrona e assolutamente senza riferimenti cronotopici. I Capitali lasciano il nostro Paese perché abbiamo una classe imprenditoriale e di nuovi ricchi che neanche in Gabon o in Ruanda. Ma soprattutto i Capitali lasciano le attività produttive perché si guadagna molto di più speculando in borsa.

Altro che mandare osservatori a Taranto e denunciare  magistrati che “interferiscono” (sic) con i compiti d’indirizzo politico dell’esecutivo. Altro che chiedere artifici e magie tutte interne alle regole della speculazione finanziaria. La verità è che avremmo bisogno d’un governo europeo che si caricasse dell’onere di sconfiggere speculazione ed “emergenti” senza regole, attraverso un processo di rilancio di democrazia e coesione sociale fondata sui diritti e sul benessere collettivo. Insomma, esattamente tutto ciò che si è messo in campo per battere il comunismo.

A proposito, già che ci siamo, c’è qualche anima bella che spiega al CEO di FIAT che il vero motivo del suo “crollo” di vendite sta nel fatto che le sue automobili sono sempre state inadeguate rispetto al costo ma che in più oggi, visto che non servono a offrire dignità e reddito ai suoi lavoratori, gli italiani comprano le tedesche che, almeno fino ad oggi garantiscono reddito e futuro a chi ci lavora.

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