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Quei forsennati tagli alla spesa che il “Corriere” non riesce proprio a vedere

Sono mesi che la terribile coppia Alesina&Giavazzi allieta (si fa per dire) i suoi lettori con catilinarie contro l’incapacità dei governi di tagliare la spesa. Il leit-motiv oramai lo sanno a memoria tutti. La pressione fiscale è uno strumento che crea recessione, mentre i tagli alla spesa no. È la convinzione dei due appassionati e valenti professori, secondo il cui credo neoliberista, si può tagliare la spesa pubblica quanto si vuole senza per questo incrinare la crescita economica. Da dove ricavino questa convinzione lo sanno solo loro e i loro studi segreti condotti su cavie umane prelevate dai centri sociali e dai movimenti no Tav. L’essenziale è tagliare le imposte che, naturalmente, avendo nel nostro Paese una carattere progressivo, gioverebbe soprattutto a chi ha maggiori redditi rispetto ai comuni mortali, perché i risparmi sarebbero per loro comparativamente superiori.

Oggi interviene anche il sempiterno direttore galattico del quotidiano della crassa borghesia italiana, Ferruccio De Bortoli, il quale ricorda come si dovrebbe ridurre soprattutto la spesa sanitaria, che spesso le Regioni non sanno nemmeno quantificare.

I terribili tagliatori della spesa del “Corriere”, però, si dimenticano, o forse proprio non riescono a vederli, i tagli che sono stati apportati alla spesa pubblica fino ad ora. Tanto per citare soltanto quelli più indecorosi, ricordiamo a Ferruccio e agli esimi professori che soltanto la scuola ha “risparmiato” oltre 8 miliardi di euro in due anni (2008-2010), perché la precedente ministra ha addirittura tagliato le ore di lezione di numerose materie curricolari asserendo che si trattava soltanto di eliminazione di sperperi. Nella Sanità, alcune Regioni, come il Lazio, hanno chiuso decine e decine di “pronto soccorso” ospedalieri, determinando sovente decessi per crisi cardiache che probabilmente potevano essere evitati. Molti uffici pubblici, compresi i commissariati di polizia e le caserme dei carabinieri, non hanno più risme di carta da utilizzare per le fotocopie. Molti uffici di cancelleria dei tribunali, ad esempio, non sono in grado di fare un numero di copie di atti sufficiente per mandare avanti il processo, aggravando la già pesante situazione in termini di lunghezza dei procedimenti. E non parliamo dei tagli subiti dai pensionati, i cui assegni non sono più adeguati al mutato costo della vita, con un’inflazione che viaggia verso il 4% annuo.

Nonostante ciò, il “Corriere” asserisce che bisogna fare altri tagli alla spesa, mentre proprio oggi un altro quotidiano, “Il Fatto”, dimostra come si potrebbero recuperare ben 50 miliardi dai capitali scudati con accordi fiscali come quello fatto dalla Germania e dalla Gran Bretagna con la Svizzera. Secondo fonti della stessa Agenzia delle entrate, infatti, nelle banche svizzere sarebbero depositati oltre 100 miliardi di euro di cittadini italiani, che sfuggono a qualsiasi imposizione.

Una soluzione che per i terribili neoliberisti del più “autorevole” quotidiano italiano è troppo rivoluzionaria. Meglio, molto meglio colpire scuola e sanità (o forse ancora i pensionati), cioè quelle fasce deboli della popolazione che non leggono il quotidiano di via Solferino e non frequentano le Università di Alesina&Giavazzi.

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